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progetto gioco- presentazione risultati indagine

31 Mag

PROGETTO GIOCO

presentazione dell’indagine svolta

dalle classi 1, 2, 3 e 5 liceo SOCIO-PSICOPEDAGOGICO

CAGNANO VARANO

giorno 6 giugno aula magna del Liceo

referente prof.ssa Leonarda Crisetti

dirigente prof. A. Scalzi

 

 

 

 

gruppo di ricerca

 

 

 RISULTATI DELL’INDAGINE

I giochi della tradizione garganica

Dalle risposte alla domanda n. 10 del questionario ai nonni e ai genitori e dalla lettura dei grafici è possibile effettuare  diverse considerazioni, trarre elementi di conoscenza interessanti, forse anche nuovi. Prima di proporveli, sembra utile offrire qualche spiegazione sul metodo seguito nelle leggere e interpretare i dati.

Abbiamo sottoposto il questionario a 204 adulti e anziani. Abbiamo, poi, raggruppato le risposte per campione: M. Anziani, M. Adulti, F. Anziane e F. Adulte. Quindi abbiamo rappresentato le risposte nei vari grafici indicando i valori di percentuale [vedi grafici da 1 a 70]. In seguito abbiamo classificato le risposte riconducendole a tre gruppi: giochi essenzialmente femminili, giochi essenzialmente maschili e giochi più o meno equamente svolti da maschi e femmine. Abbiamo letto le risposte in orizzontale, individuando analogie e differenze tra i vari gruppi. Abbiamo, infine, letto in verticale sia i giochi essenzialmente femminili sia quelli prevalentemente maschili, per individuare eventuali cambiamenti dalla generazione dei nonni a quella dei genitori e cogliere trasformazioni.

 

Giochi prevalenti al femminile e al maschile

La nostra indagine trasversale ci ha condotto verso i seguenti risultati:

a)            i giochi prevalentemente femminili del passato sono: alla pupa (99%), alla sarta (96%), alla mamma (93%), con la carrozzella (91%), a regina reginella (85%), a girotondo (85 %), Quarandanna (83%), al negoziante (81%), alla a cummà te la vu pigghjà (80%), a nave navédde (75%), del cerchio (74 %); giochi quali: gatta malata, altalena, costruzioni, campana, palla di pezza, das, plastilina o creta, rosa rosella, castelli di sabbia, con l’acqua assumono valori tra il 61 e il 70 %;

b)           i giochi prevalentemente maschili sono: al pescatore (96%), coi soldatini (96%), al pastore (94%), a sparà (alla guerra) 93%, a ngappà músckere (92%), a briganti e carabinieri (90%) con le macchinine, gru  e camion (89%), alla cuccagna (87%), a lu carrugge (83%), a guardia e ladri (82%), a cane a corre (77%), a mazze e ccippe (76%), corsa nei sacchi (78%), a curle (73%), a bocce (73 %), della secchia (72%); a prète, alla ràreca, a scàreca la bbotta, a nuce, raggiungono valori tra il 60 e il 70%;

c)            I giochi svolti sia da maschi sia da femmine in percentuali pressoché simili sono: a zzoca, a péde pedagne, alla piedina, a llu muite, a vola lu ciucce, a vetture, a lambe e llambe, a lu pinghe, a sόlete, a mmucciabbone, a tutte-ngule-lu-cuccucciare, a cavadducce, con la bici, a carte, a pallone, con la creta, dell’orologio, basket, pallavolo, a palline, a ciocche-li-jatte, a correre, allo scivolo.

 

Cosa cambia: giochi in calo

L’indagine diacronica, ci offre, invece, i seguenti risultati:

a)  scende la percentuale delle bambine che giocano a fare le comari, passando dal 48 al 44 %), alla Quarandanna (dal 55 al 28%), a cummà te la vu pigghià (dal 60 al 20%), con la palla di pezza (dal 36 al 30), a rosa rosella (da 40 al 30%), a mazze-e-ccippe (da 18 a 8%), alla ràreca (dal 27 all’11%);

b) scende il numero dei maschi che giocano alla ràreca, passando dal 42 al 20%, a mazze-e-ccippe (dal 41 al 36%), alla secchia (dal 50 al 16%), al muto (dal 42 al 16), alla cuccagna (dal 54 al 33%), a bottoni (dal 27 al 17%), a noci (dal 37 al 23%), a ciocche li jatte (da 32 a 18%), a tutte-ngule-lu-cuccucciare (dal 33 al 22%), al pastore (dal 51 al 43 %) e al pescatore (dal 16 all’11%).

 

Cosa cambia: giochi in crescita

Guardando i grafici, ci si rende conto che dalla generazione dei nonni a quella dei genitori

a)  cresce la percentuale delle bambine che giocano a fare la mamma, passando dal 41 al 52%, come pure quelle che giocano alle pupe (dal 46 al 53%), a cullare la bambina (dal 30 al 45%), a scarica la botte (dall’11 al 20%), all’altalena (dal 27 al 36%), a gatta mbalata (dal 23 al 45%), con das e plastilina (dal 9 al 60%), con le parole (dal 29 al 38&), con le carrozzelle (dal 28 al 63%), a fare castelli di sabbia (dal 2 al 50%), alla negoziante (dal 22 al 46%); a fare la sarta (dal 38 al 58%)

b) aumenta il numero dei ragazzini che giocano a pietre (dal 32 al 36%), a cane a corre (da 34 a 43%), ad acchiappare lucertole (dal 42 al 50%), alla piedina (dal 17 al 30%), alla guerra (dal 43 al  50%), con i soldatini (dal 37 al 59%), delle costruzioni (dal 9 al 31%),

c)  più maschietti e più femminucce vanno in bici, giocano a carte, a pallone, a girotondo, con il cerchio, all’orologio, con l’acqua, a basket, a pallavolo, a palline, allo scivolo, a correre, a bocce.

