RSS

I “diritti negati” degli adolescenti e le responsabilità

13 Dic

 

Le spie del malessere giovanile

 Il pubblico giovanile adolescente è stato il grande assente del convegno [Cagnano Varano, 27-29 dicembre, salone di San Francesco]ma probabimente chi l’ha organizzato aveva messo in conto questa eventualità e inteso aprire, comunque, un tavolo di confronto con i rappresentanti dei poteri istituzionali, di fatto responsabili dei “diritti negati” agli adolescenti.

Da un breve sondaggio sono venuta poi a sapere che gli adolescenti non hanno partecipato al convegno perché non avevano voglia di “sentire un comizio”, perché “non avevano tempo”, perché “l’orario non era confacente”, perché avevano “altro da fare”, perché “hanno dimenticato”, perché “non sanno nemmeno loro chi sono e cona vogliono”, perché “il convegno non potrà cambiare la realtà delle cose, tanto alla fine anche noi andremo via da Cagnano, proprio come hanno fatto altri”.

Le ultime due risposte mi sembrano significative e preoccupanti, spia di un’emergenza che richiede un’attenta lettura, pena la desertificazione dei nostri paesi, popolati sempre più da anziani, per il fatto che i giovani vanno a cercare fortuna altrove.  E se i più forti riesciranno a sopravivvere e persino ad affermarsi, i deboli e indifesi, che faticheranno a integrarsi, percorreranno una strada tutta in salita.

I gestori della cosa pubblica, amministratori e dirigenti delle istituzioni, educatori e formatori non possono far finta di nulla e illudersi che tutto vada bene. Occorre impegno a livello locale per valorizzare risorse umane e materiali, creare le premesse occupazionali, dare una mano alla progettazione, invogliare i giovani a restare, creare le condizioni affinché si sperimenti il gusto per il volontariato, l’impegno per una società coesa, sana, umana. 

 

I giovani: quale percezione?

 Se ci sforziamo di cogliere la percezione della propria condizione sociale ed esistenziale dei giovani nel mondo che cambia, notiamo che essere giovani vuol dire avere la sensazione brutta di una società senza futuro, di vivere nella marginalità, in un mondo caratterizzato dalla precarietà, assenza di modelli. Un mondo in cui la tensione morale collettiva si è abbassata. Sfiduciati e senza punti di riferimento validi, si trovano a dover costruire un proprio quadro di norme etico-sociali.

I giovani chedono aiuto:- Anche noi siamo deboli e seppure abbiamo idee, non sappiamo a chi rivolgerci, come fare perché i progetti vadano in porto e si realizzino. Perché non creare un gruppo di lavoro che si metta a disposizione dei giovani che spesso non sanno cosa e come fare? Ho fatto esperienza in un centro di prima accoglienza, dove ho visto persone istruite, esperte, a disposizione dei giovani. Noi aabbiamo bisogno di aiuto anche per trovare lavoro.

I genitori sono consapevoli del disagio giovanile:- Diciamo le cose come stanno, abbiamo il coraggio di metterci insieme e fare il “mea culpa” senza tirare acqua al proprio mulino. Stiamo andando sempre più giù!

I giovani avvertono il peso di una comunicazione disturbata. “Non c’è spazio per noi ”- gli adulti non ci ascoltano. Questo è grave nella società del terzo millennio. Appello a tutti:- Aprite le orecchie, dateci ascolto, perché non c’è società senza giovani, perché noi prendiamo il vostro esempio. I giovani possono sbagliare, a loro è concesso per il fatto che essi sono giovani, non hanno esperienze, voi invece non potete. Ognuno di voi dovrebbe afferrarci per mano, guidarci. Ci rimproverano che vogliamo cambiare il mondo. È certo che vogliamo cambiare il mondo. Vi sembra un mondo decente questo che ci state consegnando?

Chiusi in una sorta di “limbo”, fuori dalla cittadinanza-partecipazione, il giovane si preclude anche la possibilità di condividere i valori della disponibilità e solidarietà.

I nostri giovani sono sempre più in preda dell’industria culturale di massa che li utilizza come merce, usando la loro immagine per alimentare il consumo. – Avete mai visto in TV giovani in spettacoli seri?

