RSS

Esame di stato 2010, corso sperimentale Brocca, seconda prova liceo sociopsicopedagogico

27 Giu

Prima traccia: ovvero Del rapporto tra vocazione e professione.

I quesiti aprono con la domanda sulla definizione “vocazione” intesa come propensione per qualcosa o interesse  e attrazione verso qualche campo di attività. Io preferire adottare il termine attitudine, inclinazione, perché la parola “vocazione” mi induce a pensare a qualcosa riconducibile ad altri tempi, connessa quasi al sacrificio. Si pensi ad esempio al sacerdozio, oppure a qualche educatore che si è speso totalmente per i ragazzi. Oggi, si sa, vivere non vuol dire solamente lavorare e, insieme alle esigenze lavorative si hanno altri bisogni da soddisfare.

Dal latino voco-as, vocare, vocazione vuol dire propriamente “chiamata” , ma non tutti i lavoratori riescono a realizzarsi impiegando quel capitale di conoscenze, abilità e conoscenze conseguite nel corso degli studi o delle esperienze realizzate, connesse alle proprie attitudini.

Alcuni bambini sono tuttavia più fortunati di altri, per il fatto che manifestano precocemente le loro propensioni,  basti pensare ai piccoli geni che sin dalla scuola materna evidenziano talento per la musica o per la matematica, l’intelligenza spaziale, cinestesica o naturalistica, …, come scrive anche H. Gardnere nel saggio “Formae mentis”, ovvero sulle intelligenze multiple, presenti tutti in ciascuno di noi con la differenza che qualcuna eccelle in questo o quest’altro individuo. Non per tutti però è facile riconoscere la propria intelligenza prevalente.

Nella società contadina, piuttosto chiusa e meno soggetta al cambiamento, dove era sufficiente apprendere un mestiere per tutta al vita, il figlio seguiva in genere le orme del padre. Da un padre avvocato nasceva un figlio destinato al foro, da un padre agricoltore veniva fuori un figlio impegnato a coltivare la terra, da un bracciante un altro bracciante, conservando lo stato sociale. Le poche erano le eccezioni costituite da quei ragazzi restii a tramandare il mestiere del padre, inviati dal conoscente artigiano per fare l’apprendistato. Oggi invece, che la società è caratterizzata da profondi e rapidi mutamenti favoriti dalle tecnologie e dalla globalizzazione, i figli sono orientati a sperimentare nuove strade e possibilità, in parte perché costretti dalla precarietà, in parte perché vogliosi di differenziarsi dai padri e di mettere a prova la propria autonomia,  tranne alcuni ripensamenti.

In ogni caso, per molti ragazzi, riconoscere la propria propensione non è agevole, anche quando giunti al bivio, sono costretti a scegliere se frequentare un corso di studio anziché un altro, oppure se proseguire con l’università o entrare nel mondo del lavoro. Indecisione e incertezze sono gli atteggiamenti più diffusi.

Qualcosa non funziona come dovrebbe, probabilmente perché l’attività di orientamento scolastico e professionale è di fatto affetto da dispersione  propria nella istituzione intenzionalmente formativa dove dovrebbe farla da padrone, affidato com’è alla sensibilità o all’iniziativa di qualche docente oppure relegato in qualche incombenza informale voluta dalla normativa, che la scuola è costretta ad adempiere.

Il processo formativo che si dipana dalla culla alla bara, sia nei luoghi informali sia in quelli formali, dovrebbe invece cogliere ogni occasione per favorire l’orientamento: inizialmente in famiglia non sostituendosi alle scelte dei figli, anche se si tratta di acquistare un gelato o un paio di scarpe, in seguito e collateralmente a scuola, dove i docenti  attraverso le esperienze progettate sono tenuti a favorire la presa d’atto da parte di ciascun alunno delle proprie attitudini, e via via del mercato e del mondo del lavoro.

