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“La raccolta non più donna” presentazione documentario 14 aprile 2012 aula magna liceo Cagnano Varano (FG)

Il filmato documenta i tempi, i mezzi, i modi e le tecniche della raccolta delle olive, un’attività tipicamente mediterranea, declinata a Cagnano Varano (FG) pressoché esclusivamente al femminile, costituendo per la donna quel rito d’iniziazione che le ha consentito di uscire dei casa e farsi conoscere, di urlare – cantando dalla scala gli stornelli- la propria condizione. In questo paese del Gargano, inoltre, fino a trent’anni fa il possesso di due soli ulivi è stato il motivo sufficiente per fare litigare due fratelli, mentre oggi interi uliveti sono lasciati in pasto agli uccelli. Al contempo, il documentario dà conto delle funzioni magiche dell’olio, una sostanza virtuosa e polisemica che alcune divinità hanno voluto donare al genere umano, lasciando emergere nella nostra società complessa la presenza di comportamenti immutabili, credenze riconducibili ai tempi precristiani. Le risposte al questionario, ideato per l’occasione, ma soprattutto gli incontri faccia-a-faccia e le storie di vita, dicono  infatti, che il rapporto col sacro continua. Accade di vedere perciò che mentre la raccolta non è più donna e l’industria olivicola è in declino, i rituali con l’olio non cessano, probabilmente perché fanno parte delle costanti dell’umanità, perché l’uomo posto di fronte al mistero della morte ha avvertito da sempre il bisogno di aggrapparsi al soprannaturale e alla magia per superare l’angoscia esistenziale.

 

Sei invitato alle ore 19,30

locali liceo delle scienze umane e linguistico di Cagnano Varano, via Ungaretti

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in Senza categoria

 

“La raccolta non più donna” presentazione documentario 14 aprile 2012 aula magna liceo Cagnano Varano (FG)

Il filmato documenta i tempi, i mezzi, i modi e le tecniche della raccolta delle olive, un’attività tipicamente mediterranea, declinata a Cagnano Varano (FG) pressoché esclusivamente al femminile, costituendo per la donna quel rito d’iniziazione che le ha consentito di uscire dei casa e farsi conoscere, di urlare – cantando dalla scala gli stornelli- la propria condizione. In questo paese del Gargano, inoltre, fino a trent’anni fa il possesso di due soli ulivi è stato il motivo sufficiente per fare litigare due fratelli, mentre oggi interi uliveti sono lasciati in pasto agli uccelli. Al contempo, il documentario dà conto delle funzioni magiche dell’olio, una sostanza virtuosa e polisemica che alcune divinità hanno voluto donare al genere umano, lasciando emergere nella nostra società complessa la presenza di comportamenti immutabili, credenze riconducibili ai tempi precristiani. Le risposte al questionario, ideato per l’occasione, ma soprattutto gli incontri faccia-a-faccia e le storie di vita, dicono  infatti, che il rapporto col sacro continua. Accade di vedere perciò che mentre la raccolta non è più donna e l’industria olivicola è in declino, i rituali con l’olio non cessano, probabilmente perché fanno parte delle costanti dell’umanità, perché l’uomo posto di fronte al mistero della morte ha avvertito da sempre il bisogno di aggrapparsi al soprannaturale e alla magia per superare l’angoscia esistenziale.

 

Sei invitato alle ore 19,30

locali liceo delle scienze umane e linguistico di Cagnano Varano, via Ungaretti

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in Senza categoria

 
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Raccoglitrici d’epoca – foto d’Anzeo- Grazie a Michele Simone

raccolgitrici d'epoca

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in Senza categoria

 

Nel mondo della tecnologia sopravvive la magia

Tre occhi t’han guardato

Tre santi t’han salvato

Nel  nome del padre del figlio e dello spirito santo

Malocchio non va avanti

 

È questa al formula magica per pare sparire i sintomi del malocchio che si manifestano accusando male di testa, vertigini, conati di vomito, spossamento generale. Lo confermano diverse persone anche autorevoli con le quali ho avuto il piacere di conversare sulla questione, cercando conferme o smentite.

Perché il rito sia efficace, le parole vanno accompagnate dai gesti (3 giri con la mano destra o sinistra a seconda che il paziente sia familiare o meno) e dai segni di croce (sempre nel numero di tre) che il “guaritore” fa sul petto, sulla schiena e sull’olio versato nel piatto con acqua.

