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Esame di stato 2010, corso sperimentale Brocca, seconda prova liceo sociopsicopedagogico

27 Giu

Quarta traccia, ovvero sulla necessità di aggiornare la mappa dei saperi alla luce delle nuove tecnologie

 

Viviamo nella società tecnologica e conoscitiva nella quale ogni informazione utile viene diffusa in tempo reale in ogni angolo del pianeta Terra, dove nascono nuovi tipi di comunità i cui membri non si iconoscono reciprocamente e non s’incontrano in uno spazio fisico reale, ma virtuale.  Nella nuova società, inoltre, l’informazione nasce e muore rapidamente e la carta stampata è destinata a svolgere un ruolo sempre più marginale. La mappa del sapere tradizionale, volta a favorire l’alfabetizzazione strumentale,  che poneva alla base le capacità di leggere, scrivere e fare di conto, non è più sufficiente. Occorrono nuove ed altre competenze. La nuova mappa del sapere comprende conoscenze e competenze informatiche,  l’uso del linguaggio multimediale, la capacità di produrre testi, meglio ipertesti. Questo tipo di produzione scritta fugge la logica lineare e sequenziale e assume quella associativa e reticolare, coniuga parole, immagini, suoni e filmati collegati tramite link. La comunicazione in rete modificala scrittura che si fa sempre più sintetica, meno rispettosa della grammatica, ricca di neologismi, di parole straniere, di punti esclamativi, di segni grafici volti a colmare il vuoto delle emozioni in passato assicurato dal colloquio faccia-a-faccia.

La rete cattura in particolare l’attenzione delle nuove generazioni, sin dalla scuola dell’infanzia, come abbiamo appurato da una recente indagine condotta sui bambini e sui giovani del Gargano, inizialmente fruendolo per gioco,  o per motivi di ricerca e da adolescenti in modo più consapevole, interattivo, chattando, costruendo la propria pagina web, inviando e ricevendo messaggi tramite e-mail, partecipando a forum e confrontando punti di vista.

Lo scenario della rivoluzione informatica in atto, che vede in primo piano Internet, offre opportunità e vincoli. Navigando si possono effettuare viaggi meravigliosi, produttivi che aiutano a crescere sotto vari punti di vista, cognitivo, sociale e affettivo. Internet può, infatti, agevolare l’acquisizione di competenze informatiche e ipertestuali, il reperimento di informazioni utili, assumendo i ruoli di emittente e di ricevente. internet è il mezzo in grado di semplificare le incombenze di lavoro e della vita di tutti i giorni, lo strumento che fa scomparire dagli uffici tanta carta stammpata, quello che agevola la vita dei diversamente abili, che la ricerca del lavoro, il mezzo che fa conoscere in tempo reale le decisioni dei governi, consentendo ai cittadini di manifestare consensi e dissensi. La rete offre anche l’opportunità di sperimentare la propria identità individuale e sociale, di soddisfare i bisogni di appartenenza e di intimità, di gestire la propria vita al di fuori della famiglia e prepararsi ad una vita autonoma e adulta. Internet agevola la ricerca di contatti e delle occasioni per divertirsi, mette gli utenti sullo stesso piano, rivelandosi uno strumento democratico. L’espressione world wide web (grande ragnatela mondiale), abbreviata con la siglia www o web, è infatti metafora della struttura reticolare di internet e dell’assenza di gerarchie organizzative.  

Lo spazio virtuale sembra offrire tutto chiedendo in cambio la competenza di sapere navigare. Competenza che non può nascere all’improvviso, di cui qualcuno si dovrebbe incaricare. Per rispondere a questo bisogno sin dal 2000, l’allora ministro della pubblica istruzione G. Berlinguer, ha cercato di dotare le scuole dei computer, facendo entrare le tecnologie – verso le quali non pochi docenti tuttora manifestano un atteggiamento di repulsione – a scuola, aggiornando la mappa dei saperi, includendovi la capacità di utilizzare il mezzo criticamente.

Questa esigenza nasce dal fatto che la navigazione non è senza rischi: si può infatti rimanere intrappolati nella rete, si possono instaurare rapporti con gente senza scrupoli (pedofili e psicopatici alla ricerca di bambini e fanciulle immature e ingenue), gente impegnata a costruire una immagine falsata della propria identità, ci si può avvicinare a forme di sessualità virtuale, si possono visitare siti che invitano all’odio e alla violenza, che diffondono pettegolezzi e diffamazioni, siti chepossono alimentare pregiudizi e atteggiamenti xenofobi.

Tra gli altri punti di debolezza di internet è il problema della confidenzialità e della sicurezza dei dati circolanti nel cyberspazio, quello della difesa da letture non autorizzate, quello di rimanere nell’anonimato. Esistono sistemi in grado di identificare gli utenti che visitano con frequenza determinate pagine web. La lettura delle tracce dei visitatori viene catturata dagli operatori di marketing a caccia di pubblico da manipolare ideologicamente per ottenere il voto politico, per propinargli offerte commerciali, rendendolo oggetto di promozioni mirate.  Username e password non sempre sono sufficienti. Un altro punto dibattuto è la protezione del diritto d’autore, di conseguenza opere letterarie, musicali e video vengono scaricate gratuitamente. C’è poi il problema dei virus e della pirateria, messa in opera da giovani amanti del web, talvolta per la curiosità di sperimentare le proprie forze e imparare cose nuove (come fanno gli hacher) e tal altra con vero intento criminale. Quest’ultimo comportamento è tipico dei cracker, che irrompono nei sistemi di industrie, banche e altri enti per compiere atti vandalici e furti di informazioni riservate. L’uso di internet, pertanto, violando la privacy e mettendo nel circuito della rete materiale che a volte oltrepassa i confini della legalità, chiama  in causa anche questioni etiche.

Chiusi in una stanza, inoltre, come risulta da ricerche condotte in Giappone,  dove i modelli educativi fanno presa sulla competizione, sull’arrivismo, sull’omologazione, sulle richieste sempre più pressanti della società, i giovani si privano del piacere del confronto faccia-a-faccia, esponendosi a patologie socialmente invalidanti. Più che favorire la socializzazione, allora, internet si presta ad alimentare l’isolamento.

Il mio punto di vista riguardo a internet è, come si è potuto notare, a metà strada tra "apocalittici" e "integrati", ritenendo che esso sia uno strumento e che la sua bontà dipende dall’uso che se ne fa.  Vorrei aggiungere che si sta parlando di realtà virtuale e che dietro la tecnologia è sempre l’uomo, quell’essere simbolico animato al contempo da Eros e Thànatos, uomo che che può investire a vantaggio o a svantaggio della comunità il suo vissuto, le sue idee, i suoi interessi e le sue fantasie.

I rischi della rete a mio avviso si possono scongiurare solo con una corretta educazione informatica, che insegni agli utenti, soprattutto ai meno giovani, a gestire anzitutto la vasta mole di informazioni che potrebbe disorientarli , a consultare gli e-book per documentarsi, a non accedere a tipi di informazione inadeguati alla loro età (ad esempio, siti porno), a non farsi intrappolare da chi commerciando è interessato solo alla vendita. Una corretta educazione ai linguaggi mass e multimediali, in definitiva, deve fare in modo che i giovani siano dominatori e non preda delle tecnologie, le quali restano strumenti a disposizione dell’uomo e come tali non potranno mai sostituire il rapporto umano che la scuola deve continuare ad assicurare.

 

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Pubblicato da su 27 giugno 2010 in psicopedagogia

 

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