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Centro culturale Andrea Sacco, ex palazzo baronale di Carpino, inaugurazione

18 Mar

 

Alla serata dell’inaugurazione del Palazzo baronale di Carpino c’erano quasi tutti: relatori, amministratori, associazioni, semplici cittadini. Erano visibilmente emozionati, uniti, interessati. Sembrava di essere in una grande famiglia, quella garganica, meglio di Capitanata dato che c’erano: il primo cittadino del paese, l’assessore alla cultura, il vice presidente della provincia, il presidente dell’Unesco di Foggia, il commissario dell’APT di Foggia, il presidente del Carpino Folk festival, il presidente della Pro Loco del paese, il direttore della biblioteca “La Magna Capitana”, lo scrittore e giornalista C. De Leo, il musicista e scrittore E. Noviello, il moderatore M. De Finis, i cittadini del Gargano.

Il personaggio che più ha emozionato per la sua presenza, semplicità, giovialità e modestia, è stato l’infaticabile novantaquattrenne cantore di carpino Antonio Piccininno. Altre due anime, colonne portanti dei cantori che non sono più con noi, però alitavano nei locali del palazzo: Andrea Sacco e A. Maccarone.

Quando il sindaco, prof. Rocco Manzo, mi ha offerto la delega alla cultura, la “Cenerentola” degli assessorati – ha precisato R. Ruo – ho pensato anzitutto che bisognava superare gli steccati e riavvicinare i gruppi associativi, ho perciò voluto intorno a me, M. Simone, presidente della Pro Loco, M. Ortore, presidente del Carpino Folk Festival, i Cantori di Carpino …”.

Si è avuta la sensazione di essere tasselli di un unico mosaico: insieme per coniugare cultura materiale, attraverso l’inaugurazione del palazzo restaurato, e immateriale, intestandolo ad Andrea Sacco, che ha fatto del canto la ragione della sua vita. È stata quindi scelta la serata del 17 marzo, giorno dell’anniversario della sua morte.

Prima del rituale i convenuti hanno visitato il palazzo, già sede dei Brancaccio, gli ultimi baroni, quindi Casa del Fascio, sede dell’O.N.M.I. e centrale S.I.P. .

Un palazzo che si affaccia su una delle strade che confluiscono sulla piazza principale del paese, teatro della vita contadina che si è dispiegata sino ai nostri giorni in questo piccolo centro del Gargano nord.

Palazzo restaurato con i fondi P.O.R.- P.I.S garganici, per un impegno di spesa di circa di 685 mila euro, che ha visto all’opera i progettisti del restauro, A. Maccarone ingegnere e M. Di Perna architetto, nonché la ditta CO.GE.MAR .

Il palazzo consta di un seminterrato e di tre piani elevati. Il seminterrato, adibito a sala mostra, presenta le archi rivestiti di tufi e volta a crociera con vele. Nel locale fanno bella mostra di sé: le chitarre battenti di G. Draicchio, adagiate verso la parete situata a sinistra di chi entra; il telaio della tradizione con due tele tramate con vivaci colori dalle abili tessitrici sorelle Di Brina a destra; un plastico del castello di Carpino, la miniatura della grotta di San Michele di Cagnano e la statua di San Pio – simbolo della religiosità garganica, eseguiti da G. Gerratana – posizionati al centro della sala, e, alle spalle, le sagome molto verosimili dei tre Cantori (A. Sacco, A. Piccininno e A. Maccarone) realizzate in terracotta, opera dello scultore Eduardo – così come informa N. Gentile, presidente del gruppo dei Cantori.

Una scalinata esterna consente di accedere al primo piano del palazzo, che riporta in facciata il simbolo del Fascio. In questo locale, dalle pareti rivestite di rovere -come quelli del secondo e terzo piano- sulla parete di fronte alla porta d’ingresso è il bassorilievo che ritrae A. Sacco che canta e suona, opera della scultrice A. Russi.

Qui ha avuto luogo l’inaugurazione, che ha visto entrare in scena il figlio di Andrea con il compito di scoprire il bassorilievo e il parroco che ha dato la benedizione. I presenti hanno poi guadagnato il secondo piano, dove si sono intrattenuti per circa due ore, per commemorare la figura di A. Sacco, ripercorrere le vicissitudini del palazzo e i progetti di restauro, che hanno richiesto circa dieci anni per giungere al termine, partecipare la nuova destinazione del palazzo a centro di animazione culturale dei garganici. I locali ospiteranno, perciò, sia una biblioteca, sia chi vorrà continuare ad alimentare l’interesse per la cultura immateriale, attraverso la raccolta di canti popolari, musiche, filmati, …, oppure semplicemente incontrarsi per condividere esperienze. 

Sullo spessore antropologico e umano del personaggio di Andrea sacco ha indugiato lo scrittore e musicista E. Noviello, rievocando le esperienze di vita vissuta con il cantore, ex contadino, ex pastore, ex migrante. Figura poco stimata, da chi ha voluto vedere in lui un “ubriacone” o un “malandrino”, personaggio non tempestivamente apprezzato da chi ha visto nel folk di Carpino un genere arretrato, espressione di gente rozza, dimentico del fatto che anche il canto popolare, essendo in grado di fare vibrare le corde dell’animo umano, è capace di poesia tout court.

“Vogliamo fare di questo palazzo un luogo di amicizia, di riflessione, di approfondimento, di ricostruzione della nostra identità, di incontro di persone e di culture, come voleva A. Sacco- partecipa il presidente della Pro Loco”.

“L’intestazione del palazzo baronale ad Andrea Sacco, un personaggio del popolo, ci inorgoglisce- ha aggiunto il presidente del carpino Folk Festival- facendo presente che l’opera è stata realizzata grazie al concorso di diverse forze.

Serata interessante, in cui non sono mancati l’elogio della cultura, nuove proposte, alcune criticità. Sotto questo profilo va ricordato l’auspicio che la cultura si spogli delle vesti di Cenerentola, che la regione assuma l’obiettivo di legiferare in merito ai beni immateriali in modo che la tradizione continui, che il progetto "Auditorium" diventi una realtà. Progetto, quest’ultimo, che richiede di fare sistema – hanno commentato in molti.

Carpino negli ultimi decenni ha fatto indubitabili passi in avanti. Resta, però, da spiegare – ha commentato S. Vascello- come mai questo centro del Gargano Nord, che vanta tante risorse (i “cantori”, la “fava”, il “telaio”, l’“olio”) registri il reddito procapite più basso della provincia. E se il problema non riguarda l’evasione fiscale, è il caso di interrogarsi su come utilizzare meglio le risorse. Problema che non riguarda solo la comunità di Carpino.

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Pubblicato da su 18 marzo 2010 in notizie di cronaca

 

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