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Il Decennio francese e i “briganti” a Cagnano Varano(FG)

01 Set

Doc. d’archivio inedito. Estratto

Il documento descrive l’omicidio del don Angelo Gabriele, comandante della cavalleria francese, di stanza in San Marco in Lamis, per mano di don Domenico Russo, che lo  scambia per brigante. I due sono parenti per avere il primo sposato la sorella don Giovanni Giornetta, zio del Russo, il quale si trova in casa Giornetta, presso la Chiesa matrice, nel Caùto (porta vecchia) per organizzare la difesa dai briganti, che  minacciano di fare irruzione in Cagnano durante la notte.

Il fatto accade il 19 ottobre 1806 dopo che i briganti, a seguito del fuoriuscito e terribile Fortunato Cantalupo della terra di San Paolo che terrorizza la Capitanata,  fanno sapere di volere entrare nella terra di Cagnano per “massacrare i galantuomini”. Briganti che  – a differenza del 1860- non sono appoggiati dalla popolazione 3e che  i “galantuomini”  pensano di tenere a bada con le proprie armi, nell’attesa che arrivi “una partita di cavalleria francese” distaccata a San Marco in Lamis nel frattempo  chiamata dal “commissionato di Polizia Don Francesco Saverio di Firma” di Cagnano.

 “Fatto: don Domenico Russo di Cagnano

Una massa di briganti, e ladroni a cavallo, di tutto punto armata, al numero di circa 22 individui, passata l’ora di vespero del giorno sabbato 18 ottobre 1806, s’intromise all’improvviso nella terra di Cagnano. Era alla testa de’ malviventi il terribile foruscita Fortunato Cantalupo della terra di San Paolo: quel Cantalupo appunto, che scorrendo la campagna posto avea in soqquadro quasi intieramente la Provincia di Capitanata con omicidj, furti, e ricatti.

All’oggetto non avea in mira la masnada, che di massacrare i Galantuomini di Cagnano per fine d’illeciti approvecci, e saccheggi, e rinnovare così la barbarie, gli orrori d’un Epoca crudele, e la più devastevole. Ma non arrise la sorte a’ suoi disegni. Ella non trovò a sua divozione il Popolo, che dasse il braccio forte alle meditate sceleraggini; onde fu che delusa ne’ suoi iniqui progetti, nel partir da cagnano la seguente mattina di Domenica 19 anzidetto mese pubblicamente disse, che sarebbe tornata la notte dell’istesso giorno con forza maggiore, ed imponente ed eseguire ciocché si avea prefisso.

Quindi atterriti i galantuomini si determinarono di cautelarsi in quella notte nelle rispettive case con qualche aderente, e colle armi difendersi contro la massa anna nuova entrata, e per dovunque la medesima fusse passata; e fradditanto si attendeva il soccorso di una partita di cavalleria Francese, che trovavasi distaccata in Sammarco in Lamis, luogo distante da Cagnano circa dodici miglia, cui all’effetto, dopo l’arrivo della comitiva, dal governatore di quel tempo Don Luigi Corsi si era scritto, e spedito insieme al Commissionato di polizia Don Francesco Saverio Di Firma anche di Cagnano.

Alla notizia dell’accaduto, il Comandante la partita di Cavalleria Cuffin (?) in detta mattina di domenica spedì ne’ luoghi del Circondario per avere altra forza, coll’appuntamento di marciare in Cagnano nel giorno appresso di Lunedì 20 citato mese di ottobre; e di questa disposizione esso Di firma ne prevenne subito per espresso lo stesso Governatore, e questi la communicò all’istante ai galantuomini divisati.

