RSS

Quando la “diversità” arricchisce: tranche de vie per l’ed. interculturale

15 Set

 

 

 

Ho conosciuto una giovane rumena di cui mi piacerebbe parteciparvi un pezzo di vita, a mio avviso molto significativo, utile a contrastare e, soprattutto, a prevenire la formazione di stereotipi e pregiudizi sugli stranieri.

Conosceremo questa donna attraverso le sue risposte alle mie domande aperte, volte a scoprire tramite la sua testimonianza, il valore di una “cultura altra”, per il fatto che é diversa dalla nostra, ma non meno importante, ricca anch’essa di valori, riti, miti, storia, tradizioni.

"Tranche de vie" utile per comprendere l’importanza dell’educazione interculturale, che viene a porsi al centro di quel processo di comprensione e dialogo tra i popoli, sempre “in fieri” e attualmente minacciato.

Storia da cui emerge la condizione dell’immigrato, un soggetto che vive in bilico tra due culture: quella d’origine, alla quale rimane legato, simbolicamente e affettivamente (soprattutto alla rete familiare e parentale,) e quella del paese ospitante, di cui subisce il fascino. Una persona in difficoltà, alla continua ricerca di se stesso o, comunque, di un nuovo sé.

Per agevolare la vita di questi stranieri, è opportuno che le istituzioni sociali, politiche e culturali si muovano sinergicamente, articolando gli interventi, incentrandoli sull’accoglienza, comunicazione, organizzazione e progettazione, come in diversi casi si è cominciato a fare.

Passo perciò la parola a Bianca Laura Strîlcîuc, una giovane piena di vita, sensibile, istruita, fortemente intuitiva, che vive in Italia da circa due anni e che ho avuto il piacere d’incontrare a Casa Sollievo della Sofferenza, Nefrologia, di San Giovanni Rotondo nel mese di marzo.

Ha 31 anni, una laurea in giurisprudenza e non disdegna alcun mestiere: assiste, infatti, gli anziani e fa la baby sitter, impartisce lezioni d’inglese a italiani e stranieri, fa la cameriera nei ristoranti e le pulizie di casa. Nel frattempo consolida l’italiano, di cui – come avrete modo di constatare – ha buona conoscenza, frequentando la “De Bonis” del paese ospitante.

È in Italia per dovere di figlia, dato che ha il papà in pensione per invalidità e con poco meno di 100 € mensili non riesce a soddisfare le esigenze di una famiglia di sei persone, e perché vorrebbe realizzare un sogno: una casa di 100 mq, sul suolo che il sindaco della sua città ha deciso di donare ai giovani.

 

 

– Appena giunta in Italia, cosa ti ha colpita?

– Mi facevano domande stupide, alle quali a volte rispondevo. Mi chiedevano, ad esempio: – Che cos’è una TV? Hai mai visto una televisione? Gli italiani pensano: – Sei straniero e, perciò, sei anche stupito. Se poi si accorgono che sei un po’ intelligente, che capisci le cose, che puoi insegnarle anche a loro, aiutandoli a fare meglio, non accettano il tuo suggerimento. Solo dopo tanto tempo, si ricredono. Gli italiani pensano che noi rumeni siamo indietro.  Romania non è proprio misera: c’è gente che sta male, è vero, ma non siamo neanche poveri poveri. Ci sono quelli ricchissimi e quelli poverissimi, che non riescono ad arrivare neanche alla fine del mese.

Quali differenze più evidenti trovi tra gli italiani e i rumeni?

– La gente è uguale dappertutto, solo che noi rumeni siamo più solari, più ospitali nei confronti degli stranieri. Se vai in Romania e la macchina si blocca per strada, la gente si ferma, ti aiuta, ti ripara anche l’automobile. I rumeni farebbero qualsiasi cosa per farti stare bene.

Parli bene l’italiano. Quando? dove l’hai imparato?

– Qui in Italia. Se conosci diverse lingue è più facile. Io conosco il rumeno, l’inglese, un po’ di tedesco e di spagnolo e ora anche l’italiano. L’ho imparato qui, a San Giovanni Rotondo, dove sto da due anni, vado anche a scuola per conoscere meglio la lingua.

Dove vivi attualmente? Con cosa ti mantieni?

– Vivo presso una famiglia molto brava. Margherita è la mia mami due. Con me c’è anche la mia sorella gemella, che fa assistenza alla mamma di Margherita. Faccio un po’ di tutto: le pulizie, stiro, do lezioni d’inglese, faccio sei ore a settimana di italiano. Prima ancora ho lavorato ai ristoranti.

Perché sei venuta in Italia?