Riguardo al numero delle volte, alle funzioni della mano destra e/od ella sinistra, alle parole della formula magica e segreta,  – che si può svelare ad un altro/a solo la notte di Natale o dell’Epifania ma che io ho avuto modo di conoscere al di fuori di dette feste comandate – non c’è unanime consenso.  

Tutti concordano però, che se dopo avere praticato il rituale, l’olio scompare dal piatto è evidente che sei stato “affascenate”.

A ricorrere a questa sorta di medicina popolare sono in molti: donne anziane, adulte e giovani.

Io so fare contro il malocchio, confida orgogliosa  la signora Michelina  di circa quarant’anni, che da tempo lo pratica su di sé, sui suoi familiari, sui conoscenti.

 “Anch’io lo faccio”- dichiara una giovane  ventenne”.

“Sono stata al mercato e mentre facevo la spesa, sono stata colpita dallo sguardo di una donna. Sono tornata subito a casa perché mi sentivo scoppiare. Ho chiamato ‘mare …  vicina  di casa, mi sono fatta fare “pe lu malocchje” e mi è passato tutto – prosegue un’altra donna, che si aggiunge alla conversazione.

Al malocchio- contrariamente a quanto si possa pensare –  credono ancora molte persone, anche di genere maschile.

“Io stavo crepando, mi confida  un anziano diplomato. Ho chiamato mia madre che è “de cucchia” (nata da un parto gemellare e dal potere più efficace) e mi è passato subito tutto. Da allora ho imparato anch’io a fare contro “lu malocchje”.

“Suonano alla parta- racconta un laureato sessantacinquenne – e vado ad aprire. È una donna. Mi sento subito colpito dal suo sguardo, il corpo spossato, senza forze. Sto per venire meno. L’afferro immediatamente con le mani, la tocco e la stringo a mo’ di saluto, ma soprattutto per cautelarmi, perché così mi hanno detto di fare. Dopo di che mi passa tutto e torno a stare bene.

Dunque, nella società della tecnologia si crede ancora alla magia, come sa chi teme anche la vista di un gatto nero che attraversa la strada, quella di un carro funebre, lo sguardo iettatore di una persona ritenuta nemica da cui ci si difende stringendo un corno o facendole le corna con l’indice e il mignolo della mano, indossando una collanina con gli amuleti (un piccolo corno insieme al crocifisso), appuntando sotto il vestito l’“abbetine” (un sacchettino di stoffa contenente qualche grano di sale, un santini pieghettato, una foglia d’olivo),  mettendo dietro la porta un ferro di cavallo, un inserto d’aglio,  una scopa capovolta o un pezzo di rete, o più semplicemente invocando “Sande Martine”  o dicendo “bbenedica!”. 

Quando m’interrogo su perché di questi comportamenti irrazionali, mi viene da rispondere che evidentemente  l’uomo non è quell’essere razionale che certa tradizione culturale  ha voluto veicolare; penso che l’uomo – anche quello tecnologico – senta il bisogno di affidarsi alla magia per affrontare i problemi esistenziali e la precarietà della vita. 

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in Senza categoria

 

Cagnano Varano, ex convento ed ex municipio: intervista al tecnico comunale

 Le domande di Dina e le risposte dell’architetto Antonio Di Nauta

D.- È crollato il tetto del Convento, come ben sai. Mi hanno riferito che anni fa è stato realizzato un servizio da Rai 3 sul suo degrado dell’ex convento/ex municipio e che fosti tu ad accompagnato il cronista. L’edificio è molto importante per noi cagnanesi e merita la nostra attenzione, ecco il perchè di questa mia visita. vuoi dirci come stanno le cose? 

R.- Già dal 1995 quando, a seguito del terremoto, fu emessa ordinanza di chiusura del vecchio municipio e ci trasferimmo a questa nuova sede, la parete frontale dell’ex convento era leggermente ruotata e la volta impostata sulla facciata si era ribassata.

Successivamente, forse era il 2006,chiamai il dott. Foschini di Rai 3, per lanciare l’allarme, per smuovere la sensibilità della Regione Puglia  su questo bene culturale e per mostrare a tutti lo stato di abbandono di questa struttura, che è a mio avviso la più importante del paese – fatta eccezione per la facciata sud del Palazzo baronale- dato che è rimasta sostanzialmente come in passato.