Si era perciò in tale intelligenza, ed aspettativa, quando il dopopranzo dell’indicato giorno di domenica, premurato fortemente il Comandante Cuffin da Don Angelo Gabriele di Sammarco in  Lamis, nella di cui casa risiedeva, a partire senza remora per Cagnano, nella temenza, che il briganti avessero potuto caggionare alla di lui germana Donna Catarina Gabriele, maritata in essa Terra con Don Giovanni Giornetta, e viepiù sul riflesso, che nella di costui casa stavano da tempo prima tre piccioli figli del suaccennato Don Angelo, perciò esso Comandante Cuffin lo condiscese. Quindi senz’attendere la forza da’ convicini luoghi, uniti alla Cavalleria taluni della Guardia Proviciale, tutti insieme col Firma, e Gabriele il dopo pranzo dell’istesso giorno di domenica si avviarono alla volta di Cagnano.

Vi giunsero a circa un’ora di notte, tempo in cui l’Aere era totalmente oscuro, anche per la pioggia caduta, diriggendosi frettolosamente per la piazza detta Coppa di essa Terra. All’entrare nell’abitato, stante al prevenzione vi era del ritorno della Comitiva, fu da tutti creduta la suddetta cavalleria Francese per la massa dei Briganti. Sorse perciò un general bisbiglio: s’intesero delle genti fuggir, ed altre, che gridando diceano “i Briganti, i Briganti, chiudite le porte, che siamo morti. Fu in quest’istante la Truppa sul punto di rimanere massacrata, e ne scampò per essersi trovato a passare avventurosamente colà il Sindaco Don Donatantonio di Monte, ché avendo distinto dal parlare, ch’erano francesi, ebbe l’accortezza di dar subito voce gridando: “ non sparate per carità, sono amici, sono Francesi, affinché i galantuomini ch’erano in sorveglianza, e di posta nelle case vicine, non avessero fatto fuoco contro la cavalleria creduta per i suddetti motivi la massa de’ Briganti. Infatti stavano già in attesa dis parare, a alle voci di esso di Monte si trattennero.

Intanto la suddetta Cavalleria seguita da esso Don Angelo Gabriele, e Sammarchesi camin facendo, si diresse coll’istessa fretta verso la Matrice Chiesa di detta Terra. Quivi il Gabriele si pose in avanti per andare il casa del cognato Don Giovanni Giornetta suddetto, ch’è sita non molto lungi; e a parte di sotto della cennata Chiesa, nel Vico dicesi Caùto, o sia porta vecchia. Lorché vedendo esso Don Donatantono di Monte, e il Sacerdote Don Ferdinando di Firma, subito l’avvertirono a fare prima avvisare della di lui andata, giacché  poteano con facilità essere presi per Briganti, mentre anche in casa del cognato Giornetta vi stava gente armata, e prevenuta di far fuoco contro la massa; ma il Gabriele nulla facendo conto dell’avviso, spronò il cavallo a quella volta, seguito dal Comandante della Truppa, da taluni individui della stessa, e da diversi Sammarchesi.

Qui è da premettersi, onde resti ben chiaro il fatto del seguito omicidio, che all’entrata come sopra della Cavalleria in Cagnano, Marco di Sciuva intese pure il bisbiglio, e le grida di esser tornati i briganti. Sbigottito si pose a fuggire precipitosamente per altra strada, onde ritirarsi in sua casa sita nell’istesso vico del Caùto. Nel giungervi vicino cominciò a dar voce alle genti, gridando di esser già tornata la massa de’ Briganti. Salì contemporaneamente in casa di esso Giornetta, e gli fece la stessa prevenzione; sicché portosi tutti in agitazione, e timore, ad altro non si badò, che a prendere la Armi. Quindi Don Domenico Russo nipote del Giornetta, e da costui chiamato in sua difesa in quella notte, prese subito lo schioppo; e andiede a mettersi di posta nella Loggia della Casa di esso Giornetta, che guarda in poca distanza l’imboccatura di una strada per la quale la massa dovea venire.

In quel medesimo istante accostandosi il Gabriele cogli altri nominati di sopra alla casa del Giornetta, s’intese a quella direzione il calpestio de’ cavalli come pure un forte bisbiglio nel vicinato e le grida di quelle genti, che chiudendo impetuosamente le porte delle di loro case, diceano: “i Briganti, i Briganti; sicché esso Don Domenico Russo nella combinazione; e concorrenza di tutte queste cose, e tra il buio della notte ancora, presa assolutamente la suddetta cavalleria Francese per la massa dei Briganti, sparò da detta Loggia contro di quella il colpo di schioppettata, con cui rimase mortalmente ferito nel petto il sudetto Don angelo Gabriele, che andava avanti, al voltare propriamente, che fece nella descritta strada per prendere il portone della casa del cognato Giornetta.

