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Chi offende la Natura offende Dio – Intervista a Salvatore Saggese

19 Lug

Immagine“Ero un bambino come tutti gli altri, ma ho capito da subito che il frutto del fico più secca, più si fa dolce, come l’uomo invecchia e diventa più maturo.”

“Il problema è che il lago è uno e i comandanti sono due, anzi, tre, mentre ci vuole una sola amministrazione,  … . “Vuoi salvare il lago? Devi portare la draga nel canale.”

Nel mondo della globalizzazione, del consumismo e della fretta, bisognerebbe recuperare “ il filo della ricerca che conduce al vero mondo, alla Natura , a Dio, che  suggerisce di non danneggiare nessuno, né uomo, né qualsiasi altro essere vivente”.  

Lo dice  Salvatore Saggese, ex pescatore ottantacinquenne,   nativo di Cagnano Varano, che da oltre cinquant’anni vive nella sua “torre” situata  lungo la riva settentrionale della laguna, quasi a confine tra il territorio di Cagnano e quello di Ischitella. Uno spazio di circa 16 metri quadri, pieno di umidità – mi confessa-  confortato d’inverno  solo dalla fiamma del camino, da che sua moglie non è più tra i vivi.

Pelle solcata da rughe marcate e dorso ricurvo, barba incolta e abiti piuttosto consunti, occhi penetranti e sguardo profondo che scruta, osserva, commenta, Salvatore pare abbia capito che il segreto della vita e la salvezza degli uomini sta nel rispettare le leggi della natura.

Lo incontro ogni volta che faccio la mia passeggiata nel lungolago. Quando la corrente è favorevole lo vedo nel suo sandalo, mentre spinge  la barca (“lu sànere) aiutandosi con un  palo, oppure, fermo alla “paranza” nell’atto d’ ispezionare i “lupi” impiantati, per poi dividere il pescato: una parte ai nipotini che vanno a fargli visita, una per sé e una per i gatti.

Un pomeriggio lo vedo pigiare alcuni grappoli d’uva raccolti dal suo piccolo vitigno. Mi avvicino e gli chiedo se posso rivolgergli delle domande. Comincio col chiedergli perché vive tutto solo, lontano dalla “civiltà”, dato che non lo vedo mai in paese, ed egli po’ filosofo e un po’ sfinge, mi racconta:

“Su questo vermicello di terra, su questo mostriciattolo di bambino, mia  madre volle indagare e andò a leggere la fortuna dal pappagallo. [Chi ha una certa età ricorderà che nei tempi passati per le strade girava una signora con un pappagallo che interrogato dai passanti aveva facoltà di soddisfare il bisogno tutto umano di conoscere il futuro]. E il pappagallo rispose: ‘Non dire agli altri quello che tu sai’.

Ero un bambino come tutti gli altri, ma ho capito da subito che il frutto del fico più secca, più si fa dolce, come l’uomo invecchia e diventa più maturo. Voglio dirti che quello che vediamo è il mondo esterno; ma c’è  quello oscuro che non si vede. Per arrivare a sentire la dimensione soprannaturale, quel bambino era già destinato. Iddio esiste. Nessuno lo vede. Qualcuno lo sente. E quel qualcuno sono proprio io. Dio è la Natura e chi offende la Natura offende Dio.

Oggi  l’uomo vuole assoggettare la Natura. Ma chi è l’uomo? L’uomo è un verme di terra velenosissimo. Io sono un po’ diverso. Sento Dio, il soprannaturale, le voci astrali, di cui tu non sai. Gli antichi sapevano e dicevano : ‘Rècchia manca, core nfrande/ rècchia dritta, cor’afflitte’. Dio ti suggerisce: devi arrivare al punto di non danneggiare nessuno.

Perché stai solo- mi chiedi. E io ti rispondo: ‘ Per provocare me stesso, per ascoltare meglio la voce di Dio. Con la meditazione e la riflessione si arriva al soprannaturale. Però devi avere il senso della ricerca, devi conoscere il filo conduttore tra cielo e terra; se non ce l’hai, non arrivi a niente e resti imprigionato nel mondo esterno. Avevo vent’anni, quando ho capito che il Dio si può adorare ovunque, anche al lago.”

E il lago? Cosa mi dici del lago? – gli domando.

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“In due parole ti posso dire tutto. Il potere attuale cerca solo il profitto e disobbedisce alle regole della Natura. Il lago è malato  e, se rifanno le griglie, lo seppelliscono prima del tempo. Se il malato è moribondo e tu gli dai le botte, finisce ancora prima la sua esistenza. Ogni cambiamento d’acqua porta l’avvelenamento. Messi i pannelli [ le griglie], diminuiscono la salinità, l’ossigeno, la corrente. Nel fondo del lago ci sono sostanze chimiche che si combattono tra loro. Quando tiro un paletto sento che puzza. Il primo ad ammalarsi è il fondale.

Nel periodo della prima guerra, 1915-18, il Governo ha fatto scavare la foce a scopo militare, perché  a San Nicola c’erano gli apparecchi [idrovolanti], sulle colline di Varosella c’era il semaforo della marina, a lli Cannune – sopra San Nicola – c’erano le postazioni dei cannoni che dovevano colpire le navi austriache. C’era insomma lungo il lago un baluardo militare. Stavano finanche un pastificio e l’ospedale a San Nicola. Poi c’è stata la Mazzacurati che ha scavato il canalone che hanno fatto bene al lago.

Se fanno di nuovo le griglie anche le vongole moriranno. Le vongole non fanno male al lago. Fa male il motore grande che scava il fondale e distrugge le uova delle specie del nostro lago, li grugnalette, li vavose,  … .

Il problema è che il lago è uno e i comandanti sono due o tre, mentre ci vuole una sola amministrazione che provveda a tenere puliti  e sotto controllo tutti i canali, altrimenti una volta si avvelena la foce di Varano [Ischitella] e una volta quella di Capojale [Cagnano]. Bisogna capire che i canali comandano il lago.

Prima di dare i soldi ai comuni, il governo dovrebbe controllare. Vuoi salvare il lago? Devi portare la draga nel canale. Devi misurare il grado di salinità che vuole la passera, che ha cominciato a scomparire da che insieme alla salinità e alla corrente è cominciato a scemare l’ossigeno. Se vivono le passere [indicatore di benessere della laguna dunque] vivono le altre specie. Per salvare il lago bisogna fare in modo che la corrente faccia il giro intorno al lago. Per salvare il lago, i tre comuni si devono unire.”

 

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Pubblicato da su 19 luglio 2012 in Senza categoria

 

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