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Quando il silenzio si fa poesia

21 Lug

Recensione Leonarda Crisetti (16.11.2005 )

Sul fenomeno religioso, su questo sentimento universale, per il fatto che tocca proprio tutti i cittadini del mondo, e particolare, per le differenti forme di culto e ritualità, sulla riscoperta sempre nuova di Dio creatore dell’Universo, s’incentra l’ultima pubblicazione di Francesco Bocale, dal titolo invitante e provocatorio Quando il silenzio si fa poesia, ed.GR, SRL- Besana in Brianza (MI).

Poesie che tracciano il percorso degli ultimi quattro anni di vita dell’autore, che vedono Francesco impegnato nella riscoperta di significati, di un nuovo modo di esistere, nella ricerca di quel senso che può rinvenirsi solo in Dio. Ricerca agevolata dal dolce sostare nel silenzio della contemplazione dei monasteri benedettini della Brianza e, soprattutto, dalla capacità di porsi in ascolto, di veicolare il silenzio attraverso versi ben curati. La preghiera si scioglie nel canto, inno di gratitudine, grido d’aiuto, stupore di bambino– dichiara Francesco Bocale nelle poche note introduttive.

Nella cornice dei monasteri benedettini, voluti in luoghi appartati e silenziosi, un tempo impervi e abbandonati, per insegnare l’amore per l’ulivo e per la vite, per pregare e contemplare la misericordia di Dio, Francesco Bocale sente alitare forte la presenza del Creatore e la restituisce con  versi conditi di metafore, personificazioni, parole scelte con cura: lasciami piantare la mia tenda/ al riparo della Tua misericordia/ perché la mia anima è affamata di te. [Dolcezza di padre]; Fammi volare nel tuo cielo [Al Lui], Fammi ascoltare la Tua voce, Signore,/ parlami nel cuore del mio sonno/ [La Tua voce] … .

Un silenzio interrotto dal concerto dei galli che gareggiano per svegliare l’alba e vestirla d’argento, dei passeri col vociare gioioso, delle cince mattiniere che danzano sui tetti, delle ghiandaie che starnazzano eccitate … .

Contesto dove il buio e lungo silenzio della notte s’illumina col chiarore della luna e delle stelle, alternandosi ai colori mai accesi, dell’alba e del tramonto. Un ambiente di trame fatte di marcite, di papaveri e pioppi, ma soprattutto del dolore mai spento provocato dalla lontananza, che vuole il figlio separato dalla madre sola nel suo paese natio. Lo sfondo della solitudine, della sofferenza, della fragilità e della spiritualità e della gioia: i temi cari a Francesco Bocale, i temi dell’esistenza, che orientano l’uomo verso Dio.

Dopo il processo di secolarizzazione, avviato con la modernizzazione, accade di assistere soprattutto nel mondo occidentale alla recente presenza di un nuovo fervore religioso, alla riappropriazione dei valori della tradizione cristiana, che rappresentano un sostegno soprattutto in periodi – come il nostro – in cui si accentua la fragilità umana, a causa della precarietà, dell’incertezza e dei rapidi mutamenti. Temi ben rappresentati  nella produzione poetica di Francesco Bocale, che sa porsi nella non facile posizione di ascolto.

 

Sarò pellegrino

 


Sarò pellegrino

Perché, Signore,

hai deciso di partire,

di portarti lontano

gli uomini di questa abbazia,

come pastore che cerca pascoli

per le sue pecore

che bramano altura?

Dove andrò a cercare riparo

Quando questo luogo

Sarà dimora

Di chi non cammina con te?

Chi potrà dare conforto

All’urlo del mio silenzio?

Non mi smarrirò

nel buio della tristezza,

indosserò una veste nuova,

stringerò ai piedi

robusti calzari

e sarò pellegrino

sull’irta strada

che mi guiderà fino a Te.


 Francesco Bocale, Vertemate, domenica 19.06.05

 

Cenni biografici del poeta narratore: Francesco Bocale nasce a Cagnano Varano il 1954,  oggi insegna a Turate, provincia di Como. Nel  1995 pubblica Infanzia, giorno beato, opera in prosa in cui canta con un certo pudore l’amore nostalgico  per Cagnano Varano, luogo della memoria; il 2001 Misura dei miei passi,, raccolta di poesie autobiografiche, incentrate sul tema amoroso.  

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Pubblicato da su 21 luglio 2008 in Recensioni

 

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