Immediatamente sparato il suddetto colpo, gridarono i suddetti Sammarchesi: “Non sparate, sono Francesi, avete ucciso Don Angelo Gabriele. A queste voci subito fu aperto il portone della casa di esso Giornetta, e cacciati in quella strada de’ lumi accesi, si vide con sorpresa di tutti, ch’era la Truppa Francese, e si osservò in effetti gravemente ferito nel petto col divisato colpo di schioppettata esso Don Angelo Gabriele, il quale appena dava segno di vita; cosicché tra le forti grida, e pianto da detta di lui sorella, e cognato, e dai tre piccioli figli, fù subito salito in casa del Giornetta, dove press’a poco se ne morì; ed il suddetto Don Domenico Russo per il dolore che n’ebbe cadde a terra tramortito, e siede alcune ore privo di sensi.

Divulgatosi questo omicidio per la suddetta terra di Cagnano, subito ne nacque una costante, ed incontradicente voce del popolo, che il suddetto Don Angello Gabriele morì in iscambio, creduto per uno della massa de’ Briganti, non solo per i motivi tratti, distintamente rapportati sopra, ma anche perché ognuno riflettea, ch’esso Don Domenico Russo, e Don Angelo Gabriele esano stretti amici, e si amavano, come Fratelli, né vi era stata giammai fra essi causa alcuna d’inimicizia.

La mattina seguente di lunedì 20 citato mese di ottobre fattasi la ricognizione, e sezione del cadavere di esso Gabriele, si vide, che teneva nella parte anteriore, ed inferiore del petto due ferite poco discoste tra loro, di figura sferica, della circonferenza rispettivamente di una moneta d’argento di grana dodeci, che si giudicarono da’ periti, fatte e causate dale palle di piombo tirate con arma da fuoco carico con polvere da sparo: e che le due palle si aveano procurato l’uscita nella parte inferiore de’ lombi con squarcio di carne, e per le rilevanti offese che avevano cagionato a visceri contenuti nella cavità del petto, e dell’addome col passaggio che vi avevano fatto obliquamente, furono l’effettiva cagione dell’immediata morte di esso Gabriele, opinando infine i cerusici, che il colpo lo ricevé da sopra a sotto, per essere le tale feritrici entrate nella parte anteriore del petto, e colla medesima direzione uscite nella parte posteriore dei lombi.

I narrati avvenimenti dal suddetto Governatore Corsi si rassegnarono all’istante al Signor Intendente della Provincia, da cui gli venne incaricato di rimettere subito il processo sull’assunto, senza molestare alcuno. Non si vide atto in circostanza di tanto eseguire, perché poco dopo fù al possesso della carica il regio Governatore Don Raffaele Vittoria. A costui successivamente l’istesso Signor Intendente ordinò di rimettere il processo in ordine alla morte di esso Gabriele, per darci in seguito le analoghe provvidenze, senza far molestare intanto Don Giovanni Giornetta, e Don Domenico Russo, giusta gli ordinamenti antecedenti. Adempiendo a questa parte il Governatore Vittoria, ha compilato il ritual Processo. Col medesimo vedesi dilucidato il fatto del suddetto omicidio nella sua vera posizione, e nelle circostanze, colle quali venne accompagnato. Il tutto si legge dalle prove, che si ravviano nel margine con distinzione notate.”

Il documento è scritto su carta “per solo uso fiscale” con timbro riportante l’aquila reale dentro una corona, del 1806 tassata per “grani due”.

Note a margine:

“L’entrata della massa in Cagnano, e tutt’altro, che si esprime in questi due capitoli si depone generalmente da tutti i testimonj, come cosa pubblica, e notoria.

 …

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2011 in storia

 

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