– Sono venuta in Italia perché ho avuto delle disgrazie in famiglia: l’incidente stradale di mia madre, prima, la malattia di cuore di mio padre, dopo. Prima stavamo bene. Papà faceva il rettificator di automobili. Era ricercato per il suo lavoro e guadagnava abbastanza. Ci ha fatto studiare tutte le figlie.  Abbiamo anche una casa in montagna. Poi, con meno di 100 € al mese di pensione d’invalidità si faticava ad arrivare alla fine del mese: papà, mamma e quattro figlie femmine. Io e mia sorella abbiamo perciò pensato di venire in Italia. Riesco anche a fare dei risparmi e a mandarli a casa. Voglio costruire una casa per me sul suolo che il sindaco del paese mi ha dato.

Tanti giovani rumeni vanno via da Romania perché la paga è umile. Due anni fa era l’equivalente di circa 100 € mensili. Le medicine, l’abbigliamento, il cibo, i servizi (luce, telefono, riscaldamento) costano. Il giorno prima ti chiedi che devi mangiare domani: si lotta per la fame.

Anche se la mia famiglia non era tanto povera, ho visto gente povera povera, che non aveva niente da mangiare. In ogni famiglia rumena c’è almeno un figlio che sta fuori, per aiutare la famiglia, se no non ce la fa.

Quando c’era Ceauşescu c’erano i soldi, ma non potevi comprare, perché non c’era niente nei negozi. Ora c’è tutto, ma non ci sono i soldi.  Me lo dice spesso mio padre. Al tempo di Ceausescu dovevi lavorare per forza. La polizia ti controllava. Se tu non lavoravi, iniziavi a pensare, a parlare con gli amici e questo non stava bene. Dal 1989, con la fucilazione del dittatore, è iniziato un periodo di caos. Fino al 1994, con tutto quel disordine, si stava, tutto sommato, bene. Poi, con la Repubblica democratica e la Comunità europea, le cose sono cambiate. La democrazia è stata capita male, ognuno faceva quello che voleva. Anche i ragazzini per strada dicevano ad alta voce le parolacce e se qualcuno li sgridava, dicevano: – Lsciami stare, posso fare quello che voglio!

Nel frattempo cosa è cambiato? Alcune fabbriche e miniere sono state chiuse e poi sono state comprate con pochi soldi, o sono state vendute agli stranieri. In una città di minatori, tutti gli abitanti sono rimasti disoccupati dopo la chiusura delle miniere. Alla fine, chi stava prima al potere, i compagni si sono arricchiti, per gli altri la miseria. Poi, non so cos’è successo.

                     Come ti senti trattata nel lavoro?

                     Dicono: sei straniera e perciò anche se posso insegnare inglese non mi chiamano o, se mi chiamano, mi pagano di meno, perché sono straniera. Tutti cercano stranieri perché pagano meno.

                     Hai nostalgia del tuo paese?

Il primo anno è stato più difficile, perché non avevo amici. Ora ho alcuni amici, ma mi manca mio paese. Mi manca mio padre, una persona intelligente, che sa tutto di tutto, come un dottore, come un professore. Ha in casa le mappe di tutti i continenti. Quando stava bene ci faceva viaggiare. Ci ha mandate tutte a scuola. Io ho frequentato 8 anni di scuola generale [ l’equivalente della primaria e media inferiore nostre], 5 anni di liceo e 4 di giurisprudenza.

Papà ci ha insegnato ad essere autonome. A 12-13 anni ha mandato me e le mie sorelle dai nonni paterni, che abitavano in Bucovina, a nord-est della Romania, 1 giorno di viaggio da Sibiu, il mio paese, per vedere come ci gestivamo da sole.

Ho nostalgia della mamma,che tiene sempre unita la famiglia. Senza di lei siamo tutti persi, a cominciare da mio padre. Me la ricordo sempre in cucina

Rimpiango la Seva, l’odore di terre e foglie che emana la mia terra d’estate, quando la neve si scioglie. Rimpiango la mia casa e le passeggiate in montagna, che facevamo insieme agli anziani. Ho nostalgia degli amici, compagni di scuola che ho lasciato. Rimpiango le tradizioni che non posso coltivare.

 

– Ad esempio?

– Ad esempio da noi in questo periodo si sente che è Pasqua, qui no. Si sente che arriva

Pasqua attraverso le pulizie, che fanno le donne in casa. Vai a confessarti. Dalla mezzanotte di venerdì santo mangi poco e qualcuno non mangia per niente, fino alla comunione pasquale, quando mangi il paşti, il pane e il vino preparato con la farina, l’olio e il sale della comunità. Nel periodo pasquale si decorano le uova sode e si vendono abbastanza bene ai turisti. Noi le mangiamo in domenica di Pasqua, dopo la messa di Resurrezione. Il giorno dopo Pasqua i giovani spruzzano con profumi le ragazze e queste donano dolci o un bicchiere di vino. In Romania seguiamo le tradizioni. Da noi la domenica non si lavora per niente: non si lavano neanche i panni, il pranzo si prepara il giorno prima. Mi mancano tutte questi riti. Questo, però, non in tutta Romania, ma in mia provincia che è di religione ortodossa. Ci sono anche cattolici e altre religioni in Romania.

