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Esame di stato 2010, corso sperimentale Brocca, seconda prova liceo sociopsicopedagogico

27 Giu

Seconda traccia, ovvero  sulla natura necessariamente ottimistica dell’educatore

Tutta la pedagogia è incentrata sulle polarità natura/cultura, autorità/libertà, pessimismo della ragione, ottimismo della volontà, … . Volendo esaminare l’essere umano dal punto di vista della natura, notiamo che salvo poche eccezioni tra cui va incluso Rousseau, i più ritengono che essa sia malvagia. Tra questi è Nietzsche, il quale in Frammenti postumi sostiene che l’uomo solo in piccolissima parte sia virtuoso, sovrabbondando in lui gli istinti e le funzioni animali.

L’idea che la natura umana sia peccaminosa affonda le radici nella pedagogia cristiana, che affida all’educatore il compito di ricorrere ai castighi proprio per correggere tale natura difettosa. Le pulsioni sono state perciò a lungo tenute a freno attraverso modelli educativi autoritari che avrebbero fatto ricacciare nell’inconscio – secondo il padre della psicoanalisi- le pulsioni e i desideri. La pedagogia cristiana e medievale come quella della Controriforma ha quindi privilegiato la formazione di un uomo dal “collo in su”, facendo leva sulla forza della ragione, sempre attenta e vigile in grado di controllare gli istinti, avallando al contempo il modello dualistico di uomo, inteso come corpo e mente, le res extensa e res cogitans di Cartesio, annullando la prima e avvalorando al seconda.

 Si è dovuto attendere i maestri del sospetto, soprattutto Nietzsche e Freud e, i quali dopo avere smascherato  il modello dell’educazione borghese, responsabile di avere condannato l’uomo alla infelicità, subordinando le pulsioni alla razionalità, hanno prospettato un modello educativo che consideri l’uomo intero, che è razionalità e irrazionalità, istinto e ragione,sentimento  e volontà.

La natura umana peccaminosa avrebbe dunque giustificato il pessimismo educativo sul piano ideologico e metafisico, legittimato i ragionamenti che insistono tuttora sulla “onnipotente cattiveria”, sulla stupidità del sistema, sul fatto che chi detiene il potere lo esercita salvaguardando i propri interessi e che sarebbe vano opporsi, tanto non cambierà nulla – come si legge nel brano di F. Savater, tratto dall’opera “A mia madre mia prima maestra”. Argomentazioni a sfondo pessimistico che incentivano il disimpegno sociale, la logica rinunciataria, la delega, l’ autoesclusione e l’emarginazione.

Ragionamenti legittimi che, tuttavia, non possono essere assunti dall’educatore, il quale ha il compito precipuo di condurre l’educando (bambino, fanciullo, adolescente in particolare) nel difficile percorso, da taluni definito educazione, da altri istruzione e da altri ancora formazione, guidandolo opportunamente a costruire la sua personalità e nella co-costruzione di significati. L’educazione richiede un educatore ottimista.

Se si lasciasse condizionare dal pessimismo, non potrebbe di fatto svolgere l’attività dell’educatore perché alla base dell’educazione c’è la credenza che ogni soggetto umano possa crescere e migliorare, imparare a parlare, a pensare, ad emozionarsi, a vivere con gli altri nella fratellanza (solidarietà) e nel rispetto delle regole. Realtà compromesse da condizionamenti e deprivazioni socioculturali e ambientali, alunni demotivati, genitori assenteisti o invadenti, uno stato che non sembra apprezzare la formazione, dirigenti corrotti, … , pur presenti nella realtà del nostro tempo, non devono pertanto fare perdere la fiducia nell’insegnamento. Il motto è “sperare contro ogni speranza”- me lo sono ripetuta tante volte e ho finito col crederci anch’io.

L’insegnante non può essere come ogni altro cittadino e vedere tutta la realtà come il colore delle formiche, il docente non può – come si legge nel testo- navigare nelle acque del pessimismo. “Chi prova repulsione per l’ottimismo – conclude Savater- deve lasciar perdere l’insegnamento”. Tra pessimismo della ragione ed ottimismo della volontà deve dunque prevalere quest’ultima.

Alla base della scienza dell’educazione, che attinge dalla psicologia per conoscere le dimensioni dello sviluppo, dalla sociologie, per conoscere i fenomeni e i problemi della società, dall’antropologia e dalla filosofia per conoscere i valori di contesto e quelli verso i quali indirizzare gli educandi, deve esserci l’ottimismo, per potere meglio orientare le propensioni e canalizzare positivamente le pulsioni, come insegna il padre della psicoanalisi.

L’insegnante autentico, quello che emerge dalle letture di Montessori, di Gardner, del secondo Bruner, di Piaget, di Rogers, … e del Vangelo, non è un domatore, perché si domano gli animali e gli  uomini non sono bestie. Il vero educatore è piuttosto  un ostetrico, come vuole Socrate, che guida il soggetto nella riscoperta della verità, un professionista che, come insegna Aristotele aiuta a tradurre in atto ciò che è potenzialmente presente alla sua nascita, insegnando all’educando a parlare, a pensare, a stare con gli altri, a condividere. Egli è un regista, come propone Montessori, che guida l’alunno verso la conquista della propria autonomia; l’esperto o il facilitatore dell’apprendimento che, come insegnano Bruner e Vygotskij, guida l’alunno nella co-costruzione di significati, di sensi, di “mondi possibili”.

Il bravo docente è, perciò,  colui che non soffoca, che, al contrario, lascia emergere, venir fuori, proprio come vuole l’etimologia del termine educare ( da ex ducere), aiutando il soggetto a realizzare il massimo a lui possibile, quello che lo psicologo della storia culturale russa chiama “sviluppo prossimale”, grazie agli strumenti di cui dispone, alle sue capacità progettuali, gestionali, relazionali, alle conoscenze disciplinari, didattiche, psicologiche.

Il  docente professionista della formazione, consapevole del fatto che l’educando è spinto dalla curiosità, dalla motivazione ad apprendere i linguaggi e i valori espressi dai sistemi simbolico – culturali del suo tempo, filtrandoli opportunamente; confida nel fatto che con la conoscenza autentica, critica, riflessa l’umanità possa migliorare. Anche se dentro di sé è ragionevolmente pessimista, in definitiva, accettando di fare l’educatore ha da essere necessariamente ottimista.


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Pubblicato da su 27 giugno 2010 in psicopedagogia

 

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