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Cagnano Story di Antonio La Porta, nelle note di Leonarda Crisetti

24 Mar

 

Cara Dina, …, no, non sono un fantasma. … ti faccio consegnare una copia del mio libretto Cagnano Story, del quale ben conosci l’origine. Spero sia di tuo gradimento tutto, anche la dedica, con la quale (per fare l’originale) strambamente voglio esprimere la mia riconoscenza in te che mi hai creduto sin dal primo momento, senza conoscermiy,”.

È Antonio La Porta – che scrive- un signore di altri tempi, l’autore di Cagnano Story, un saggio della storia di Cagnano Varano, edito nel mese di giugno 2008 in Roma, da DG.TAL.  “Ho creato questo libretto con fatica ma anche con piacere, perché tutto ciò che riguarda Cagnano ancora mi emoziona”- mi confessa in una bozza datata 22 gennaio 2005.

Il contenuto è una sintesi estrapolata da testi di autrici e autori cagnanesi, seguendo l’ordine di pubblicazione delle rispettive opere: Nicola De Monte (Una gemma del Gargano), Leonarda Crisetti (Cagnano Varano, Storia, Costumi, Salute, Società), Francesco Ferrante (Nicola d’Apolito), Leonarda Crisetti (La laguna di Varano, una risorsa da valorizzare), Maria A. Ferrante (Memorie di guerra dall’idroscalo).

“Con un lavoro certosino – dichiara l’autore- di cernita di dati storici e del fior fiore delle notizie riportate nei testi citati in questa pagina, ho ricavato una sintesi di agevole lettura, … . Considerata la destinazione originaria del testo, il lettore troverà molte traduzioni del dialetto cagnanese, ed anche riferimenti personali che non ho voluto eliminare”.

Cagnano Story parla, dunque, delle origini del paese, del suo passato feudale, delle famiglie gentilizie, riportando la genealogia di alcune di esse (Sanzone, d’Apolito, Giornetti), di arcipreti e canonici, di chiese, scuola, pretura, carcere, ufficio del registro, poste, confraternite, … . Accenna ai fenomeni storico-sociali della Carboneria e dei Brigantaggio. Indugia su alcune curiosità, luoghi e personaggi. Particolarissimo è il caffè di Paolino, che si è meritato l’appellativo di “caffè delle scienze”.

L’opera, motivata dal bisogno di attrarre alla lettura i più giovani, si propone scopi espressamente didascalici: “L’ho scritto – dichiara nelle Note introduttive – perché tutto ciò che riguarda Cagnano ancora mi emoziona, per i miei figli e i miei nipoti per invogliarli (loro che sono e si sentono romani) a conoscere almeno un poco il paese dove affondano le loro radici”.  E l’ha fatto con tono deciso, ironico e con vero pathos.

Molto interessanti i vissuti locali di personaggi che hanno avuto eco a livello nazionale e internazionale, brevi racconti intercalati tra i quadri sinottici. Storie che consentono al lettore di entrare nel contesto del fascismo e del primo decennio repubblicano, quando Cagnano Varano- paradossalmente- era più moderno di oggi.

“Cagnano- scrive La Porta citando N. De Monte- in quest’anno 1950 conta circa ottomila abitanti [più di quanti se ne contano attualmente]. Conserva la stessa ubicazione edilizia, ma alquanto modificata e accresciuta …  . Conserva una piazza … abbellita di fiori e di un fontanino costruito nel 1934. … E conserva la Caserma dei carabinieri … . E conserva ancora l’ufficio postale, il telefono, l’attività del passato commercio e le due Confraternite e le tre chiese …; e conserva anche oggi, se non m’inganno, l’antico primato intellettuale, contando fra i suoi figli ben sessantacinque professionisti laureati … .”

 

Matteo Maria de  Monte, readattore capo de Il Messaggero

Nel 1956 inviato speciale a Budapest.

