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La domenica della Palme

13 Apr

Nessuno mai in passato si sarebbe lamentato della pioggia del giorno delle Palme che, al contrario, era invocata e benedetta. Anche la ricorrenza delle Palme nella società contadina aveva un altro senso,   perché serviva a stemperare l’ansia del contadino e a dargli speranza. Non a caso le feste religiose cadevano nei periodi più delicati e dell’anno agrario.L’euforia e la trasgressione del Carnevale, ad esempio, celebravano la conclusione di un ciclo agrario e l’auspicio della fertilità dei campi; la potatura e la sarchiatura di gennaio promettevano di riempire i granai; la pioggia delle Palme auspicava un raccolto abbondante e quella di giugno portava rugna.

I canti popolari da me raccolti narrano che il cantore si rivolgeva alla donna chiamandola palma d’argento e che il giorno delle Palme i giovani innamorati di Cagnano Varano solevano regalare alle fidanzate la palma d’argento  ricavata da un’anima di filo di ferro, alla quale venivano fissati dei confetti già immersi in un liquido argentato. La palma d’argento evocava il ramo d’ulivo ed era offerta in segno di pace.

Le storie narrano che la domenica delle Palme, grandi e piccini si recavano in chiesa con un fascio di rami d’ulivo da benedire raccolto qualche giorno prima. I ragazzini in chiesa gareggiavano a tenere più alti i loro rametti, nutrendo probabilmente la convinzione di potere ricevere in questo modo una benedizione più copiosa. A messa terminata, fuori dalla chiesa si dava inizio al rito dello scambio del ramoscello di olivo benedetto, accompagnato dalla seguente filastrocca:

Tècchete la palma e ffacime pace,

ne gnè ttèmbe de stare in guèrra.

Pure li turche  fanne la pace.

Tècchete la palma e damme nu vascë.7

 

Si andava subito dopo  a fare visita ai parenti e gli amici e si regalava uno dei ramoscelli benedetti, che le signore custodivano in genere accanto al letto, sul comodino, insieme al crocifisso.

I contadini portavano i rami benedetti anche nelle loro case di campagna, collocandoli dietro la porta, perché fossero di buon auspicio, insieme ad altri cimeli (il ferro di cavallo, la rete), ritenendo che fossero utili a proteggere la casa e la famiglia, contaminando significativamente sacro e profano.

 

Tratto da Bbèlla te vu mbarà … Canti e Storie di vita contadina, Leonarda Crisetti Grimaldi

 

 

7 Eccoti la palma e facciamo la pace, non è tempo di stare in guerra. Anche i turchi [musulmani] fanno la pace, eccoti la palma e dammi un bacio.

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2014 in Senza categoria

 

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