Se il processo formativo è bene progettato, raccordato con le famiglie e con il mondo del lavoro, concordato con i professionisti dell’orientamento e con le risorse materiali e umane della scuola, se non è direttivo e autoritario, se offre occasioni che invitino ad effettuare scelte,  a riflettere sui propri interessi, se dà spazio all’iniziativa personale, se coltiva i modi preferenziali di apprendere, …,  il riconoscimento delle proprie attitudini non può che essere agevolato.

Va considerato altresì che, crescendo, insieme al corpo, la mente e le amicizie, si modificano i gusti e gli interessi. Non c’è chi, guardando dentro di sé, non trovi di avere cambiato mestiere mille volte prima ancora di lavorare. Alberoni, ad esempio, – come si legge nel brano, a 15 anni avrebbe voluto studiare l’ “animo umano”, e nel corso della vita fece il sociologo, l’insegnante, lo scrittore, comunque realizzandosi senza sacrificar i propri interessi e le propensioni.

In genere chi è fortemente motivato riesce infine a sbarcare il lunario, essendo persino ricercato, ma non è per tutti così. Non tutti hanno una “vocazione precoce”, molti sono invece gli indecisi, quelli che, nella scelta di quale scuola frequentare, ad esempio, si lasciano trascinare dagli amici, qualcun altro dai genitori, e solo più tardi si accorgono di avere sbagliato, così disorientandosi e perdendo tempo prezioso.

In molti casi, per scoprire il lavoro per il quale si è portati possono essere d’aiuto gli educatori, i genitori, gli esperti in orientamento. Parlo, naturalmente, persone speciali, preparate e sagge, capaci di ascoltare di fare sviscerare attraverso il dialogo desideri e propensioni forti. I testi attitudinali, consistenti in una batteria di domande mirate, finalizzate a cogliere interessi e attitudini, aiutano, ma non sono esaustivi. Importante è la capacità di valutazione e autovalutazione del soggetto coinvolto nella scelta, il quale si deve interrogare su cosa riesce fare facilmente, senza stancarsi molto e producendo esiti positivi. Importanti sono le esperienze concrete, gli incontri casuali con personaggi importanti. Si pensi a quelli dei Freud con Charcot, di Leonardo con il Verrocchio, di Michelangelo con Lorenzo il Magnifico: maestri che hanno fatto scattare la molla, circostanze che hanno favorito la scoperta della propria vocazione.

Va considerato infine che il rapporto vocazione-professione non è lineare e incontrovertibile, in altri termini, non è detto che chi è vocato per la musica diventi musicista e chi è chiamato per la ricerca diventi un ricercatore. Propensione e professione spesso marciano parallelamente. Accade perciò di vedere profesisonisti che non vedono l’ora di smettere di lavorare per dedicarsi ai propri interessi, nelle ore di tempo libero. Questo accade perché non è sufficiente riconoscere i propri interessi, ma bisogna fare i conti anche con il mercato del lavoro, con la domanda.

Occorre infine mettere in conto che la società della conoscenza come la nostra, la quale provoca la morte precoce di conoscenze e abilità, vede allungati i cicli e i tempi della formazione, richiedendo continui aggiustamenti. Per stare a galla nella nostra società occorre andare oltre i tradizionali saperi, al di là dell’alfabetizzazione strumentale, bisogna entrare in possesso di competenze “altre”, soprattutto  “imparare ad imparare”, conoscere le lingue e le tecnologie,  saper  valutare e assumere decisioni,  esercitando i propri processi cognitivi e la cittadinanza attiva. La formazione si pone perciò come ricorrente e permanente.

Spetta in primis alla scuola il compito di favorire lo sviluppo di personalità integrali e integrate soprattutto nel mondo del lavoro. A tal fine, la scuola deve riappropriarsi dei propri spazi e assolvere ai compiti inerenti l’orientamento con responsabilità, raccordandosi con gli enti e le istituzioni interessate , senza disdegnare il supporto delle tecnologie. In caso contrario, proseguendo il suo viaggio lento e al di fuori del tempo, mentre continuerà a perdere credibilità, aumenteranno le fughe dall’istituzione pubblica,  avvantaggiando sia gli istituti privati, sia la formazione virtuale, a distanza.

Advertisements
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 27 giugno 2010 in psicopedagogia

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: