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San Michele Arcangelo, leggenda e storia

30 Set
San Michele Arcangelo, leggenda e storia

A Cagnano Varano si racconta che un giorno un bue scappò via veloce dalla mandria e s’infilò nella grotta del Puzzone, un fondo comunale che si bea della presenza del lago e delle piccole insenature dove attraccano i sandali dei pescatori e, soprattutto, dei rigogliosi pascoli e delle numerose sorgenti che soddisfano i bisogni essenziali degli animali. Il guardiano fece molti sforzi per liberare quel bue senza riuscirvi ma restò molto impressionato perché, nel buco in cui si era infilato l’animale, in mezzo ad una gran luce, vide subito apparire l’arcangelo Michele.
L’uomo corse subito in paese per narrare l’accaduto e tutto il popolo unitosi a lui si recò in grotta per vedere l’arcangelo. Allargò il buco per potere entrare,cercò in ogni angolo, ma San Michele non c’era più. C’erano però alcuni segni dell’arcangelo e precisamente: l’ala di San Michele scolpita dalla roccia dietro l’altare dell’Annunciazione e l’ impronta del suo cavallo.
Seguendo le orme di questo quadrupede, il popolo di Cagnano giunse fuori le mura del centro storico del paese, nel luogo che tutti chiamano la Fundana de Sammechèle, dove l’arcangelo si era fermato perché aveva sete: “Avvicinò la bocca alla roccia e, all’improvviso, da quella pietra zampillò l’acqua fresca e pura che tanto bene ha fatto ai cagnanesi.
Le tracce lasciate dal cavallo condussero poi il popolo di Cagnano a “do nLluise”, sulla via che portava a Monte Sant’Angelo, una località che nel nome conserva la memoria dell’antico possessore e padrone del luogo, Don Luigi Brancaccio, principe di Carpino e barone di Cagnano, e, più avanti, a lla puscina de Sammechèle, dove l’arcangelo aveva trasformato un pozzanghera in acquaio utile per fare dissetare le greggi.
Proseguendo il cammino, il popolo di Cagnano si trovò infine davanti alla grotta di Monte Sant’Angelo, dove San Michele aveva deciso di rimanere.

Fuori dalla leggenda
Sembra che lo scopo della leggenda sia quello di mettere in chiaro che la supremazia del culto micaelico spetti a Monte Sant’Angelo – dove l’angelo avrebbe deciso di restare. Le cose però non sembrano essere andate proprio così. A svelare il mistero – meglio l’inganno – è Antonio Guida di San Marco in lamis, un appassionato studioso garganico secondo il quale le origini del culto micaelico andrebbero ricercate nella grotta di San Michele sul Varano non di Monte Sant’Angelo, così come cercherò di spiegare in questo saggio.
In ogni caso, di vero, in questa narrazione c’è il bisogno di acqua dei cittadini di Cagnano e di tutto il Gargano roccioso e carsico.
Di vero, c’è inoltre che gli abitanti del Gargano erano in passato prevalentemente un popolo di pastori e che il promontorio è stato soggetto da sempre a diverse calamità naturali (terremoti, pestilenze, siccità, invasione d’insetti).
Di vero c’è infine la lotta tra coloni e allevatori che non di rado sconfinavano per consentire ai loro animali di invadere i campi del vicino, così distruggendo il loro raccolto.
Di vero c’è insomma la paura della miseria, della malattia e della morte, nonché lo sfruttamento dei poveri diavoli da parte del più forte.
Di vero ci sono infine le “ragioni di stato”: i politici di turno – bizantini, longobardi, normanni, papi – che si appropriano del culto micaelico perché tramite esso potessero meglio governare le popolazioni del luogo.
Per superare le difficoltà della vita le condizioni precarie dell’esistenza le popolazioni garganiche hanno dato pertanto spazio al culto miacaelico, l’angelo che in Oriente aveva già fatto parlare di sé con i suoi miracoli: Michele assicurava la salute, guariva i ciechi, contrastava il male, lasciava sperare in un Aldilà di giustizia.
È questa la ragione per cui il complesso statuario dell’Arcangelo vuole che Michele sovrasti il demonio, che assume le sembianze di un arimanne invecchiato, di un serpente o di un toro.
Per la medesima ragione l’Arcangelo indossa le vesti di un combattente e cinge la spada, oppure, porta in mano una bilancia.
Il culto micaelico si sarebbe irradiato nel Gargano a partire dal quinto secolo dell’era volgare – così come traspare dalla leggende e dalle apparizioni– per un motivo ben preciso, costituito dalla presenza ancora radicata nel promontorio dei culti pagani, come attesta la grotta sul Varano dove prima che si diffondesse il cristianesimo si praticavano culti originari dell’Egitto, della Persia, della Grecia: di Mitra e di Apollo, delle acque, della divinazione, dell’incubatio, pella pesatura delle anime.
A tutt’oggi la ricorrenza dell’Arcangelo Michele si celebra due volte l’anno: l’8 maggio – legata alla tradizione longobarda e dai cagnanesi più sentita- e il 29 settembre – che coinvolge maggiormente i cittadini di Monte Sant’Angelo.
5 SAN MICHELE IN GROTTA DI CAGNANO V. (FG)12a  LEGGENDA DEL TORO17 PITTUR RUPESTRE MADONNA CON BAMBINO22 GRAFFITI DI MANI E PIEDI DEI FEDELI

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2015 in luoghi della memoria

 

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