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VOCI DI STRADA 2/5

10 Lug

 

26. Ne nge po gnotte manche pe nu quendale de zucchere.

Non si può inghiottire nemmeno con un quintale di zucchero.

Espressione usata per esprimere la difficoltà di accettare un dispiacere molto grande.

 

27. Ce so allascate li ciujgghj.

Si sono affievolite le facoltà mentali.

L’espressione esprime la condizione di chi, spesso anziano, non ragiona più.

 

28. La fatija ne li piace, la vo qua!

Non gli piace il lavoro, la vuole qui (portando l’indice alla gola).

E’ l’amara constatazione di chi ha a che fare con un figlio o una persona che non ama lavorare.

 

29. Tutte passa, l’amore de Dij ne passa maj.

Tutto passa, tranne l’amore di Dio.

E’ la constatazione della caducità delle cose e l’affermazione dell’unica certezza eterna: l’amore verso Dio.

 

30. T’assemigghj l’arma de lu pregatorj.

Somigli l’anima del purgatorio.

E’ riferito a chi accusa un animo inquieto, sofferente.

 

31. Pare la casa de Terranova

L’ommene jintra e li fémmene fora.

E’ come la casa di Terranova (Poggio Imperiale): gli uomini sono dentro e le donne fuori.

Il detto si rivolge a quelle donne che amavano trascorrere molto tempo fuori casa, così trasgredendo ad una norma morale condivisa dalla comunità.

 

32. Lu cazze capisce, la cotica no.

Frase ripetuta a chi manifesta di capire solo ciò che gli fa più comodo.

 

33. Pare la gaddina ca ne po’ fetà.

Sembra la gallina che non può fare l’uovo.

E’ riferito a chi manifesta irrequietezza.

 

34. Stà alla quita!

Fai silenzio.

Ammonimento a chi parla troppo.

 

35. Citte, citte, ca la nonna jé prèna.

Silenzio, che la nonna è incinta.

L’espressione era usata quando si doveva tenere nascosto un segreto, proprio alo stesso modo in cui non si voleva fare sapere agli altri che la nonna era rimasta incinta, dato che ciò sarebbe stato poco onorevole alla sua età.

 

36. Va truvanne préte pe rrombe nuce.

Cerca pietre per rompere noci.

E’ riferito a chi cerca un pretesto per litigare.

 

37. Ti la capa fréscka.

Hai la testa fresca.

Detto a persona allegra o che si mostra tale.

 

38. Ne nfacenne accome e Gorge votafoglj.

Non fare come Giorgio che volta pagina.

Riferito a chi, avendo compreso che ha torto e non volendolo dimostrare agli altri, cambia discorso.

 

39. T’assemigghj nu surece unde.

Sembri un sorcio unto.

Riferito a chi è sporco.

 

40. Manghe li cani, manghe li serpe nda li macchje!

Nemmeno i cani, nemmeno le serpi nelle macchie.

Espressione pronunciata quando si vede o s’incontra una persona cattiva.

 

41. Che te còrrene li cane!

Che t’inseguono i cani!

E’ riferito ad una persona che cammina procedendo sempre di fretta. Si dice anche: – T’assemigghe la fucetela, evocando l’immagine della folaga che fugge dopo essere stata sparata.

 

42. Parlanne cu respétte.

Parlando con decenza.

Quest’espressione era spesso sulla bocca dei nonni quando pronunciavano un termine censurato dall’opinione pubblica (es.: candere = vaso da notte, lisciature = orinale, andare al bagno, …).

 

43. Cu tanta de cannarile.

Con la gola molto gonfia.

Il detto ritrae l’immagine di chi grida, causando il rigonfiamento dei vasi sanguigni laterali del collo.

 

44. Te la faccia de càndere.

Ha la faccia del vaso da notte (fig.dello screanzato).

E’ riferito a quella persona che non si vergogna di nulla, che merita di essere paragonato al cantero, vaso da notte che soleva essere collocato vicino al letto, per ospitare le feci umane. Questo vaso inizialmente fu realizzato in legno, poi in creta, per motivi igienici. Nelle strade del paese fino agli anni 60 passava il carrobotte ove ogni mattina le donne vuotavano lu candere.

 

45. Te la capa allu vénde.

Ha la testa al vento.

Riferito a persona immatura, che non sa accollarsi le responsabilità.

 

4. Ndénghe capa.

Non ho la testa.

E’ riferito a chi non riesce a prendere una certa decisione.

 

47. Nsacce addova métte la capa.

Non so dove mettere la testa.

Riferito a chi si sente disorientata, preso da mille cose e problemi, che non sa a risolvere.

 

48. Ti la ciocca de nu calabbrése.

Hai la testa di un calabrese.

Riferito a chi ha la testa dura e non accenna a cambiare idea.

 

49. Jé pproprj ccoma lu cazze de Fragghjacula.

Detto di cosa che fa giusto al caso.

Evidentemente i genitali del personaggio menzionato erano adatti alla circostanza.

 

 50. Jè rrumast accoma nu bbaccalà

E’ rimasto come un baccalà

Atteggiamento di una persona che di fronte ad una circostanza imprevedibile non sa che pesci prendere.

 

51. L’anne pigghjate a sbattela’ngule.

Hanno preso a batterlo nel sedere.

Lo trattano male, lo prendono sempre in giro.

 

52. Jé ccome e Maria Rosa

Fa ‘na bbotta e c’arreposa.

Somiglia a Maria Rosa, si riposa ogni minuto interrompendo l’attività.

E’ riferito a chi pigro, porta avanti il lavoro con mille interruzioni.

 

53. Jé ccome la tavela de Rore

Somiglia la tavola di Rodi

Si soleva ripetere questo detto quando, apparecchiata la mensa, qualcuno s’accorgeva che mancava il pane.

 

54. Ssì ca ssì, ma no tanda tanda!

Ammettiamolo pure, ma senza esagerare!

L’espressione era usata quanto, pur effettuando concessioni, non si era portati a credere che il soggetto si fosse spinto oltre.

 

55. Che m’à pigghjate, pe nu truscele!

Mi hai preso per un torsolo!

E’ detto da una persona risentita, quando non si vede rispettata.

 

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Pubblicato da su 10 luglio 2008 in modi di dire

 

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