Il cronista di Rai 3 venne, dette un’occhiata a tutta la struttura, registrò, soffermando l’attenzione sulla sala consiliare e al suo soffitto dove era conservato lo stemma del paese. Gli feci notare come i coppi si stavano abbassando e che se non si fosse presto intervenuto, si sarebbe avuto il peggio.

la volta abotte della sala consiliare crollò nel 2010. Vorrei anche segnalare lo stato di pericolo e la necessità di transennare lo spazio circostante la struttura fino alla chiesa Santa Maria delle Grazie, perché potrebbero cadere coppi o altro sui passanti.  Cosa che faremo al più presto.

Il sacerdote, Don Luca Santoro giustamente lamenta il problema delle infiltrazioni che stanno danneggiando anche la chiesa lungo la parete sinistra. Questo accade perché i canali non vengono puliti e gli scoli sono interrati dando modo all’erba di crescere e al degrado di avanzare in direzione dell’edificio sacro.  Anche questo problema va risolto.

D.- Il comune cosa fa?

R.- Esiste in comune un progetto di consolidamento del Convento, finanziato da tempo dalla Comunità montana del Gargano. A quello che mi risulta la Comunità aveva esperito la gara per la progettazione, elaborando un progetto definitivo. A mio avviso però ci hanno messo troppo tempo, tanto che hanno fatto prima a chiudere la Comunità montana che ad eseguire il progetto.

Con gli attuali amministratori, 7-8 mesi fa, ci siamo recati alla Regione Puglia, abbiamo parlato con la dott. ssa Marida Dentamaro, assessore alle politiche epr il Mezzogiorno, rapporto con gli enti locali, …, per chiedere di  sboccare il finanziamento della Comunità Montana e affidarlo al Comune, al fine di accelerare i temnpi.

L’assessore -che ha mostrato interesse per la questione- ha riferito che era in atto la trattazione completa della liquidazione di detta Cominità e che si sarebba attivata per raggiungere il difficile obiettivo di sboccare i finanziamenti dando priorità al caso di Cagnano. Poi, però, non abbiamo saputo più nulla. 

D.- Il problema è dunque grave, ma non possiamo restare a guardare e aspettare che crolli tutto l’edificio. Al limite si potrebbe pensare ad una sottoscrizione popolare.

R. – Non credo sia suffciente. Per un progetto decente di recupero occorrono almeno due milioni di euro. La sottoscrizione potrebbe farsi a consolidamento ultimato, per qualche arredo.   

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2012 in Senza categoria

 

Cagnano Varano: arrestiamo il degrado del Convento dei Padri Riformati Francescani!

CRISETTI LEONARDA

L’ex Convento dei Padri Riformati francescani ed ex municipio di Cagnano Varano sta crollando tra la distrazione di tutti

Cenni storici del Convento

Le basi del Convento sono state gettare nel 1724, quando l’abitato di Cagnano era già fuori le mura da oltre un secolo e mezzo e si era sviluppato lungo Via Coppa e Via Mercato (oggi Corso Giannone), Via Media, Largo dei barbieri (oggi Corso Roma) e il Casale (oggi corso Umberto).

C’erano, inoltre, le chiese di Santa Maria della Pietà, del Purgatorio e di San Giovanni, entro le mura, e altre 10 chiese fuori le mura, tra cui Santa Maria degli Angeli alias Santa Maria delle Grazie, con l’altare dello stesso titolo (Appendix Synodi sipontinae, 1678), ove a mio avviso vanno rinvenute le primitive tracce del convento e della chiesa di Santa Maria delle Grazie, adiacente al convento, del 1753, se non addirittura prima ancora, nel XIII secolo, dato che un documento del 1734 dice che fu voluta da Padre Santo Francesco e che poi andò in rovina.

Nel 1734 il convento non era ultimato, ma già vi dimorano 6-7 religiosi e prometteva di essere “uno dei più buoni e belli conventi della provincia”. “È pur anco disegnato il giardino, assai comodo, e di buon sito, ma non è ancora ammurato, essendo il tutto imperfetto, ma vedrassi di perfettissima semetria” – così come scrive padre F. Arcangelo di Montesarchio.  

