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L’agonia feudale e la scalata dei “galantuomini”

15 Set

 

 

 

LEONARDA CRISETTI GRIMALDI

ED. Il Rosone 2007

tomi 1 e 2, pp. 350, € 35

 

Abstract. La ricerca storica prende atto del cambiamento del regime possessorio della terra di Cagnano e della conseguente stratificazione socio-economico-culturale, nell’arco di tempo che va dal tramonto del feudalesimo alla vigilia del primo conflitto mondiale. Il libro è diviso in due tomi: il primo analizza  terre e possessori al tramonto dell’età feudale  [1741-1813]– recuperando attraverso i dati catastali dell’Onciario e del Murattiano aspetti antropici, demografici ed economico-culturali, nomi di principi e cittadini, mestieri e toponimi legati a questa terra; il secondo affronta le questioni demaniali locali originate a seguito delle leggi  francesi, che intesero cancellare la feudalità [1813-1913]. La microstoria è costantemente raccordata agli eventi nazionali ed europei,  per trovare legittimazione, evidenziando analogie e differenze.

Emerge che nell’Epoca moderna, il tenimento di Cagnano si caratterizza come demanio universale, destinato al pascolo e alle colture, comprendente le Difensole, le Paludi e il Puzzone, come demanio ecclesiastico, costituito dai terreni seminativi della chiesa madre, cappelle, badie e conventi, siti nelle zone più pianeggianti, in cui sono praticate le colture specializzate della vite e dell’olivo e quelle cerealicole, come demanio ex feudale, che comprende quasi tutti i terreni pascolatori.   Nel 1750 – allorché il catasto Onciario è quasi completato-  nella terra di Cagnano ci sono anche libere proprietà in mano a privati, ubicati in genere intorno all’abitato.  Tutto il tenimento di questo comune del Gargano nord – che oggi riguarda una superficie di circa 15875 Ha – è, comunque, nelle mani di tre grandi possessori, esponenti della nobiltà, rappresentata dal principe – duca Brancaccio, [intestatario della Terra detta di Cagnano] e dal duca Zagaroli [proprietario della Difesa della Regia razza delle Giumente], e degli ecclesiastici,  rappresentati dai Canonici Regolari lateranensi di Santa Maria di Tremiti, che vanta il possesso della difesa San Nicola Imbuti, sul lago di Varano.

A Cagnano fino al 1806 si estende, inoltre, la giurisdizione della Dogana della mena delle pecore: esiste, infatti, una posta sin dal 1489, nata a seguito di  una convenzione stipulata tra il signore feudale di detta terra, Giovanni Paolo della Marra, e la Regia Dogana di Puglia. Il demanio di Cagnano è, pertanto, fruito anche dalle pecore dei cittadini abruzzesi. L’economia del territorio, però, non si basa solo l’attività della pastorizia, ma  anche sull’agricoltura. I cittadini, infatti,  nonostante il  condizionamento dell’Amministrazione della Dogana, si ritagliano col tempo spazi da coltivare, procedendo anche illegalmente e inglobando persino i tratturi, già prima delle leggi eversive, modificando lo scenario delle campagne. Le principali attività economiche  a Cagnano sono, in ogni caso,  fondamentalmente tre, includendo la voce della pesca, data la presenza del Lago di Varano. Va ricordato, però, che fino al 1700 i cittadini del luogo non traggono grande vantaggio da questa risorsa, per gli intralci, sia della chiesa, sia dei baroni, i quali, appellandosi ad antichi privilegi, ostacolano per lungo tempo l’atavico diritto di pesca.

Il tentativo di sbilanciare l’economia a vantaggio della pastorizia, è tuttavia molto forte, anche nel decennio francese, allorché con l’abolizione della feudalità, la confisca e vendita dei beni della chiesa e con la quotizzazione, diversi cittadini entrano in possesso di estese superficie pascolatorie e adatte alle colture, in molti casi usurpandole, dando così un’accelerazione al processo di privatizzazione delle terre, per cui il volto dei paesaggio agrario si modifica ulteriormente.

Il territorio ex feudale dei Brancaccio fa gola a non pochi cittadini, i quali ben presto occupano e circoscrivono con muri a secco e siepi spazi sempre più estesi, precludendone l’accesso ad altri. La negazione degli usi civici  fruiti in passato dalla popolazione e l’errata e/o mancata divisione delle terre, sono alle base delle questioni demaniali di Riseca, Parchi e Mezzane,  le quali provocano non pochi disagi di natura sociale ed economica e persino delle ribellioni. Proteste che si acuiscono nell’ultimo ventennio, tanto da far pensare che si stava meglio quando si stava peggio. Tali questioni si porteranno avanti per tutto il secolo XIX e resteranno ancora accese alla vigilia del primo grande conflitto mondiale, inducendo a dubitare sulle idee di progresso, libertà e uguaglianza coltivate da alcuni con la venuta dei francesi.   La situazione possessoria della terra tipica dell’Italia meridionale medievale e moderna, in ogni caso, cambia, affidando  agli emergenti il compito di scrivere una nuova pagina di storia. 

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Pubblicato da su 15 settembre 2008 in Libri

 

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