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Festa della donna: Giovannina, la zia di C. Costanzucci Paolino

07 Mar

 

 

Per la festa della donna vorrei ricordare il caso singolare della zia Giovannina, di cagnano varano, figlia del calzolaio Teopista Paolino (1888 – 1952). Questa donna nella la prima amministrazione postfascista, ricoprì la carica di assessore alla pubblica istruzione e per le votazioni del 31 marzo 1946 elaborò un testo che presentò in prima persona in un comizio elettorale, il quale attesta la sua fede convinta nel partito comunista. Ecco cosa scrisse e lesse agli elettori. 

 

“- Proletari, …non fatevi ingannare dalla borghesia… che approfittando della vostra ignoranza vi presenta la croce di Cristo per rubare il voto. … Adesso si presentano a voi chiamandovi compari e vi promettono chissà quale miglioramento sociale, ma dopo che gli avrete messo le briglie nelle mani vi sapranno comandare e ben scudisciarvi. … Pensate ai tempi del loro comando a quante volte vi trattarono come cani rognosi. … Domandate a codesti ingannatori perché al loro tempo vi fecero bastonare, togliendovi ogni diritto di vota civile. Vi fecero incarcerare perché  reclamavate per la molitura del grano, perché la fame picchiava alla porta del vostro stomaco e a quella delle vostre innocenti creature. Domandate a questi nuovi compari, loro si nutrivano con solo 150 grammi di pane al giorno? Domandate se non vestivano sempre di vigogna e calzarono sempre scarpe di vitello. Le cattive conseguenze della guerra le pagarono solamente i poveri, quelli cioè che non volevano la guerra. … Quindi, mio caro proletariato, quale miglioramento potrete ottenere voi se mandate all’amministrazione sempre quei tali gaudenti che non sanno cosa sia soffrire? Cosa sia la fame? Cosa sia avvolgere il corpo di cenci quando soffia la tramontana, cosa sia scivolare per le vie con pesanti zoccoli? Il grano, l’olio del povero lavoratore veniva ammassato rigorosamente. Dei lavoratori venivano requisite le case, le campagne e i tribunali gremivano di questa povera gente. Le paure e le minacce erano il compenso della fame. I gaudenti spensierati avevano pieni i magazzini e si mercanteggiava pure a negozio nero. … Ora i gaudenti vi promettono il paradiso e quel che è peggio chiamano i comunisti senza Cristo. Io rispondo che i senza Cristo sono proprio loro perché infamano chi non predica altro che la dottrina di Cristo, che predicava: – Distaccatevi dai beni e allora potrà venire l’uguaglianza e la pace tra gli uomini. I comunisti vogliono la Russia. I comunisti vogliono il divorzio. I comunisti vogliono la disgregazione della famiglia! Già perché secondo loro i comunisti non amano le loro creature.

 I comunisti vogliono la distruzione dei beni. Invece i comunisti vogliono che tutti gli uomini abbiano un tetto, un letto, un pezzetto di terreno e quanto Iddio ha messo sulla terra per goderla ugualmente perché siamo tutti figli dello stesso creatore. … Proletari unitevi, siate fratelli della vostra stessa classe dei diseredati e se anche fra voi vi siano dei dissensi questo è il momento di dimenticarli”.

La zia Giovannina conseguì il diploma magistrale, ma non l’abilitazione perché, rispettosa della sua ideologia, non si è voluta sottomettere alle regole del regime, che prevedevano il tirocinio a scuola, ma questo senza la tessera fascista non si poteva effettuare.

Così la zia Giovannina continuò a lavorare privatamente, a fare l’infermiera, la fotografa e a militare in politica, organizzando incontri sindacali nei quali poter affrontare i problemi dei lavoratori e militando nel P.CI., partecipando insieme al padre pressoché analfabeta, il quale se la portava dietro “perché sapeva parlare bene”.

I comunisti si riunivano allora nelle grotte, che non mancavano in paese, data la natura carsica del territorio, per non farsi scoprire.

La zia Giovannina aveva vedute larghe per quei tempi, non si sposò, ma adottò due bambini: Mario Paolino Costanzucci (che seguendo le orme della madre adottiva fu militante attivo nel P.CI.I. per circa mezzo secolo a Cagnano Varano) e Rita. Suo padre all’epoca della spedizione dei Mille non volle arruolarsi e, disertore, scontò dodici anni di carcere.

 

Il caso della zia Giovannina è singolare anche per questo. Bisogna pensare che gli eventi di questa storia di vita si riferiscono agli anni trenta/ quaranta del secolos corso e che la zia Giovannina ha operato in un contesto storico in cui le donne non potevano assumere decisioni "fuori dalla norma" e si tenevano a debita distanza dalla politica.

Occorre, inoltre, ricordare che solo nel 1946 alle donne fu riconosciuto il diritto di voto anche perché se lo erano conquistato con il contributo offerto durante la Resistenza.

Comunista convinta e dichiarata, alla sua morte avvenuta nel 1952, la zia Giovannina non riuscì a ricevere il sacramento dell’estrema unzione, perché a quel tempo i comunisti erano scomunicati dalla Chiesa. Fu così che la zia Giovannina, dopo aver militato tanto, per veder migliorare la condizione dei cittadini del proprio paese, dopo un giro per Cagnano, fu accompagnata al cimitero, senza essere potuta entrare nella casa di Dio.

 

 

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Pubblicato da su 7 marzo 2010 in Donne

 

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