Di fronte a scenari sociali e formativi senza futuro, i giovani rispondono con la contestazione e con la protesta sviscerata ma anche con il silenzio, ripiegandosi in se stessi, oppure assumendo comportamenti anticonformistici, di cui sono espressione i linguaggi dei piercing, tatuaggi, droga, libertà sessuale, libertarismo. Di questo scenario sono complici le istituzioni: famiglia, scuola, gli enti locali, associazioni, industria culturale.

  

Input alla famiglia

Bisognerebbe recuperare il significato e il senso dell’educare, inteso sia come e-ducere, tirare fuori maieuticamente, sia come e-ducare, condurre, guidare, coltivare. Un compito che spetta primamente alla famiglia, quindi e collateralmente alle altre istituzioni non formali (parrocchie, associazioni, gruppi) e formali (scuola).

L’educazione è un processo fatto di buone pratiche, orientato alla crescita cognitiva, affettiva, sociale e morale del soggetto umano. A tal fine, occorre riflettere anche sul modello educativo della società dei consumi, fondato sull’avere, sulla competizione negativa, sull’individualismo e sull’isolamento; ridisegnare – se si crede- un nuovo progetto educativo incentrato sull’interiorità dell’essere, sul rispetto umano, sulla valorizzazione della diversità, sui diritti dell’uomo (alla vita, alla salute, al lavoro).

Un progetto che prevede l’alleanza di famiglia e scuola, enti locali e mondo delle associazioni, che devono convergere sui valori condivisibili, sugli insegnamenti e tradizioni da trasmettere alle nuove generazioni mediante l’inculturazione.

Progetto che dovrebbe essere elaborato sin dal concepimento della vita, coltivato con cura, per realizzare le inclinazioni naturali dei bambini e delle bambine, senza usare i figli come strumento per riscattare la propria posizione sociale, utilizzando il tempo necessario.

Oggi i bambini, sommersi da regali e giochi che probabilmente non hanno il tempo di usare, non riescono a sperimentare il gusto di fare da sé. Ottengono e pensano di avere tutto o quasi, purché non “diano fastidio”, diventando, di fatto, più fragili e chiudendosi in sé di fronte agli ostacoli.

Non farà  meraviglia se, anche quelli che da piccoli sembravano docili e ubbidienti, appena adolescenti, tireranno fuori tutto ciò che, da bravi bambini, avevano rimosso. Stretti tra l’incudine e il martello, il desiderio di camminare da soli e il bisogno di aiuto e riconoscimento, s’incamminano verso una nuova identità. In questo processo conta molto il punto di vista del gruppo amicale, ma quando gli amici non sono affidabili, corrono il rischio di deviare. Di qui le paure, sia di chi è impegnato a crescere, sia dei grandi.

Anche il mondo adulto, d’altro canto, non è esente da problemi: crisi per problemi di coppia e di comunicazione, bisogno di sentirsi giovani, conflitti di ruolo, soldi che non bastano, lavoro che non c’è e che, quando c’è, mal si concilia con le esigenze della famiglia e dei figli. 

Purtroppo sui figli, che non hanno facoltà di scegliersi i propri genitori, e sulla loro crescita, pesa il clima che si respira in famiglia. Accade perciò che, come il cane che si morde la coda, i figli siano scontenti dei padri e questi dei figli, le famiglie disturbate e la società malata.

Il problema dei giovani è complesso, molto più che in passato, per tanti motivi che sarebbe lungo spiegare. Uscire dal circolo vizioso si potrebbe, intervenendo, però, contemporaneamente su ogni anello del sistema educativo, a partire dal micromondo familiare, e, siccome genitori non si nasce, c’è bisogno di formazione anche per diventare mammae e papà consapevoli.

 

La responsabilità degli enti locali

Gli enti locali sono corresponsabili del disagio giovanile, quando disattendono gli impegni della progettazione e del governo del sistema formativo. Dal punto di vista pedagogico, dovrebbero essere in grado di leggere i bisogni della società presente e futura e prospettare soluzioni adeguate; sotto il profilo istituzionale, dovrebbero favorire l’integrazione attraverso il governo e  la gestione delle risorse formative pubbliche e private, scolastiche ed extrascolastiche; dal punto di vista culturale, dovrebbero governare [coordinare, raccordare, elevare i livelli di prestazione, fare da regia, per favorire il processo di integrazione e democratizzazione] le risorse e i servizi, che progettano e attuano interventi per la formazione.   Concretamente si tratta di investire nei servizi socio-culturali (centri di aggregazione degli adolescenti e dei giovani).

