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La cultura: risorsa della laguna di Varano

15 Set

Convegno 9 settembre 2015, Bagno, frazione del comune di Cagnano Varano”

Leonarda Crisetti autrice dl libro “La laguna di Varano, una risorsa da valorizzare” 2001libro La laguna di Varano

Consentitemi di aprire con una nota autobiografica, partecipandovi, attraverso la mia storia pregressa, sessant’anni di vita della laguna di Varano, che ho avuto modo di conoscere sin da bambina, essendo cresciuta in una famiglia di pescatori. A undici dodici anni, uscita di scuola, raggiungevo i miei familiari sulle sponde del Fresckale, una località poco più avanti di Bagno, procedendo verso Carpino, per aiutarli nella lavorazione degli inserti di cozze nere, nel tempo in cui stava prendendo piede la mitilicoltura nel Varano. Sempre negli anni Sessanta del secolo scorso mi rivedo sulle sponde della Fascia – vicino a san Nicola – dove i miei lavoravano i mitili in “compagnia” con altri pescatori, quindi sulle rive dell’istmo che in quegli anni si stavano popolando. Ho vissuto il passaggio dalle reti in cotone impeciate a quelle di nylon, dai bertovelli ai lupi, dai sandali a remi a quelli a motore, dalla mitilicoltura in laguna a quella in mare. Ho provato le gioia per le grandi pescate: – Vojèsse bbenedètta quella Madonna! soleva dire mia madre – riferendosi alla madonna delle Grazie – quanda ggnidde c’ha ffatte pescà nda na nuttata! E i morsi della fame nei giorni di miseria che seguivano il Natale, perché come afferma il detto “Dope Natale fridde e ffame!” Sono stata senza padre, nei mesi in cui fu costretto ad emigrare, per fare fronte ai bisogni della sua numerosa famiglia, proprio come tanti altri figli di pescatori. Sono rimasta, poi, per qualche tempo senza fratelli, pescatori anch’essi, perché costretti a fare le valigie negli anni Settanta, a seguito della moria delle cozze. Il numero dei pescatori riuscì a superare le 400 unità, l’equivalente di più di 2000 persone che vivevano con i proventi della pesca. Pescatori che hanno lavorato cercando di rispettare le regole e che fino agli anni Ottanta hanno pagato la gabella sul pesce pescato, avendo come corrispettivo da parte del comune l’impegno a tenere pulito il lago e il canale col dragaggio, e a vigilare affinché il regolamento sulla pesca fosse rispettato. Dopodiché, l’abbandono, come attesta l’esiguo numero dei pescatori di professione. Ho poi continuato ad interessarmi di questa realtà da insegnante, promuovendone la conoscenza e il rispetto da parte degli alunni delle scuole elementari, medie e liceali, ho effettuato ricerche etnografiche e storiche assumendo dati dai pescatori, dalle loro mogli, dagli specialisti di settore, dalla letteratura e dagli archivi. Risultati poi pubblicati in particolare in La laguna di Varano, una risorsa da valorizzare, La Grotta di San Michele, Itinerari lungo la laguna di Varano, oltre che in articoli di giornali.

Entrando nello specifico del tema oggetto di studio di questo convegno promosso dall’amministrazione comunale di Cagnano Varano – La cultura, risorsa della Laguna di Varano -, vorrei fare con voi una riflessione sul concetto di cultura che, secondo l’antropologia, è l’insieme delle idee di un gruppo, le quali producono determinati comportamenti e si manifestano attraverso le azioni.

La domanda a questo punto è la seguente: – Quali sono le idee dei cittadini frequentatori della laguna di Varano? Per risalire ad esse, risulta più agevole partire dai comportamenti osservati. Chi guarda le azioni dei pescatori-mitilicoltori, vedendo che pescano pesci anche di piccola taglia, radono il fondale per prelevare le vongole, anche piccolissime, e fanno incetta di novellame di questi bivalvi, si capisce che per essi il lago è una risorsa da sfruttare. Le reste di plastica, usata per la lavorazione di inserti, i pali, i blocchi di cemento e altri rifiuti che tappezzano il fondale della laguna lasciano supporre che per essi il lago sia una discarica. Il fatto che impiantano “paranze” persino nel canale, dal quale in passato tutti erano tenuti a mantenere una debita distanza, oppure il costume di allevare quantitativi di cozze che la laguna non è capace di sopportare, lascia dedurre che in laguna ciascun pescatore pensa che possa fare come vuole. Comportamenti che i figli hanno ereditato dai padri, accentuandone però la negatività, sia perché le trappole attuali sono più distruttive, sia perché non c’è più controllore, sia perché sembra sia venuto a mancare quella sorta di “rispetto” che un tempo i pescatori avevano verso il lago che, pur tra mille difficoltà, consentiva di “campare”. Azioni dalle quali si evince, in ogni caso, che la laguna è considerata luogo in cui depredare e gettare ciò di cui ci si vuole disfare.

