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Nel mondo della tecnologia sopravvive la magia

13 Apr

Tre occhi t’han guardato

Tre santi t’han salvato

Nel  nome del padre del figlio e dello spirito santo

Malocchio non va avanti

 

È questa al formula magica per pare sparire i sintomi del malocchio che si manifestano accusando male di testa, vertigini, conati di vomito, spossamento generale. Lo confermano diverse persone anche autorevoli con le quali ho avuto il piacere di conversare sulla questione, cercando conferme o smentite.

Perché il rito sia efficace, le parole vanno accompagnate dai gesti (3 giri con la mano destra o sinistra a seconda che il paziente sia familiare o meno) e dai segni di croce (sempre nel numero di tre) che il “guaritore” fa sul petto, sulla schiena e sull’olio versato nel piatto con acqua.

Riguardo al numero delle volte, alle funzioni della mano destra e/od ella sinistra, alle parole della formula magica e segreta,  – che si può svelare ad un altro/a solo la notte di Natale o dell’Epifania ma che io ho avuto modo di conoscere al di fuori di dette feste comandate – non c’è unanime consenso.  

Tutti concordano però, che se dopo avere praticato il rituale, l’olio scompare dal piatto è evidente che sei stato “affascenate”.

A ricorrere a questa sorta di medicina popolare sono in molti: donne anziane, adulte e giovani.

Io so fare contro il malocchio, confida orgogliosa  la signora Michelina  di circa quarant’anni, che da tempo lo pratica su di sé, sui suoi familiari, sui conoscenti.

 “Anch’io lo faccio”- dichiara una giovane  ventenne”.

“Sono stata al mercato e mentre facevo la spesa, sono stata colpita dallo sguardo di una donna. Sono tornata subito a casa perché mi sentivo scoppiare. Ho chiamato ‘mare …  vicina  di casa, mi sono fatta fare “pe lu malocchje” e mi è passato tutto – prosegue un’altra donna, che si aggiunge alla conversazione.

Al malocchio- contrariamente a quanto si possa pensare –  credono ancora molte persone, anche di genere maschile.

“Io stavo crepando, mi confida  un anziano diplomato. Ho chiamato mia madre che è “de cucchia” (nata da un parto gemellare e dal potere più efficace) e mi è passato subito tutto. Da allora ho imparato anch’io a fare contro “lu malocchje”.

“Suonano alla parta- racconta un laureato sessantacinquenne – e vado ad aprire. È una donna. Mi sento subito colpito dal suo sguardo, il corpo spossato, senza forze. Sto per venire meno. L’afferro immediatamente con le mani, la tocco e la stringo a mo’ di saluto, ma soprattutto per cautelarmi, perché così mi hanno detto di fare. Dopo di che mi passa tutto e torno a stare bene.

Dunque, nella società della tecnologia si crede ancora alla magia, come sa chi teme anche la vista di un gatto nero che attraversa la strada, quella di un carro funebre, lo sguardo iettatore di una persona ritenuta nemica da cui ci si difende stringendo un corno o facendole le corna con l’indice e il mignolo della mano, indossando una collanina con gli amuleti (un piccolo corno insieme al crocifisso), appuntando sotto il vestito l’“abbetine” (un sacchettino di stoffa contenente qualche grano di sale, un santini pieghettato, una foglia d’olivo),  mettendo dietro la porta un ferro di cavallo, un inserto d’aglio,  una scopa capovolta o un pezzo di rete, o più semplicemente invocando “Sande Martine”  o dicendo “bbenedica!”. 

Quando m’interrogo su perché di questi comportamenti irrazionali, mi viene da rispondere che evidentemente  l’uomo non è quell’essere razionale che certa tradizione culturale  ha voluto veicolare; penso che l’uomo – anche quello tecnologico – senta il bisogno di affidarsi alla magia per affrontare i problemi esistenziali e la precarietà della vita. 

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in Senza categoria

 

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