 

– Cosa pensi degli italiani?

– La prima cosa che mi viene in mente è che gli italiani pensano sempre a mangiare. Il primo pensiero è: – Cosa mangiamo oggi? Quando mangiano a casa risparmiano: non si deve buttare nulla! Quando vanno al ristorante fanno tanto spreco. L’ho visto, quando ho lavorato al ristorante, dove si buttano piatti che non sono stati toccati per niente. Penso che gli italiani sono anche un po’ tirchi, non nel senso cattivo del termine. Non tutti, però, anche se ho incontrato persone tirchie tirchie, che facevano storie per un centesimo. Penso che i giovani di qui rispettano poco gli insegnanti, vanno a scuola con i pantaloni a vita bassa. In Romania i professori non ti ricevono se sei vestita in un certo modo. Anche il modo di parlare con i professori è da noi più rispettoso. Penso che gli italiani sono rumorosi: quando sono arrivata a San Giovanni Rotondo, alle sei di mattina ho sentito tanto chiasso in strada. Mi sono affacciata alla finestra e mi sono accorta che era solo giorno di mercato. Ho notato che i vicini di casa sono molto curiosi. Penso che gli italiani mangiano molta pasta, come noi  mangiamo molta verdura.

 

Un giudizio sui rumeni?

– Quando ero bambina per le strade del villaggio di mia nonna passava un banditore, che, battendo il tamburo, richiamava l’attenzione delle persone e diceva:

                     Lume, lume [gente, gente]

domani mattina si fa riunione

per rumeni alle 7,30

per ungheresi alle 7,45

per tedeschi alle 8,00.

 

Tre orari diversi per comunità, che convivono a Sibiu e che hanno diverso senso della puntualità. I più precisi- si sa – sono i tedeschi.

Penso che della Romania in genere si parla male e questo a me non piace. Non si dice, però, che Sibiu [Hermanstadd] è stata eletta capitale della cultura europea 2007, non si parla dei suoi bei monumenti medievali, delle sue bellezze paesaggistiche, della bontà e semplicità della gente.

 

Che cosa pensi della relazione stranieri/ prostituzione spaccio/?

– Penso che in Romania ci sono ragazze che vogliono andare fuori e c’è gente che le sfrutta promettendo un posto di lavoro, però non è così, perché le mette sulla strada. Da Romania le ragazze non sanno a cosa vanno incontro. Vengono con câini cu colaci în coada, vale a dire con l’idea che possono trovare in Italia anche “i cani con le ciambelle nella coda”. Quelli che si chiamano tra amici, invece, sono puliti. Certo c’è anche gente che viene proprio per questo [prostituirsi] e gente che viene e, non trovando, lavoro fa questo. Se lo fa per sopravvivere, non può essere condannata. Metti che ha i bambini, che a casa ha una situazione insostenibile, … .

Riguardo alla relazione stranieri- spaccio, devo dire che tra rumeni non si sente parlare tanto di spaccio di droga.

 

Progetti per il futuro?

– Da noi nessuno ti dà la possibilità di fare, di mettere in pratica quello che sai: i miei ex compagni di università avevano idee, ma quando d’estate torno a casa per pochi giorni sono io che regalo qualcosa. Loro non hanno i soldi per offrirti neanche una tazza di caffé. In Romania, se non hai soldi, nessuno ti aiuta. Per fare pratica (due anni) bisogna pagare 20000 € a studio per praticandato. Io non li avevo questi soldi e sono andata via.

I miei sogni? Primo: vorrei che mi riconoscessero la laurea qui in Italia, poi voglio fare un master in diritto internazionale, perché vorrei fare qualcosa per gli stranieri. Vorrei aprire un ufficio per le immigrazioni, perché in genere gli stranieri non sanno niente di niente. Vanno dai commercialisti per una pratica, per documenti o per cercare lavoro, e pagano 1000 €. C’è gente che dice: – Io ti trovo lavoro, però il primo stipendio è mio. È troppo uno stipendio! Queste cose le fanno però rumeni assieme a italiani. Sogno ancora di avere una vita normale e una famiglia.

 

– Il più grande insegnamento?

– L’ho avuto quando ero al mio paese. Ho lavorato in ospedale, perché all’inizio volevo fare il

medico. Là ho incontrato un anziano dottore, una fonte inesauribile di conoscenza, dal quale ho imparato tante cose di fisioterapista, ma soprattutto questo insegnamento:- Non ti accontentare mai di quello che sai, impara sempre di più e vai sempre avanti. E io non dimentico mai.

 

Advertisements
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 15 settembre 2008 in Donne

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: