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San Nicola Varano, idroscalo della Regia Marina

14 Set

 

 

L’idroscalo di San Nicola Imbuti nasce per motivi di difesa e precisamente per consentire alle squadriglie aeree impiegate nella guerra del basso e medio Adriatico di effettuare soste e riparazioni, e  per l’insegnamento del pilotaggio degli idrovolanti e per contrastare gli attacchi nemici. Gli austriaci avevano, infatti, basi aeree e navali a Cattaro, in Iugoslavia, a un centinaio di km dalla Puglia. Tra Marisabella (Bari) e Ancona, San Nicola Imbuti sembra occupare una posizione strategica. Il sito, che, oltre all’appendice che forma l’insediamento dell’idroscalo, comprende mille metri di sviluppo di costa,  diviene, perciò, possesso del demanio Marittimo e  della Difesa dello Stato.

 

Agli anni 1918/1920 risale la ultimazione della base militare per gli idrovolanti, mentre i lavori secondo testiminianze orali iniziano nel 1913. L’idroscalo comprende una trentina di edifici in stile coloniale, che versano in uno stato di degrado, tranne una palazzina, restaurata cinque anni or sono e – purtroppo-  non resa funzionale, tanto da meritarsi l’appellativo di “cattedrale nel deserto”.

 

Edifici maestosi, ben allineati, a più piani, con porticati e ampie finestre, collocati in gran parte lungo Viale Irene, tra cui emergono quelli “del Comandante”, (855 mq di superficie di pianta e 22 vani), “del Principe”, sede degli uffici,  sormontato da un cupola con tricolore, (780 mq, 26 vani), quelli che inglobano l’ex monastero, l’ospedale, … , insieme ad altre costruzioni secondarie, adibite  a forni, a sala barba e docce, lavatoi, ricoveri, scuderia, produzione del ghiaccio, spazi che dimostrano la grandiosità del progetto.

 

Il programma dei lavori eseguiti durante la guerra fa parte, infatti, di un progetto più grande, che comprende l’impianto di diverse batterie antiaeree e costiere lungo tutta la costa da torre Mileto a Manfredonia alle Isola Tremiti, la costruzione di un porto militare a Capojale, la bonifica del lago Varano, la costruzione di strade, di una linea telefonica  e di un tronco ferroviario,  lo studio per il rifornimento di acqua potebaile nel tratto Capojale-San Nicola Varano, l’acquisto di terreni intorno al lago per favorire la colonizzazione interna e migliorare l’industria della pesca.

 

Nel 1917, allorché vi stazionano gli ufficiali, che compiono operazioni di volo con gli L3, l’idroscalo ha ospitato l’ammiraglio Thaon de Revel, come si evince dai documenti fotografici. C’è  chi sostiene che sia stato visitato anche dal re Vittorio Emanuele III.

 

Ivo Monti, tenente macchinista aviatore della Regia marina decolla da San Nicola Varano con la sua squadriglia e compie diverse operazioni, ma il 2 giugno 1918 non fa più ritorno da Lagosta, isola slava sotto il controlo nemico. Il Foglio d’ordine del Ministero della Marina, in data 23 giugno 1921, stabilisce che la stazione idrovolanti di San Nicola Varano porti il nome di Ivo Monti, “che perde gloriosamente la vita in servizio aereo, per l’entusiasmo, la scienza e la conoscenza dell’organizzazione e valore del servizio aeronautico evidenziati durante la guerra navale”. Ordina, quindi, di apporre una targa, accompagnandola da una degna funzione. Epigrafe che ciascun visitatore può leggere, incisa sull’elica di marmo fissata sulla parete dell’edificio detto “del comandante”.

 

Cessata la “grande guerra”, vanno in fumo anche gli altri progetti. Nel 1936 si effettuano alcuni lavori di sistemazione dell’idroscalo, si demoliscono gli hangar, si costruisce il banchinaggio. Negli anni del secondo conflitto mondiale a San Nicola opera una sezione d’idrosoccorso con due Cant 506 Airone. La cronaca parla si salvataggio di militari inglesi al largo dell’Adriatico, di recupero in mare di un pilota italiano e di altri naufraghi.

 

Dell’ex idroscalo, che vanta di aver svolto importanti funzioni, oggi restano solo edifici fatiscenti, immersi in un silenzio preoccupante, interrotto solamente dai muggiti degli armenti che vi pascolano. I terreni dell’Imbuto, una volta cessato il conflitto, passano in mano a privati e/o usurpatori.  

 Ai primi anni del XXI secolo risale il progetto della STU [Società di Trasformazione Urbana], intenzionata a realizzare nella penisoletta dell’Imbuto un villaggio turistico, progetto che vive probabilmente una fase di ripensamento, mentre l’antica cella benedettina, gli edifici dell’ex idroscalo intestato a Ivo Monti e  la chiesa di Santa Barbara chiedono di non essere cancellati dalla memoria. 

 

 

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Pubblicato da su 14 settembre 2008 in luoghi della memoria

 

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