Anche la popolazione civile non sembra apprezzare adeguatamente la risorsa-lago: molti ragazzi non la conoscono e chi abita l’area perilagunare ha manifestato un comportamento poco riguardoso nei suoi confronti, non curandosi, ad esempio, di tenere libero il “canalone” scavato negli anni Cinquanta per bonificare la zona, con la conseguenza che gran parte dell’isola Varano s’impantana nelle stagioni piovose o con le mareggiate, oppure di smaltire i rifiuti delle abitazioni nel rispetto delle leggi.

Se osserviamo il comportamento degli amministratori si capisce che è venuta meno l’attenzione sul lago, lasciandolo pressoché in balia di sé stesso, come testimoniano le recinzioni di diversi tratti di sponda, i progetti messi in opera, esigui e poco funzionali o poco efficaci, l’interrimento dei canali sublacuali e di Capojale, le griglie divelte, i porticcioli a giudizio di esperti pescatori male fatti perché frenerebbero il fluire dell’esigua corrente, i manufatti abbandonati, gran parte del fondo Puzzone dismesso, l’assenza di progetti per uno sviluppo inclusivo che scommetta anche sulle sponde della laguna, ricche di storie e di attrattive.

La conseguenza è che la laguna di Varano è diventata agonizzante e a tutt’oggi non riesce ad esprimere tutto le sue potenzialità.
Se questa è la cultura delle popolazioni della laguna, pare evidente che si debba intervenire con azioni di controcultura, promuovendo da una parte la nascita di idee e di comportamenti che sono l’esatto contrario di quelli sin qui osservati, dall’altra di idee nuove.

Idee orientate a fare riscoprire i punti di forza della laguna, stimolando il turismo culturale, religioso e balneare, senza contrastare la pesca che costituisce la sua peculiarità, punti di forza, se ben declinati, potranno costituire il volano dell’economia del Gargano nord. Idee di controcultura da veicolare tramite le conoscenze e le buone pratiche.

A tal fine occorrerebbe intraprendere a mio avviso diverse azioni da svolgere nello stesso tempo e sinergicamente:

1. Azione che vede protagonisti i cittadini, a partire dalla scuola dell’infanzia, affinché acquisiscano familiarità con la realtà lacuale e perilacuale e nasca in essi un legame tale che li impegnerà a preservarla, a proteggerla, a promuoverla con l’accoglienza dei visitatori che vi giungeranno per percorrere sentieri, visitare il museo, leggere il segno dei tempi nei manufatti, osservare flora, fauna ed elementi paesaggisti, degustare i prodotti tipici, coltivare il senso estetico e il sentimento religioso. I docenti, d’accordo con le famiglie, ogni anno dovrebbero progettare percorsi di educazione ambientale che conducano gli studenti e le studentesse ad interfacciarsi con la laguna, ideando, ad esempio,
a. un Itinerario naturalistico, che consenta loro di osservare il lago, i canneti, le sorgenti, i salicorneti, i giuncheti, i luoghi di svernamento degli uccelli acquatici;
b. un Itinerario faunistico, che permetta loro di osservare i pesci – orate, spigole, cefali, aguglie, sardine, gamberi, granchi, anguille – e gli uccelli – aironi, germani reali, folaghe, garzette, beccapesci, cavalieri d’Italia – che popolano la laguna;
c. un itinerario religioso che li porti a visitare le chiese del Crocifisso, di San Michele, di Santa Barbara, il Convento benedettino dell’Imbuti, per loro tramite, ripercorrere il viaggio dei culti che dalla preistoria ad oggi sono stati praticati nella zona, da quando era un seno di mare;
d. un Itinerario storico e archeologico, che li conduca a Vadoiannina, agli ipogei protostorico e paleocristiano di Bagno, al villaggio dei pescatori, alla Sezione dell’Idroscalo di Varano, alle torri di Varano, alla Civita d’Ischitella, alla villa romana di Avicenna, …, per favorire la conoscenza delle popolazioni e l’evoluzione dei centri abitati;
e. un Itinerario antropologico, che metta a parte gli alunni dei valori, dei costumi, degli strumenti, delle credenze, delle tradizioni legate alla pesca.
Percorsi che, impegnando l’“occhio”, la “mano” e il “cuore”, oltre a promuovere la conoscenza, daranno spazio alle emozioni e faranno nascere un legame d’affetto, da cui scaturirà poi il bisogno di cura, quindi l’orgoglio di essere nati in questo spazio geografico.

