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Il fanciullo e il folklore 2009: Le gemme del Gargano junior

16 Mar

 

 

Devozione popolare, festa tradizionale S. Maria delle Grazie

Domenica 22 marzo nell’atrio del comune di Cagnano Varano alle ore 19.30

Sei invitato alla festa di Presentazione 

IL GRUPPO FOLK “LE GEMME DEL GARGANO JUNIOR” annuncia la partecipazione alla XXVª EDIZIONE DE “IL FANCIULLO E IL FOLKLORE”, importante manifestazione folcloristica nazionale organizzata dalla FITP (Federazione italiana Tradizioni Popolari), riservata ai ragazzi dai 9 ai 14 anni, che avrà luogo a Clusone (Bergamo) dal 27 al 29 marzo 2009 e rappresenterà la Puglia. 

Il gruppo – che da diversi anni ho il piacere di guidare insieme al presidente Gianni Cerrone, ha già vinto due competizioni, conseguendo nel 2007 ad Assisi il primo premio con il tema “Il presepe come immagine della tradizione locale” e l’anno successivo il secondo con “Usi, rituaili e cerimonialità legati alla Nascita”. E siccome non c’è due senza tre, non rimane che incrociare le dita.

Domenica 22 marzo nell’atrio del comune di Cagnano Varano alle ore 17.30, il gruppo sarà lieto di presentare al pubblico il nuovo DVD, con la ricostruzione della devozione cagnanese nei confronti della Madonna delle Grazie. Il tema di quest’anno è, infatti, Devozione popolare, la festa tradizionale.

Il gruppo porta in scena una narrazione ideata e prodotta da chi scrive e da Gianni Cerrone, attraverso il coinvolgimento di anziani e sacerdoti del luogo, incentrata sul culto dei cagnanesi verso la Madonna delle Grazie.

Nel ricostruire la “narrazione” a più voci della “Devozione popolare Festa tradizionale”, il gruppo Folk “Le Gemme del Gargano” è sceso sul campo, interrogando soprattutto donne e uomini anziani del luogo. Prima, però, guidato opportunamente da esperti e studiosi locali, ha prodotto l’idea progettuale, assumendo dati di conoscenza dalla letteratura e dalla storia locale. Dall’indagine preliminare è emerso che i cagnanesi erano fortementi devoti alla Madonna delle Grazie, oltre che ai santi Michele e Cataldo, tanto da eleggerla compatrona dei cagnanesi.

La devozione popolare ha, pertanto, condotto il gruppo di ricerca verso la tradizione mariana che affonda le radici nel medioevo e che attraversa tutto il popolo cristiano, flettendosi, tuttavia, alla cultura del posto, assumendo “colori” locali.

Prendendo spunto da elementi affiorati durante la ricerca, è stata delineata la trama della sceneggiatura che si è poi dipanata nelle scene del “sogno”, del “ritrovamento del quadro della Madonna” nel convento abbandonato, dei rituali dell’“abb’tine”, della “vestizione”, “della cerca”, della “fiera”, della “cerimonia religiosa” dell’8 settembre, delle reiterate “processioni” per invocare la pioggia[foto].

Delineate le scene, descritte le parti, sono stati individuati i personaggi e assegnati i ruoli, tenendo conto delle caratteristiche individuali dei fanciulli. Per allestire la coreografia sono stati ricostruiti ambienti, ricercati costumi e materiali del luogo, meticolosamente raccolti con l’aiuto delle famiglie, dei parroci, di quei signori del posto che amano conservare le “fonti”.

I piccoli ricercatori sono scesi, dunque, “sul campo” per conoscere il rapporto tra i cagnanesi e la Madonna delle Grazie, per individuare i luoghi, reperire abiti e attrezzi, per trovare conferma di particolari narrativi utili per meglio entrare nel personaggio.

Durante le prove hanno vissuto momenti intensi dal punto di vista socio-emotivo, ad esempio nei passaggi della partecipazione del sogno,[1] della coralità e condivisione di eventi,[2] della processione.[3] Sequenze in cui erano evidenti la povertà materiale dell’esistenza e la sete di miracoli dei nostri nonni.[4]

Si sono, inoltre, divertiti nell’interpretare le sequenze della compravendita fruttata dalla “cerca”[5] e della “contrattazione” in fiera, dove i fanciulli si sono rivelati veri mercanti “in erba”, riscoprendo la figura del mediatore o, come si dice a Cagnano, “de lu nzanzane”.

Significativa la lettura della icona della Madonna col Bambino, tavola singolare del Quattrocento rivenuta nel convento di San Francesco.[6] I fanciulli si sono, infine, incuriositi nei momenti in cui hanno socializzato antiche espressioni e termini oggi in via di estinzione.[7]

Ancora una volta, perciò, la Federazione italiana Tradizioni Popolari ha colto nel segno, consentendo ai partecipanti di giocare “a fare la Madonna”, “il contadino”, “la moglie”, “la mamma”, “la figlia”, “il malato”. E mentre sono stati coivolti nel gioco drammatico, sono entrati nell’humus della propria terra e hanno annaffiato le proprie radici.

