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Traduzioni e sussurri dell’esserci, Leonarda Crisetti

15 Lug

            

Traduzioni e sussurri dell’esserci 

di Vincenzo Campobasso

 Blu di Prussia nel 2001

 

          Alcuni anni or sono, mi è pervenuto un opuscolo dal titolo che evoca significati filosofici esistenziali, Traduzioni e sussurri dell’esserci, di impronta heideggeriana, accompagnato da un interessante saggio critico di Antonio Bonchino. Non è un trattato filosofico, ma un insieme di miniliriche edito dalla Blu di Prussia nel 2001. L’opera contiene infatti circa cento brevi poesie di Vincenzo Campobasso, nato a Cagnano Varano nel 1938 e residente a San Giovanni Rotondo.

            Si tratta di una poesia particolare, un sentiero poco esplorato dagli occidentali che, presi dalla macchina della produzione, non hanno più tempo e forse neanche la voglia  di sostare e osservare la natura, cogliendo quelle corrispondences che rievocano i nomi di Baudelaire e di Mallarmé. Avviciniamoci a questi haiku e cerchiamo di conoscerli meglio. Le miniliriche, i “dettagli” di Campobasso sono evocatori di un tutto, un cosmo – per dirla con Bonchino – “che è un universo di strutture complesse ma belle e preziose”.

            Caratteristica degli haijin, i compositori di haiku, è “parlare per brevi sentenze bizzarre e un po’ sconnesse tra loro, scandite peraltro da un metro inusuale”. Così sono le miniliriche di Campobasso. In esse predomina l’esserci, l’essere dell’uomo nel mondo con gli altri esseri animati: vegetali, animali e umani, con tutta la fragilità e la precarietò di questo essere nel mondo. L’uomo nel mondo sembra avere smarritoi la propria identità: “Prima era il caso,/ poi venne l’universo./ Ma noi – chi siamo?”; pare abbia perso ogni certezza, tranne quella della morte: “Scotta l’asfalto,/ incauto serpe annaspa,/ verso la morte!”

            In un mondo sempre più governato dalle leggi economiche, dal profitto e dal successo, in un mondo dove non c’è posto per prendersi cura… per coltivare l’amicizia, l’amore autentico e la solidarietà disinteressata, in un mondo senza senso, gli haiku dei poeti, quelli di Campobasso, possono essere di aiuto nella ricerca del senso dell’essere, un senso riposto nelle piccole cose, che hanno bisogno della nostra attenzione per essere viste e ascoltate.

            Traduzioni e sussurri dell’esserci, tradotte ad esempio con questi versi: “Ancora un’alba:/ importa se poi piove/ o splende il sole?”, per sottolineare l’importanza di “esserci”, un essere con la natura e con gli umani percepito attraverso il frusciare delle foglie: “Frusciar di foglie/ nel bosco silenzioso:/ solo non sono”, un’esistenza minacciata dalla violenza e dalla guerra: “Fanciulli inermi/ falciati dalla guerra./ Perché son nati?, dove comunque non cessa la speranza di pace: “Tace per ora, la bocca del cannone:/ forse à la pace”: Un’esistenza breve, fugace: “L’estate vola…/ Anche l’inverno vola./ La vita è breve”: non senza qualche attimo di felicità intensa da gustare fino in fondo: “Pieno di vita/ mi sento e pien d’amore./ Sto traboccando”. Un’esistenza confortata nda momenti d’intimità: “E’ l’imbrunire./ Due passeri insistono/ a trastullarsi”.

            L’opera è pervasa dal tema della natura, una natura di cui il poeta coglie e traduce eventi, porgendoli al lettore che rivive le sensazioni provate dall’autore. Di effetto le figure retoriche e le tecniche inguistiche  adottate: la scelta delle parole, gli accostamenti, le analogie, le personificazioni, le metafore, gli enjambments, i suoni e i colori che restituiscono immagini cariche di lirismo e di classicità. Senza parlare della pacata e mai espressamente manifestata filosofia della vita sottesa ai versi. Tutto ciò rende questi haiku preziosi, orientati ad additare un senso dell’essere nel mondo che, proprio perché contingente, precario e fugace, deve spingere l’uomo a non perdere fiducia nella giustizia che prima o poi si realizza. Infatti, “Talvolta all’alba/ più spesso verso sera/ il giusto vince” , anche se bisogna essere circospetti e mai completamente fiduciosi, perché “Spiegate l’ali/ immobile nell’aria/ il falco scruta”.Per rendere la vita vivibile occorre coltivare sentimenti di cordialità, di empatia nei riguardi di altre creature viventi e andare incontro all’altro, così come sembrano suggerire i versi “Il merlo fischia,/ la merla gli risponde/ il bosco – tace”. E’ necessarioimparare a “vivere con” la natura preservandola dall’inquinamento: “Boccheggia pesce/ sulla battigia. Muore./ Avvelenato!”;  imparare a non strumentalizzare glianimali per il proprio divertimento: “Non amo il circo,/ il palio, la corrida./ Amo le bestie.

            Per questo profuso tema della natura, le miniliriche di Campobasso potrebbero a ragione entrare nel filone dell’ecologia profonda, dove la natura non è contemplata solamente, non è vista nel mero senso estetico come luogo di evasione, per fuggire il caos della civiltà urbana, ma in quanto degna di rispetto quanto l’uomo: dal suo modello, l’esserci, l’essere dell’uomo nel mondo e quindi l’uomo, che è intenzionalità e progetto, può ancora apprendere molto. Parafrasando Heidegger, diremo infine che nell’ascolto della voca dell’essere, che parla attraverso la poesia, è riposta l’essenza storica dell’uomo.

 

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Pubblicato da su 15 luglio 2008 in Recensioni

 

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