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Contributi per l’ex convento di San Francesco di Cagnano Varano: un’occasione da non perdere!

04 Set

Tra le opere finanziate dal POIn c’è l’ex convento francescano nonché ex municipio di Cagnano Varano che da ultimo si è visto sfondare il tetto. Per il suo restauro associazioni e cittadini hanno più volte perorato la causa con articoli e convegni senza riuscire a mirare l’obiettivo, nonostante i finanziamenti della Comunità montana del Gargano, abilmente perduti. Occorre fare del tutto per non perdere quest’altra occasione.

È dello stesso parere il signor Francesco D’Augello come si evince dalla lettera aperta qui allegata, il quale mentre vive gli ultimi anni della sua vita sente il dovere di fare qualcosa per salvare l’ex convento in particolare e in generale tutto il paese, strappandolo al degrado in cui versa da qualche decennio e all’apatia che sembra attraversare ogni generazione, legittimando in qualche modo la “fuga” di giovani e di intere famiglie.

Caro Sindaco,
a causa dell’età ormai avanzata, seguo sempre meno le vicende politiche e amministrative di questo nostro paese, cosa che facevo invece in passato, a volte anche per difendere il tuo non facile operato di primo cittadino.
Oggi come oggi, trascorro gran parte del mio tempo tra casa e campagna, e solo di rado frequento il paese. In campagna mi ci reco volentieri perché amo ammirare in silenzio le meraviglie ed i segreti della natura, di questa madre generosa che accoglie in sé tutte le specie viventi e che il Boccaccio definiva “madre e operatrice di tutte le cose”, mentre un altro poeta – Vincenzo Monti – la descriveva come “candida figlia della mente di Dio”.
È così che da pensionato mi sono innamorato della terra e del piccolo orto che coltivo, anche con le mie nude mani, per il gusto di portare in tavola frutta e verdura fresca di stagione.
Ma non è di questo che ti volevo parlare, bensì di un patrimonio storico comunale andato in disuso, il cui recupero immediato dovrebbe stare a cuore ed essere invocato a gran voce dai cittadini di tutte le categorie sociali, senza alcun se e senza alcun ma.
La premessa che te ne ho fatto mi è solo servita ad introdurre esplicitamente questo specifico argomento, e per dirti quando, dove e perché si è fatta strada in me l’idea di scriverti questa lettera. Intanto, consentimi l’approccio confidenziale col quale ti rivolgo la parola, ma che nulla toglie al rispetto che ti è dovuto per la carica che ricopri e per la funzione che svolgi.
L’idea mi è nata nel pomeriggio di ieri, sabato 27 luglio 2013, nel mentre me ne stavo seduto per caso, tutto solo, su una panchina pubblica di fronte al vecchio Municipio, a quell’edificio imponente che si erge maestoso sulla sua balaustra e di cui conservo tuttora cara la memoria di quel che fù e di ciò che esso ha rappresentato simbolicamente nella storia lunga e travagliata di questo paese, ancora fino a qualche decennio fa.
Seduto dunque su quella panchina, la mia prima spiacevole sorpresa è stata quella di non vedere più rondini svolazzare nel cielo, al contrario delle moltitudini che nelle passate stagioni, specie sul far della sera, a stuoli garrivano festose sui tetti delle case e intorno ai campanili delle chiese. Poi, spaziando più in là con la vista, l’attenzione mi si è posata e concentrata sul vecchio glorioso Palazzo comunale, un tempo sede municipale, ridotto ormai ad un rudere, consunto in tutta la sua massiccia struttura monumentale. E mi chiedevo come mai sia potuta accadere una cosa del genere addirittura in un tempo in cui non sono affatto mancate risorse finanziare pubbliche, messe dallo Stato a disposizione anche dei Comuni che ne avessero fatto motivata richiesta.
Ve ne sono altri in Cagnano di edifici pubblici abbandonati e fatti andare in disuso, un tempo spazi vitali costruiti per favorire le attività e l’economia del luogo. Ne sono un esempio il centralissimo mercato coperto e l’ex macello comunale. Però l’abbandono del Vecchio Municipio è un dato di fatto ben più grave in quanto il suo declino, più che il tramonto di un’era, configura il tramonto di una cultura a significare che, insieme a lui, una intera comunità stà morendo, la nostra.
E poiché un siffatto giudizio trova conferma nelle precarie condizioni socio economiche, oltre che morali, in cui versa attualmente il paese, spetta a noi cittadini viventi, soprattutto alle giovani generazioni, linfa vitale, scongiurare l’incombente pericolo di un definitivo collasso della cittadinanza e delle istituzioni .
A me personalmente, nel vederlo così malridotto, ha fatto venire in mente i seguenti versi sciolti sgorgati dalla vena poetica del Monti nel momento in cui Egli osserva sul volto dell’uomo decaduto le tracce dell’antica sua grandezza:
Eppur sul volto le reliquie e l’orme
fra il turbo degli affetti e la rapina
serbi pur anco dell’antiche forme.
Ancor dell’alta origine divina
i sacri segni riconosco, ancora
sei bello e grande nella tua rovina.
Qual’ardua antica mole, a cui talora
la folgore del cielo il fianco scuota
od il tempo che tutto urta e divora,
piena di solchi ma pur salda ed immota
stassi, e d’offese e danni carca aspetta
un nemico maggior che la percota.

