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la questione femminile oggi

08 Mar

Da sempre è esistita una “questione femminile”, che può riassumersi nelle sofferenze della donna che non si vede valorizzata bensì sfruttata, oppressa, emarginata, sopraffatta,subordinata, violentata.

Una questione che, nonostante i successi registrati nel corso del ‘900 soprattutto a livello giuridico, non può dirsi risolta, né nel mondo, né nei paesi del Gargano come Cagnano Varano, dove le donne continuano ad essere sottoposte sia alle fatiche domestiche  e sono non di rado violentate, dal  fratello, dal marito, dal padre, sia nel lavoro, risultando in diversi casi meno retribuite e impegnate in attività meno qualificate e meno prestigiose. 

La donna cagnanese è oggi apparentemente più libera, più intraprendente, più colta. La sua esistenza, però, non è scevra da problemi, conflitti originati dalle mille incombenze che si trova a svolgere e dalla censure cui è sottoposta. Le critiche più aspre alle giovani donne sono quelle mosse dalle anziane:- Óje fanne sùbbete li rròbbe a dduje mendune!- affermano infatti indignate- o, come sentenzia un’altra:- Camiscia che ne vu sta’ pe mmè, stracciàmela! Questo per dire che quando tra marito e moglie non si va d’accordo, ci si separa senza tanti problemi. Sono perciò sempre più frequenti i casi di separazione, per cui di fronte alle prime difficoltà, non equipaggiate dello spirito di rinuncia, rassegnazione e sottomissione del passato, le donne dicono no alla convivenza suggellata dal matrimonio.

La realtà mutata, le leggi del consumismo e dell’edonismo, l’individualismo, la consapevolezza della fugacità della vita, le maggiori opportunità di successo offerte dalla società contemporanea  conducono la donna verso nuovi orizzonti e difficoltà ma non le consentono di uscire dalla crisi, dato che agli status e ruoli tradizionali si sono aggiunti quelli nuovi, a non sono stati ancora rielaborati, riconsiderati,  rivisitati sotto una nuova luce. Laddove non c’è dialogo sopravvive la famiglia asimmetrica, per cui la donna vive ancora la condizione d’inferiorità, e se  in passato la subordinazione sembrava naturale, oggi è contestata dal momento che la donna ha imparato la lezione dei diritti. Quando il partner non collabora si presentano due vie d’uscita: da una parte c’è il sentiero che conduce alla separazione, dall’altra che porta alla rassegnazione, ad una vita fatta di compromessi,spesso per non far parlare la gente, con la conseguenza che si deteriora sempre più anche il sentimento dell’amore (laddove c’era).

Il cosiddetto progresso della donna, come un boomerang, finisce col ritorcersi contro di lei, gettandola nell’angoscia di dovere trovare un lavoro che spesso non c’è, di trovare un marito che non è disposto a farle spazio, di mettere su una famiglia in mondo che presenta molti vincoli, e – in alcuni casi – con l’imperativo morale di dovere incidere sulla vita sociale e politica.

È vero altresì che anche l’uomo non ostenta più quella sicurezza di un tempo e si rivela sempre più insicuro, fragile. Che sia il disagio prodotto dalla civiltà? Rimane il fatto che le violenze più numerose sono quelle subite dalla donna e non dall’uomo.

In gran parte dei paesi del mondo sopravvive il sistema sociale patriarcale, perciò il rapporto tra i sessi non può ancora definirsi rapporto tra uguali, data la sopravvivenza di ideologie e pregiudizi maschili nei confronti dell’universo femminile. Si continua perciò a sostenere che le donne siano emotive, senza disciplina, vanitose, infantili, che manchino di capacità organizzative, che non siano forti come gli uomini, ma in compenso siano affascinanti. Affermazioni contestabili.

Meglio sarebbe – come sostiene E. Fomm – giungere ad una condizione in cui i sessi evitino di prevaricarsi nel loro reciproco rapporto: solo in tal modo potranno sviluppare le loro reali differenze, le loro reali polarità.  

Vale la pena ricordare che la bipolarità della relazione uomo-donna, se da una parte esplicita un’uguaglianza a livello di persona e di diritti, dall’altra esprime una diversità biologica e culturale che merita rispetto.

È utile precisare che uguaglianza vuol dire avere gli stessi diritti nel rispetto delle differenze, vuol dire che nessuno può strumentalizzare un altro per raggiungere i propri scopi, perché ogni essere costituisce un fine in sé e per sé, che uguaglianza non significa identità.

Uguaglianza vuol dire opportunità di potenziare al massimo grado possibile le proprie peculiarità (individualità, unicità, irripetibilità), contro la tendenza all’omologazione molto diffusa attualmente.

Chi ha fatto propria la lezione sull’uguaglianza rispettosa delle differenze, capisce che maschi e femmine, sono chiamati a coltivare le rispettive specificità, non a tentare di cancellare le differenze, assomigliandosi ed emulandosi a vicenda, e che la produttività, la creatività, la forza scaturiscono dalle loro sinergie e dal loro dinamismo.

 

 

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Pubblicato da su 8 marzo 2014 in Senza categoria

 

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