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Santa Barbara, chiesa dell’Imbuti

14 Set

 

      

     La chiesa di santa Barbara è costruita nel 1920, come attesta la scritta in facciata, per consentire ai militari e ai civili residenti nell’area dell’idroscalo di San Nicola Varano (o Imbuti) di partecipare al culto.

 

     È situata in posizone frontale rispetto a viale Irene, a sinistra della strada provinciale Bivio San Nicola Varano- Capojale, da cui si accede.  Per arrivarci, bisogna percorrere un sentiero, passando tra gli ulivi. Si presenta in condizioni statiche compromesse, soprattutto nel solaio, pressochè inesistente.

 

     È lunga 30 mt, larga 17 mt, alta mt 10. Occupa una superficie di 510 mq. La struttura portante è in mattoni pieni, il pavimento e l’intonaco sono cancellati. Esternamente domina il giallo dei mattoni di argilla gialla, che rivestono la chiesa, interrotto dal bianco delle colonne e dal rosso-marrone del tetto.

 

     Per entrarvi si fatica un po’, per via di alcuni scalini rotti e altri mancanti. Sull’ultimo gradino, a destra e a sinistra del portale, poggiano due colonne a base circolare con capitello corinzio. A destra e a sinistra delle due colonne, dal centro verso l’alto, sono due nicchie rettangolari con sommità ad arco semicircolare.

 

     Alla sommità del portale è ancora visibile la scritta “S. Barbarae, aer. Aec. Classium patronae”, dedica a Santa Barbara, protettrice delle forze militari aeree e navali. Sopra l’arcata d’ingresso della chiesa è una finestra tonda e forata, con sei luci a forma di settore circolare, posizionata tra due esili colonnine, anch’esse cilindriche.

 

     La facciata termina con un timpano arricchito da quattordici colonne sormontate da capitelli corinzi, su cui poggiano undici archi. All’apice del timpano una croce in ferro che le intemperie hanno piegato in avanti.

 

     Entrando si notano tre navate divise da sei colonne a base quadrangolare, tre per ciascuna navata. Quattro di esse sono ornate con capitello. Sei finestre circolari, situate sulle due pareti laterali, illuminavano un tempo la chiesa [ora scoperchiata].

 

   In fondo alla navata centrale, su di un piano leggermente rialzato, è l’abside semicircolae in cui doveva essere situato l’altare. Al suo posto è un fico. A destra dell’abside è un piccolo vano-sacrestia, a sinistra una scalinata di 55 scalini, che conduce al campanile, ancora in buone condizioni. Sotto la scalinata è un altro piccolo vano. Le quattro facciate del campanile preseentano due bifore per ciascuna. La copertura del tetto realizzata in legno manca quasi del tutto.

 

 

Ai primi anni del XXI secolo risale il progetto della STU [Società di Trasformazione Urbana], intenzionata a realizzare nella penisoletta dell’Imbuto un villaggio turistico, progetto che vive probabilmente una fase di ripensamento, mentre l’antica cella benedettina, gli edifici dell’ex idroscalo intestato a Ivo Monti e  la chiesa di Santa Barbara chiedono di non essere cancellati dalla memoria. 

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Pubblicato da su 14 settembre 2008 in luoghi della memoria

 

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