2. Azione che vede impegnati i pescatori e tutti coloro che sono a diretto contatto con la laguna pressoché ogni giorno, ai quali le conoscenze di base pregresse non saranno sufficienti e per i quali si rende necessaria una formazione specifica da conseguire in quello che potrebbe essere denominato IPPAT (Istituto Professionale per la Pesca, Acquacoltura e Turismo);
a. una scuola che impegni lo studente ad interfacciarsi con la realtà lago e gli insegni a pensare declinando i principi dell’eco-sostenibilità con quelli della qualità della vita:
i. da un lato il futuro lavoratore capirà che il lago è sistema sostanzialmente chiuso e una realtà geologicamente effimera, che egli non può sfruttare a piacimento, dall’altro si renderà conto che dovrà dismettere l’abito del predatore sregolato e indossare quello dell’allevatore che semina nel “campo” del Varano, rispettando i tempi di crescita e i modi della raccolta; la scuola favorirà insomma la riconversione del pescatore-predatore in allevatore-imprenditore, e gli insegnerà come funziona l’acquacoltura;
ii. scuola che inviti a ripensare i possibili sviluppi delle potenzialità della laguna, dove potrebbero trovare un posto di lavoro anche coloro che non sono interessati alla pesca ma a impiantare ad es. aree attrezzate e altri servizi o industrie di trasformazione;
b. una scuola che lo inviti a relazionarsi positivamente con gli altri, creando occasioni di confronto e di cooperazione, in modo che venga superata la logica individualista;
c. formazione che richiederà degli aggiornamenti in itinere utili per stare a passo coi tempi;
d. detta scuola potrebbe utilizzare gli ambienti vuoti dei licei di Cagnano e/o un edificio di San Nicola Varano da ristrutturare utile soprattutto per i seminari sul campo;

3. Azione che impegna gli amministratori degli enti locali a raccordarsi tra di loro e con le altre istituzioni, con le cooperative e con le associazioni, a valorizzare le eccellenze (che non mancano nel territorio) e a coinvolgerle nella stesura di progetti in grado di coniugare pesca, acquacoltura e turismo, a snellire la burocrazia, a sciogliere i nodi derivanti dai conflitti di competenza, a stendere e realizzare un piano di recupero dell’isola Varano, a fare decollare le strutture ricettive ecocompatibili – il turismo gastronomico e balneare potrà costituire una voce molto importante nel prossimo futuro data la presenza nel territorio del lago Varano, dell’Isola e del mare, a curare i servizi, tra cui la sistemazione e il potenziamento della rete viaria e il controllo del rispetto dei regolamenti sino a che in cittadini non indosseranno il nuovo habitus comportamentale da promuovere tramite la “controcultura”.

4. Azione che vede entrare in scena le associazioni che s’impegneranno per creare occasioni d’incontro, sempre più necessari al giorno d’oggi, e per dare impulso ai punti di forza dell’area considerata, organizzando, ad esempio, mostre, convegni, concerti, degustazioni, percorsi, corse, sagre.
Per fare decollare lo sviluppo ipotizzato c’è bisogno, come accennavo, di sinergie: degli specialisti di settore, dei pescatori-allevatori, delle scuole, dei gestori della cosa pubblica, delle popolazioni di cagnano, Carpino e Ischitella, che insistono nell’area perilagunare. Attivando ogni settore dell’economia, dal primario (pesca, agricoltura e allevamento), al secondario (trasformazione e conservazione dei prodotti, edilizia e artigianato), al terziario rappresentato dalla fornitura dei servizi legati al commercio e dall’accoglienza dei visitatori, potrebbe risorgere tutta l’economia.

Una rinascita attesa invano da diversi decenni. Ma non vorrei chiudere le porte alla speranza. Penso infatti che viviamo una stagione favorevole, perché possiamo contare sul volontariato delle associazioni, sulla disponibilità delle scuole ad aprirsi al territorio, sulla volontà dei pescatori di uscire dalla precarietà, sul dialogo che i sindaci dei comuni di Cagnano, Carpino e Ischitella, l’assessore al turismo della Regione Puglia, il consigliere alle Attività Produttive, Turismo, Agricoltura, Caccia e Pesca della provincia di Foggia, il direttore tecnico Gac Lagune del Gargano, il responsabile ISMAR, hanno cominciato a tessere sull’argomento, come testimonia l’attuale convegno, che alla base della redenzione della laguna di Varano pone la cultura. A patto che la cultura si connoti di significati nuovi, come ho cercato di argomentare sin qui, facendo spazio alla “controcultura”.

 
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Pubblicato da su 15 settembre 2015 in Senza categoria

 

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