Nel riesumare la devozione verso Madonna, i ragazzi hanno avuto, in definitiva, l’opportunità di alimentare sia i propri processi cognitivi, sia quelli socio-affettivi e religiosi, di soddisfare il bisogno di sacro, avvalendosi del contributo della comunità.


[1] MATTEO- Quanda jeva bbella do Nnandò! Tneva nu ninn mbrazza, ch l’allattava. Steva vstuta tutta roscia e tneva nu mandell longh, largh, ‘zzurr e chjn d’ stell. Smbrava nu cel, do Nnandò! Matteo – m’à ditt:- N’avè paura! Vogghj sul ca lu popl sap ca da tropp temp stengh sola qua, mnitme a pigghià. [Quant’era bella, don Antò! Aveva il bimbo in braccio, lo allattava. Era vestita di rosso con il manto ampio, lungo, azzurro e pieno di stelle. Sembrava il cielo, don Antò! Matteo- mi ha detto- non avere paura! Voglio solo che il popolo sappia che da troppo tempo sono sola. Venite a prendermi].

[2] LIBERA (la mano alla bocca a mo’ di megafono)- Hai sentito? All’orto di San Francesco, hanno trovato il quadro della Madonna delle Grazie!

 

[4] POPOLO- Mracul! Mracul! La Madonna à fatt lu mracul/ CONTADINO (in campagna )- Piove, piove finalmente!/

AMELIA- Che sia benedetta la Madonna!

 

 [5] RAFFAELE- Coraggio, chi vuole il grano si faccia avanti, su!/ POPOLO – Io …. Io … . A me …., a me!/ BEATRICE- Io ne voglio “nu mzzett”./ NUNZIA- Io un “quartucc’”!/ RAFFAELE- Tu quanto ne vuoi, comare Ssundì?/ ASSUNTA- Due tomoli, mbà Raffaè, io ho la famiglia grande. Vedeteli [mostra i suoi figli], crescono a maccheroni e polenta.

[6]  L’indice della Madonna, rivolto verso  il Figlio, è diretto al popolo cagnanese, indicandogli la Via. Il grande manto azzurro trapunto di stelle simboleggia la sua potenza divina e le abbondanti grazie che ella può elargire. Il rosso della veste è simbolo dell’umanità sofferente. Il ventre pronunciato significa che la Madonna è anche madre della Chiesa. Immagine che vuole insegnare al popolo di Cagnano la speranza della sua fecondità, di modo che i figli dei figli crescano tuttora alimentandosi della Parola di Gesù.

[7] Sciarbcheja (balbetta), surchja (russa), strappuneja (passare la giornata alla meno peggio), ndròccl (mattarello scanalato), fazzatora (madia), cacciandr (dolce povero), quartucc, m’zzett, tumml, star… .


[1] MATTEO- Quanda jeva bbella do Nnandò! Tneva nu ninn mbrazza, ch l’allattava. Steva vstuta tutta roscia e tneva nu mandell longh, largh, ‘zzurr e chjn d’ stell. Smbrava nu cel, do Nnandò! Matteo – m’à ditt:- N’avè paura! Vogghj sul ca lu popl sap ca da tropp temp stengh sola qua, mnitme a pigghià. [Quant’era bella, don Antò! Aveva il bimbo in braccio, lo allattava. Era vestita di rosso con il manto ampio, lungo, azzurro e pieno di stelle. Sembrava il cielo, don Antò! Matteo- mi ha detto- non avere paura! Voglio solo che il popolo sappia che da troppo tempo sono sola. Venite a prendermi].

[2] LIBERA (la mano alla bocca a mo’ di megafono)- Hai sentito? All’orto di San Francesco, hanno trovato il quadro della Madonna delle Grazie!

 

[4] POPOLO- Mracul! Mracul! La Madonna à fatt lu mracul/ CONTADINO (in campagna )- Piove, piove finalmente!/

AMELIA- Che sia benedetta la Madonna!

 

 [5] RAFFAELE- Coraggio, chi vuole il grano si faccia avanti, su!/ POPOLO – Io …. Io … . A me …., a me!/ BEATRICE- Io ne voglio “nu mzzett”./ NUNZIA- Io un “quartucc’”!/ RAFFAELE- Tu quanto ne vuoi, comare Ssundì?/ ASSUNTA- Due tomoli, mbà Raffaè, io ho la famiglia grande. Vedeteli [mostra i suoi figli], crescono a maccheroni e polenta.

[6]  L’indice della Madonna, rivolto verso  il Figlio, è diretto al popolo cagnanese, indicandogli la Via. Il grande manto azzurro trapunto di stelle simboleggia la sua potenza divina e le abbondanti grazie che ella può elargire. Il rosso della veste è simbolo dell’umanità sofferente. Il ventre pronunciato significa che la Madonna è anche madre della Chiesa. Immagine che vuole insegnare al popolo di Cagnano la speranza della sua fecondità, di modo che i figli dei figli crescano tuttora alimentandosi della Parola di Gesù.

[7] Sciarbcheja (balbetta), surchja (russa), strappuneja (passare la giornata alla meno peggio), ndròccl (mattarello scanalato), fazzatora (madia), cacciandr (dolce povero), quartucc, m’zzett, tumml, star… .

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Pubblicato da su 16 marzo 2009 in etnografia garganica

 

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