 

Le opportunità del "terzo settore"

L’ente locale dovrebbe fare leva sul terzo settore, cogliere le opportunità offerte dalle Associazioni cattoliche e laiche, sussidiarle economicamente perché sono strumenti utili per favorire le relazioni, leaggregazioni sociali, il decondizionamento culturale, la fruizione e la produzione di nuova cultura, l’autostima, il movimento e la comunicazione. Nel sussidiarle, però, non dovrebbe assumere la logica clientelare, né lasciarsi ingabbiare dai condizionamenti ideologici dei partiti, ma vagliare le proposte intezionalmente formative, verificare i risultati, in modo che non si abbia a pensare:- Prendono i contributi. Che cosa danno ai ragazzi?  A livello di amministrazione manca il controllo. Ognuno pensa a coltivare il proprio orticello. 

Anche quando le sperienze sono positive, manca il raccordo, come risulta dalla seguente testimonianza:- Sono un giovane di Cagnano, sempre vissuto a Cagnano e questa sera voglio dire che qui a Cagnano siamo messi male. […].  Ci sono associazioni, c’è gente che opera, però, devo dire che queste esternazioni sono strumentalizzate e politicizzate, dietro le persone ci sono interessi privati. Lavorare per il sociale significa mettersi a disposizione, impegnarsi senza chiedere nulla in cambio. A tale proposito sono orgoglioso delle esperienze della nostra associazione e lo voglio dire in maniera forte, un’associazione che opera da quattro anni, che ogni anno conta mediamente cento ragazzi iscritti e siamo insieme uniti per la passione per il calcio senza chiedere in cambio nulla. Allora il problema è proprio questo. Le idee ci sono, i porgetti ci stanno. È nescessario che ciascuno si deve impegnare.

 

Patto educativo: Idee e proposte

Probabilmente i convegni sono una realtà assurda per i giovani adolescenti e occorre inventarsi strategie più allettanti per stimolare la partecipazione. Dai numerosi interventi registrati soprattutto in terza serata, emerge, in ogni caso, una questione giovanile.  E siccome i giovani sono anche il riflesso della società, dovremmo chiederci, dove abbiamo sbagliato e come possiamo rimediare senza perdere altro tempo.

Il convegno è stato perciò utile, perché durante le tre serate un considerevole numero di adulti, rappresentanti delle associazioni, dell’amministrazione comunale, parroci, educatori, docenti, mamme e papà e parte dei giovani hanno condiviso un medesimo spazio, cercato di interagire e di comunicare, prospettato soluzioni.

Molte le proposte: cancellare la parola:- vai! Fa star male, partire dalla famiglia, perno delle iniziative socio-culturali, insistere sull’educazione, porsi in soluzione di continuità, promuovere il benessere inteso come qualità della vita dei giovani e soprattutto dei più deboli, curare la formazione, accrescendo le conoscenze e le competenze dei formatori coinvolti nel patto educativo (genitori, operatori socio-culturali, educatori, associazioni), sostenere la genitorialità della Chiesa per rispondere al bisogno d’amore, far nascere un gruppo interistituzionale; organizzare servizi, spazi sportivi, ricreativi, di comunicazione e informazione, stendere il piano dell’offerta educativa territoriale, promuovere la rivoluzione della mentalità, smettere di stare da soli, favorire l’aggregazione che non ingabbi, l’incontro e il dialogo intergenerazionale, raccordare i contesti (formale, non formale, informale), attivare la progettazione partecipata e politiche giovanili nel territorio, individuare e utilizzare in modo efficace le risorse umane e materiali del territorio, creare cooperative dove i giovani possano trovare spazi di partecipazione, aggregazione, aiuto ai soggetti indifficoltà (bambini, diversamente abili, anziani), fare volontariato e attivare laboratori (sportivi, drammatizzazione, canto, musica, cinema), per esercitare la manualità, valorizzare le risorse nascoste dei giovani, specie di chi ha fatto esperienze.

Grazie, dunque, a don Luca e a don Salvatore, parroci di Cagnano Varano, promotori dell’iniziativa.

 

 

Advertisements
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 13 dicembre 2008 in psicopedagogia

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: