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Aung San Suu Kyi libera … Kàlena fruibile!

16 Giu

In difesa dei diritti umani

 

La proposta d’invito

 “Dina? Pronto! Sono Teresa. Ciao, … . Abbiamo organizzato per domani a Kàlena una dimostrazione simbolica per la libertà di Aung San Suu Kyi, la birmana tenuta per molti anni alle carceri domiciliari e attualmente in prigione, perché non condivide le scelte del regime. È una dimostrazione a sostegno dei diritti umani. Abbiamo scelto Kàlena per le sue vicissitudini  che la portano ad essere reclusa, chiusa ai cittidini del luogo e del mondo, che invece vorrebbero fruire della sua storia.  Sai, grazie, all’interessamento dell’assessore alla cultura, Leonardo Di Miscia, troveremo aperta l’antica abbazia di Kàlena e potremo visitarla. Vieni anche tu? 

“Verrò, anche per cogliere l’occasione di conoscere de visu l’abbazia, di cui ho tanto sentito parlare, nei convegni, di cui ho letto nei giornali e in altre pubblicazione a stampa e su internet, ma che non ho potuto visitare personalmente perché è chiusa al pubblico.”

Questo grosso modo il contenuto della telefonata.

 

L’arrivo a Kàlena (Peschici)

Il giorno successivo, 14 giugno 2009, ore 17,35, sono dunque a Kàlena, con 5 minuti di ritardo rispetto all’appuntamento prefissato. Noto che sono tra i primi arrivati. Scorgo, infatti, Maria Teresa Rauzino e il marito, la famiglia dell’amico Vincenzo Campobasso, Carla Di Nunzio presidente dell’ass. “Ideale Osservatorio” Torre di Belloluogo (Lecce) e il marito, i promotori dell’iniziativa.

In pochi minuti giungono anche altre persone: amici di facebook, rappresentanti di istituzioni e associazioni, privati cittadini. Faccio un po’ di foto, per contestualizzare Kàlena, dalla SS 89, nel tratto che dal territorio di Vico conduce a Peschici, per  proseguire poi verso  Vieste.

Faccio qualche domanda alla presidente giunta dal Salento e vengo a sapere che non è nuova  a manifestazioni del genere, che grazie alla sua associazione, ad esempio, a Lecce sono riusciti a restaurare e consegnare al pubblico la Torre dei Durazzo,c he ora intendono realizzare intorno alla torre un parco attrezzato, coniugando storia e tradizione con modernità,  che portano avanti altri progetti interessanti, come quello sui diritti umani, che fanno riflettere e invitano all’esercizio buone pratiche.

 

A proposito dei diritti umani

Prima di entrare nel merito dei diritti umani, anteponendo il diritto alla libertà, mi sia consentita qualche riflessione sul concetto di libertà, di cui esistono diverse visioni. Tra le chiavi di lettura oggi più accreditate sono la teoria della libertà negativa, riconducibile a Locke e a Mill, intesa come assenza di costrizioni altrui,che pone in primo piano l’individuo, e quella di libertà positiva, afferibile a Kant e a Rousseau, intesa come possibilità di agire e, nel caso della politica, di partecipare al governo della repubblica, di integrarsi nella comunità di appartenenza e di garantire un minimo di giustizia a tutti,  ponendo in primo piano la società e i suoi valori. C’è poi una terza corrente che cerca di conciliare le due posizioni, affermando che ogni libertà è al contempo negativa e positiva, che attraverso le scelte di politica estera, interna e assistenziale, è possibile incidere sullo sviluppo della libertà intesa come non- dominio e come partecipazione, come possibilità di contestare le decisioni del governo anche quando questo è legittima espressione della maggioranza.   Sotto questo profilo, il riconoscimento e l’esercizio delle libertà individuali costituisce la premessa del consolidamento delle libertà del gruppo di appartenenza, garanzia della possibilità di avere istituzioni statali che esercitino il potere in modo non arbitrario.

I diritti umani sono sanciti nel 1776 dalla Dichiarazione d’indipendenza americana, dove si legge:

“Noi riteniamo che le seguenti verità siano evidenti per se stesse: che gli uomini siano stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di taluni inalienabili diritti, che fra questi sono la Vita, la Libertà, la ricerca della felicità.”

Essi  sono stati ribaditi in Francia nel 1789, nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino:

“Gli uomini nascono e vicono liberi ed eguali nei diritti. (art. 1) […] Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza dall’oppressione”. (art. 2).

Il rispetto del “principio dell’uguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, a prendere misure atte a rafforzare la pace univesale”, è sancito dall’O.N.U. (Organizzazione delle Nazioni Unite), 1945, all’art. 1, punto 2.

Il riconoscimento e la garanzia dei diritti dell’uomo, in quanto singolo e come soggetto inserito nei contesti sociali in cui si svolge la propria personalità, è alla base della Costituzione italiana. È posto alla base del documento, inserito tra i “Principi fondamentali” all’art. 2, dov’è specificato che i dirittti umani sono “ inviolabili” , per il fatto che nessuno può toccare.  Essi sono anche inalienabili, nel senso che non si possono conferire ad altri.

L’articolo successivo estende i diritti umani a tutti gli uomini, senza distinzione alcuna. Afferma, perciò: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione dis esso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La Costituzione, però, ritiene di dover andare oltre la semplice elencazione dei diritti. Evidentemente alle spalle c’erano uomini consapevoli del fatto che non c’è libertà di, senza la liberta da… (dall’oppressione dai condizionamenti socio-economico-culturali). Il documento precisa, perciò:

“È compito della repubblica rimuovee gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2)

Entrando nel merito dei diritti fondamentali dell’uomo, nella  Parte Prima, Titolo primo del testo base dell’educazione civica degli italiani, riguardante i rapporti civili, leggiamo:

“La libertà personale è inviolabile

Il domicilio personale è inviolabile

 ….

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili

Ogni cittadino può soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale

… .

Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della repubblica e di rientrarvi, salvo

… .

I cittadini hanno diritto a riunirsi pacificamente […], di associarsi liberamente, di professare la propria fede religiosa, di manifestare il proprio pensiero con la parola con los critto, con altro mezzo di diffusione.

Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

Peccato che in gran parte dei casi la nostra Costituzione resti un elenco di utopie! Ma, proprio perché c’è questo rischio,  credo sia importante e utile ricordare a noi e ai giovani che bisogna vigilare affinché i principi fondamentali della Costituzione non siano  disattesi e non subiscano attentati. Ciò, anche in considerazione del fatto che i nostri figli, al contrario di noi, non avendo  vissuto il clima familiare e sociale di autorità e di mancato rispetto delle libertà, faticano a figurarsi realmente cosa significhi una vita senza diritti. Va considerato, inoltre, che i mezzi mass e multimediali, nel trasmettere messaggi pervasivi, riescono a mistificare la realtà e in molti casi a manipolare adolescenti e non, con l’arte della persuazione occulta. 

 

 

Un merito alle tecnologie

 

Le tecnologie, odiate e amate, hanno comunque permesso in pochissimo tempo di organizzare questa manifestazione simbolica a difesa dei diritti umani e delle “raggioni” di Kàlena.  Facebook, se da un lato mette a rischio la privacy individuale potendo monitorare costantemente le persone, dall’altra offre l’opportunità di contattare velocemente gli “amici” e di organizzare venti, come quello che andremo a commentare. Questa sorta di rivoluzione culturale consentita dalla  globalizzazione cfa sì che uomini e donne, svissuti in modo separato, attivino il traffico delle culture, diffondendo nuove sensibilità e stili di vita.  

Dunque, grazie ai mezzi informatici e agli stimoli del mondo delle associazioni, ci siamo incontrati nella piana di Kàlena a perorarela causa dell’apertura di quest’abazia, nutrendo la convinzione che, oltre ai soggetti umani sono/dovrebbero essere liberi anche gli oggetti culturali dagli uomini prodotti.  

Che Kàlena e altri beni culturali debbano essere fruibili trova conferma nella nostra Costituzione, che all’art. 9 dei Principi fondamentali recita:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Il concetto è ribadito all’art. 33, che afferma la libertà dell’arte e della scienza.

 

Un lucchetto ha impedito l’accesso ma non la manifestazione simbolica in difesa dei diritti umani

Nei locali dell’abazia purtroppo non siamo potuti entrare perché un lucchetto con una catena nuova di zecca ne bloccava il passaggio. È la vecchia storia/conflitto tra i Martucci, l’Amministrazione comunale e l’ufficio di Soprintendenza, che non riesce a risolversi. Una lotta portata avanti dal Centro Studi Martella da diversi anni nella persona di Maria Teresa Rauzino –da meritarsi un premio simbolico da parte dell’associazione leccese – senza soluzione di continuità.

Il drappo bianco per la birmana senza libertà

Siamo rimasti, pertanto, nel cortile della prestigiosa abazia a fare la dimostrazione per San SUU Kyi.   Momenti toccanti durante l’apertura del lenzuolo bianco, simbolo di pace.  Momenti commoventi durante l’esternazione delle riflessioni e la lettura di brani opportunamente scelti per l’occasione, proposti dal poeta filosofo Vincenzo Campobasso, il direttore di Punto di stella Piero Giannini, una giovane e graziosa turista,  … . Momenti di coesione del gruppo, che alla fine ha applaudito e inneggiato

“Per la libertà Aung San Suu Kyi!”.


 

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Pubblicato da su 16 giugno 2009 in notizie di cronaca

 

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