 

Considerazioni

I giochi, come si è avuto modo di verificare dalla ricerca-azione, sono strumenti di crescita psico-motoria e sociale; essi forniscono, inoltre, la chiave utile per effettuare una lettura di contesto. Dopo avere assunto numerosi dati qualitativi (tramite l’indagine di sfondo) e quantitativi (tramite i questionari), tenendo conto che sono stati possibili alcuni errori da parte nostra nel condurre l’indagine, data la numerosità dei “ricercatori” e la limitata esperienza, senza avere la pretesa di assolutizzare, pensiamo, pertanto,  di poter affermare che:

a)      i nonni, a differenza dei papà e delle mamme, non hanno giocato che raramente nell’adolescenza perché lavoravano e si sposavano presto;

b)      sia un luogo comune e una falsa generalizzazione l’idea che in passato nonni e le mamme abbiano cullato e vezzeggiato i piccoli, perché in realtà i bambini hanno  giocato o da soli o con i fratelli o con i vicini di casa, perché i grandi andavano in campagna o al lago;

c)      attraverso i giochi tradizionali si perpetuava la differenza di genere, c’erano, infatti giochi soprattutto maschili, in genere aggressivi, di movimento, di forza e abilità fisica (come attestano i valori raggiunti dai giochi coi soldatini (96%), a sparà (alla guerra) 93%, a ngappà músckere (92%), a briganti e carabinieri (90%), alla cuccagna (87%), a lu carrugge (83%), a guardia e ladri (82%), a cane a ccorre (77%), a mazze e ccippe (76%), corsa nei sacchi (78%), a curle (73%), e giuochi prevalentemente di genere femminile, volti in genere ad insegnare alle bambine “a prendersi cura di …”, come dimostrano i valori registrati nei giochi incentrati sulla figura materna e sulle occupazioni quotidiane, che riguardavano la condizione femminile (Quarandanna, 83%), la cura della casa (Regina Reginella, 85%), e soprattutto quella dei figli  (alla pupa, 99%, alla mamma, 93%, con la carrozzella, 91%, a girotondo, 85 %);

d)      i giochi tradizionali svolgevano soprattutto la funzione di addestramento, una sorta di pre-esercizio per insegnare ai bambini e alle bambine a svolgere un mestiere, non a caso ai vertici dei giochi maschili troviamo i giochi del pastore (94%) e del pescatore (96%), le attività più diffuse a Cagnano, e quelli femminili la sarta (96%) e la pupa di pezza (99%);

e)      i materiali dei giocattoli erano soprattutto autoctoni: pietre (di cui erano disseminate le strade o reperibili in riva al lago o al torrente “la sciumara”), corda (facile da trovare in  casa dei pescatori, ricavata anche intrecciando fibre vegetali, rami per costruire mazze e cippe, frecce e fionde, per ricavare trottoline (li curle), bucce d’arancia (per giocare a vettune), schegge di mattoni forati e, prima ancora, di tufo (estratta dalla cava in zona Bagno di Varano), che diventavano li pinghe utili per giocare alla cambana, le noci (che si potevano raccogliere nei boschi), pale di fico d’india reperibili intorno all’abitato, utilizzato per delimitare proprietà, che si trasformavano in barchette, culle, carretti, cavallucci e qualsiasi altro prodotto della fantasia, stoffe ( di vecchi vestiti o stracci di lenzuola consumati) per confezionare pupe, abiti, palle di pezza, cassa del pesce che diventava una barca, bastoni delle scope che si trasformavano in remi, capretti e agnellini veri di cui prendersi cura e aperta campagna, per giocare al pastore, barattoli raccolti nei cumuli di  immondizie raccolte qua e là nelle strade, o vicino la Saleria, fabbrica di conservazione del pesce, per fare i trenini, o telefoni senza filo, e, persino piccole “bombe” molto pericolose;

f)       quando sono giunti  i primi giocattoli tecnologici, i maschi hanno cominciato a giocare con  veicoli riconducibili ai mestieri (le macchinine, gru  e camion), le bambine con casette, bamboline e utensili da cucina;

g)      le mamme hanno giocato più delle nonne; le nonne pare fossero più impegnate ad insegnare a prendersi cura del vicinato (più nonne, infatti, giocavano alle comari), le mamme sembra mettessero  in primo piano la figura materna (più mamme giocano a fare la mamma, con la pupa, a cullare la bambina);

h)       i giochi verbali e linguistici vedono impegnate in primo luogo le donne;

i)        il gioco del negoziante era svolto soprattutto dalle donne, non a caso in paese molte negozianti erano e sono tuttora di genere femminile, forse perché hanno più capacità di negoziare;

j)        le donne facevano anche giochi di abilità e forza (alla ràreca, mazze e ccippe);

k)      le tipologie di gioco più variegate erano, in ogni caso, riconducibili ai maschi.

                                               

 

 

 

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Pubblicato da su 31 maggio 2008 in notizie di cronaca

 

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