Ho trascritto volutamente questi versi perché credo che ben si adattino alle attuali condizioni di degrado in cui si trova oggi il nostro ex Palazzo municipale. Intanto era sopraggiunta la sera, e mentre stavo dando un’ultima occhiata a quel che resta di finestre e balconi delle due facciate esterne, quand’ecco che il Grande Vecchio Municipio mi rivolge questo monito, foriero di un cattivo presagio:

Qui dov’io m’assido
e coll’aura che passa mi lamento,
del nulla tornerà l’ombra ed il silenzio.

Di rimando, come in un dialogo segreto, gli rispondo: NO, caro Vecchio Municipio di casa nostra, il presagio triste che paventi faremo in modo che mai s’avveri, quindi per te non ci sarà oblio; il tuo passato, che ci appartiene, non rimarrà sterile memoria; il tuo passato niente e nessuno ce lo potrà sopprimere, perché la tua RESURREZIONE è la magnanima speranza che accomuna tutto il popolo di Cagnano. E inoltre, perché ci lega a te un reale e nativo affetto di amore e di dolore.
Sì, è vero, tu non hai e non puoi avere la notorietà di Santa Croce in Firenze, divenuta famosa nel mondo perché “in un tempio accolte serba l’Itale glorie”, da Machiavelli a Michelangelo, a Galileo e allo stesso Vittorio Alfieri che a quei marmi andava spesso ad ispirarsi. Ma per noi cagnanesi tu sei ugualmente importante, rappresenti il massimo del nostro patrimonio storico, perché è dentro le mura delle tue solide pareti, in quelle tue stanze ampie e luminose, dove l’eco di antiche ed animate discussioni risuona ancora alto, che amministratori comunali, podestà, commissari straordinari e sindaci delle varie epoche hanno scritto faticosamente, nel bene e nel male, la storia di Cagnano e cioè la storia di tutti noi popolo cagnanese.
Sono dunque queste, caro Sindaco, le ragioni ideali che mi hanno spinto a scriverti questa lunga lettera per sollecitare codesta amministrazione civica a mettere subito in cantiere un piano di restauro per il pieno recupero dello Storico Edificio prima ancora che l’usura del tempo e la furia dei venti, che su di esso imperversano impietosi, vi spazzino via fin le rovine.
Con questa speranza nel cuore, sicuro della tua sensibilità, ti porgo cordiali saluti
Cagnano Varano 28 luglio 2013

Francesco D’AUGELLO

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Pubblicato da su 4 settembre 2013 in notizie di cronaca

 

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