Nel 1809, quando G. Murat chiese ai rappresentanti delle comunità l’inventario dei beni degli ordini monastici e conventuali, in vista della loro soppressione, il complesso risultava formato “da un orto ammurato e arborato con circa due versure”, una mula d’imbasto che non si riusciva a trovare, qualche arredo sacro in argento, le statue di San Pasquale e di Sant’Antonio.    

In base all’inventario di Giuva del 1811, invece, i Beni mobili e immobili del convento erano costituiti da 35 volumi della biblioteca dei frati, da 20 stanze di lamia finta, da 4 corridoi (di cui tre corrispondenti e un quarto che forma una loggia coperta), dal Piano terreno con cucina, dal locale del fuoco comune, dal refettorio, da una piccola chiesa con 2 altari, da una chiesa più grande con 7 altari (di cui uno con statua in pietra di S. Giuseppe), da un chiostro al centro con cisterna, da un muro che include l’orto con 27 alberi di fichi e 7 alberi di “amendole”.

Nello stesso anno l’intendente Charron ordinò la soppressione del convento, nonostante gli amministratori si opponessero, sostenendo la tesi che la struttura era stata finanziata dal signore del luogo e dal popolo, ritenendola utile, dato che istruiva, evangelizzava, assisteva i moribondi e prometteva di ospitare una scuola per fanciulli. Ritenevano inoltre che nella piccola chiesa annessa al convento si dovesse continuare a praticare il culto, perché il popolo era molto devoto a San Pasquale e a Sant’Antonio.

Nel 1866, dopo la breve parentesi del 1815, quando, a seguito della Restaurazione, il convento è stato riaperto, fu chiuso definitivamente. Nel frattempo gli amministratori del paese hanno continuato a perorare la causa dell’apertura, considerata la sua utilità per la comunità che si sarebbe potuta incivilire e “mettersi a pari con altri comuni del regno”. Inoltre il convento si reggeva sui contributi del municipio e della comunità, di conseguenza non spettava allo Stato assumere decisione. Inoltre negli anni in cui unita l’Italia, scoppiò l’emergenza del brigantaggio, c’era bisogno più che mai  dell’opera di frati. Essi più degli altri avrebbero potuto “ammaestrare la classe ignorante piena di pregiudizi, istruirla ai principi della fede cristiana, incamminarla verso il progresso e la civiltà”.

Nel 1867, in ogni caso, ci fu la soppressione. Il consiglio presieduto da don Antonio Giornetti deliberò di acquisire l’ex convento e di utilizzarlo come sede della vita civile e amministrativa, di adibire i locali per gli uffici di guardia nazionale, prefettura mandamentale, carcere, scuola. Fu fatto salvo l’edificio sacro, “attesa la ristrettezza dell’unica chiesa parrocchiale al numero della popolazione”. Nel fare richiesta al prefetto e al procuratore del re, fece presente che i R.D. del 1813 e del 1816 concedettero il monastero agli usi pubblici del comune, che i cittadini fecero ritornare i monaci, ma i diritti dominicali del comune non erano cessati, che l’ente non aveva smesso di investire per il mantenimento dello stabile.

Decise di fare accomodare la parte dell’ex convento destinato a uffizio municipale e i bassi (posti a oriente), occupati “per servizio di magazzino del grano e guardia nazionale”, di occupare temporaneamente i locali del piano superiore, in attesa della sovrana concessione. Fece spianaee via delle Grazie a ponente e il Limitone a nord del monastero. Deliberò l’inizio dei lavori di sistemazione del tetto, locali, dei lapidari delle porte, dei mobili di segreteria, di affittare la cisterna e gli orti, di acquistare la libreria dei frati (con la somma di 200 lire), di costruire la “calcaia” nel Puzzone per fare la provvista di calce, di ridurre i vani del convento a pretura per avvicinare questo ufficio alla segreteria, sin dal 1865 sita nel convento, di far riparare gradinata, corridoi, condotti d’acqua, tettoia, di fare riempire le sepolture dell’ex convento per motivi igienici, di far livellare la strada dal palazzo de Monte al convento dei Padri Riformati francescani, essendo piena di rocce e sassi sporgenti. E siccome qualcuno aveva in mente di appropriarsi dello spazio pubblico antistante al convento, lo stesso consiglio deliberò di non far costruire fabbricati in largo Municipio: “… non v’ha punto più bello del nostro paese di quello che noi chiamiamo con la nuova denominazione Largo Municipio, quel largo che, appunto, non so come e perché, si voglia riempire di fabbricati” [A. Giornetti, 1873]. Nel 1879, il consiglio Brancaccio pensò di far sistemare 4 stanze “per ospitare qualcuno ad interesse dell’amministrazione” dato che il paese difettava di locanda. Nel 1876 c’era tuttavia ancora un frate nel convento che, insieme al suo assistente, insegnava a leggere e a scrivere ai ragazzi.