Tra i personaggi cagnanesi tratteggiati in Cagnano Story di Antonio La Porta, merita attenzione Matteo Maria de  Monte, figlio di don Natalino e nipote di padre Nicola, l’autore della ben nota opera “Una gemma del Gargano”. Matteo Maria de  Monte nacque a Cagnano Varano nel 1918, fece il giornalista [vedi foto allegata] e morì il 14 gennaio 1984. Leggiamo:

“Di circa dieci anni più grande di me. Un ricordo mi circola nella mente con particolare simpatia. Si era alla fine degli anni Trenta; il fascismo voleva la gioventù balda e forte, con la pratica degli sport, e nelle vacanze estive Matteo, con il fratello minore Gaetanino, veniva a fare il lancio del giavellotto e del disco nel recinto nord dell’edificio scolastico, verso la Gabina. Io correvo con piacere a portargli l’attrezzo, una volta lanciato, come fanno i cagnolini … . Faceva fare prove di lancio anche a me, immaginate con quali risultati, con quell’attrezzo più grande di me; ma mi piaceva e lui, ridendo, mi stimolava:- Dai Tonì, forza Tonì … .

È stato redattore, e poi caporedattore de ‘Il Messaggero’ di Roma. La sua notorietà è stata grande nell’ottobre 1956, quando fu l’inviato speciale del giornale a Budapest. Il mondo occidentale guardava con apprensione alla rivolta del popolo ungherese contro L’Urss, poi brutalmente repressa dai carri armati di Mosca.

Io leggevo, avidamente, tutti i giorni, le sue corrispondenze da Budapest. Quando l’“ordine” fu riportato nel paese dalle truppe del Patti di Varsavia, anche Matteo, come molti giornalisti occidentali, restò bloccato a Budapest, e soltanto l’11 novembre riuscì a tornare in italia.” [cfr. Cagnano Story, p.74].

Cenni biografici

Antonio La Porta

Antonio La Porta è un signore tenace, molto appassionato alla sua terra, un “tarantolato”. Ha ottantuno anni, ma conserva la curiosità e l’entusiasmo di un bambino.  Nasce a Cagnano Varano (Fg) il 28 gennaio 1928. Negli anni del secondo conflitto mondiale frequenta l’istituto tecnico di Foggia. “I bombardamenti, la caduta del fascismo del 1943, l’armistizio dell’8 settembre, lo sfacelo dell’esercito italiano e l’arrivo delle truppe di occupazione anglosassone” sono rimaste indelebili nella sua memoria. “Gli americani- ricorda La porta- trasformarono i dintorni di Foggia in un immenso aeroporto, dal quale, ogni mattina, partivano grandi squadriglie di “fortezze volanti” per andare a bombardare le città della Germania. Alcuni di questi quadrimotori, colpiti dalla contraerea tedesca, caddero sui monti vicini a Cagnano. Gli americani portarono anche grande abbondanza di corned beef (carne in scatola argentina) e sigarette. Gli studenti erano felici di poter acquistare a poco prezzo sulle bancarelle Pal Mal e Lucky Stryke, più micidiali delle droghe di questi tempi”.

Il 14 luglio 1947, all’età di diciannove anni e mezzo, fugge di casa, ingannando i genitori, per una romantica ed effimera avventura artistica attraverso l’Italia. Lavora, infatti, per cinque anni con alcune compagnie teatrali, che è cosyretto ad abbandonare per motivi di salute.  Dal 1955 risiede a Roma, dove fa il funzionario alla compagnia di Assicurazioni Tirrena e il pubblicista. Negli anni Ottanta e Novanta fa il redattore di cronaca, costumi e varietà del settimanale “Totocorriere”. Attualmente è in pensione.

È coniugato con Emilia Grassi salernitana  e prossimo alle nozze d’oro. Ha due figli e quattro nipotini per i quali va pazzo: Giacomo e Filippo del figlio Antonello e Linda e Matilde della figlia Mariangela.

La  lunga lontananza dal paese che lo vede nascere non è sufficiente a cancellare i ricordi legati all’“età più bella”.  Anche se trascorre oltre mezzo secolo nella Capitale, Antonio La Porta non riesce, perciò, a recidere i legami con Cagnano e con il Gargano, di cui segue con interesse le vicissitudini anche tramite le pagine del mensile di cultura “Il Gargano nuovo”.

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2009 in Recensioni

 

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