Il frate Nicola De Monte, autore de Una gemma del Gargano,  informa che nel convento hanno  dimorato padri che si sono diostinti per dottrina e virtù, tra cui i cagnanesi Vincenzo Maccherone, Giuseppe di Miscia, Federico Jacovelli, Padre Luigi (“il molto reverendo dottore in sacra teologia, morto compianto da tutti nel 1848”).

Nei decenni successivi nel nostro municipio, ex convento dei Padri riformati francescani, furono eseguiti altri interventi di mantenimento e adattamento. A inizio Novecento si pensò di mettere a dimora due file di alberi tra Largo chiesa di San Cataldo e il municipio, giacché in tale zona “sotto la canicola dei mesi di giugno, luglio e agosto, è un vero deserto d’Africa”(L. Pepe, 1902).

Nel 1922 per ordine del podestà, il dott. Antonio Polignone, fu affrescata la sala consiliare dipingendo lo stemma del Comune posto in mezzo alla volta e un tratto del lago con pescatore nel sandalo, su una parete.

Nei locali dell’ex convento, la funzione amministrativa è esercitata pressoché ininterrottamente fino al 1995, allorché fu evacuato sia perché pericolante, sia perché era pronta la nuova sede del municipio. Dal 1995 è chiuso in attesa di restauro. “Ci si augura che venga riattivato presto – scrivevo nel 1999 – per poter mostrare a tutti la sua storia e la sua bellezza”. Tanti gli usi possibili: sala studio, sala conferenza, sala mostre, museo civico, biblioteca, cineforum, luogo d’intrattenimento culturale dei giovani, … .

I progetti abortiti

Dagli anni Ottanta del secolo scorso sono stati elaborati due progetti di restauro e recupero: il primo del 1988 elaborato dagli architetti Muciaccia e Fatigato che non ha avuto seguito forse perché agli amministratori non interessava più restare nei locali dell’ex convento, dato che era pronto il nuovo edificio, perdendo i 200 milioni di lire del primo stralcio; il secondo curato dalla Comunità Montana del Gargano, parla di “Lavori per il recupero funzionale dell’ex Convento di San Francesco nel Comune di Cagnano Varano, di “riparazione dei danni e rifunzionalizzazione stativa, di miglioramento ed adeguamento sismico”. Il progetto preliminare, approvato e pubblicato il 23-07-2007, porta la firma dell’architetto S. Gatti, studio di Foligno (PG). Richiama lo studio di fattibilità del 2004 con l’impegno di spesa di € 1.309.955.43 e l’approvazione del 2006, con un impegno di spesa di € 500.000.00 circa. In data 1 /10/2008, il comune di Cagnano concesse il permesso di costruire nei locali dell’ex convento alla Comunità montana del Gargano per il cosiddetto “recupero funzionale”.

Nel 2009 l’associazione culturale Schiamazzi ha organizzato un convegno sui “tesori dimenticati”, includendo tra essi il nostro Convento. In qualità di relatrice partecipai al pubblico la ricostruzione storica e i progetti suesposti, perorando la causa del restauro e dell’apertura al pubblico dei locali dell’ex Convento, quando la volta a botte della sala consiliare non era ancora crollata. Ora torno a ricordare che la popolazione “non può guardare con occhio asciutto la dissoluzione delle opere di pietà dei loro antenati e che invece amano di vederle conservate” e che bisogna fare sistema, se non vogliamo assistere al crollo dell’intero edificio. 

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2012 in Senza categoria

 

Risorgimento garganico, Il caso di Cagnano, il 24 gennaio sarà presentato ai liceali di Cagnano Varano

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2012 in Senza categoria

 
 
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