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La grotta di San Michele in Cagnano Varano

20 Apr

La grotta di San Michele in Cagnano Varano

 

 

Ubicazione

La grotta di San Michele in Cagnano Varano è situata nel Gargano nord (Puglia), a meno di 1 Km dalla riva meridionale della laguna di Varano e a 28 km circa da San Giovanni Rotondo. Essa è molto interessante dal punto di vista naturalistico, storico e religioso. Dalla tradizione risulta che sia stata visitata anche da San Franceso e da San Pio da Pietralcina. Oggi è meta del pellegrinaggio turistico e religioso: vi confluiscono infatti visitatori provenienti da ogni luogo mossi da interessi religiosi e naturalistici..

Cenni storici

Abitata sin dal Paleolitico, come attestano i reperti litici e altri resti rinvenuti, la grotta fu frequentata anche in età neolitica e classica. Essa fu adibita al culto dell’arcangelo San Michele in epoca medievale, ma prima ancora fu sede di altri culti pagani, come lasciano supporre tracce tuttora presenti. Il bassorilievo di un tozzo serpente su un antico altare monolitico attesta infatti un preesistente culto longobardo; la pianta, il sito, gli altari e gli affreschi rupestri rinviano a culti precristiani: mazdaico e mitriaco, romani e paleocristiani.

Descrizione

La spelonca è una cavità di natura carsica lunga m52, larga dai 6 ai 15,60 m e alta dai 3 ai 7,20. La sua entrata è esposta a sud e prospetta sul canale di San Michele e su Valle dell’Angelo.

Si accede alla grotta varcando la soglia di un cancello, alla sommità del quale è posizionata una nicchia che ospita la statua di San Michele. Questa statua è andata a sostituire un a più antica e di originale fattura, che è stata trafugata, datata 1631 di Petranzeri.

Dopo aver percorso un breve viale, costeggiato da aiuole e da odorosi oleandri, si giunge al piazzale antistante la grotta, ornato da una verde e fitta siepe, accanto alla quale si notano un pozzo-cisterna e un campanile, il quale chiamava i romiti alla preghiera.

La facciata della chiesa-grotta è costituita in gran parte da massi rocciosi dal colore grigiastro, su cui spiccano verdi rami di ficodindia, e da una liscia parete intonacata di bianco, rifatta recentemente. L’entrata è protetta da un cancello di ferro battuto, anch’esso di nuova fattura, interesse della Comunità montana del Gargano. Questo cancello è andato a sostituire quello del 1932 e alla porta in legno datata 1898.

Dentro la grotta regnano profondo silenzio e lieve chiarore prodotto dalle luci e da qualche candela accesa dai devoti. Emergono chiaramente agli occhi del visitatore le bellezze dell’antro, costituite dal fenomeno del carsismo, dalle pareti simili ad affreschi naturali, dalle forme spettacolari e cangianti. In prossimità dell’ingresso spiccano le varie sfumature di verde, mentre le pareti meno esposte alla luce del sole, decorate anch’esse da nicchie, sono contraddistinte dal grigio e dal bianco della roccia calcarea. Dalla volta pendono  bianche stalattiti.

La pavimentazione è costituita da basole in pietra a base rettangolare. Su di essa emergono qua e là   stalagmiti e incisioni di mani e piedi, lasciate dai fedeli prima di partire  per la guerra o al ritorno da un’impresa difficile.

A sinistra della porta d’ingresso si trovano una piccola sacrestia e un’acquasantiera a pila su base ottagonale. All’interno della sacrestia, sulla facciata di un vecchio altare intonacato di bianco è effigiato un tozzo rettile. Tale presenza lascia supporre la frequentazione della grotta da popolazioni che praticavano il culto longobardo, che non mancavano nella zona. Conformazioni carsiche presenti dietro la pila accennano al motivo del toro presente nella leggenda dell’arcangelo San Michele. Sempre più avanti sulla parete sinistra è un’altra interessante congregazione calcarea raffigurante l’ala di San Michele.

In fondo, al centro è situato l’altare maggiore, sovrastato da un’urna marmorea con quattro colonne, anch’esse di marmo, dai capitelli decorati, che custodisce la statua dell’arcangelo, copia fedele di quella che si venera a Monte Sant’Angelo. Tale scultura mostra un santo adolescente, alato, che indossa una tunica corta di stile longobardo, i calzari e la sopraveste o manto che discende dalle spalle. Il braccio destro che sostiene la spada è ripiegato dietro il capo e l’arma sembra intimorire il demonio, drago, serpente, legato con una catena al piede sinistro dell’Arcangelo, che calpesta il simbolo del male. L’espressione del santo è serena, la testa porta una corona con sopra una croce, il volto è incorniciato da riccioli che scendono sul collo. Su braccio sinistro è un piccolo scudo con la scritta:- Qui ut deus? Il demonio assume l’aspetto di un animale dalle orecchie appuntite, dalla bocca aperta che lascia intravedere i denti, mentre la fronte è solcata da rughe profonde.

Davanti l’altare insiste una balaustra. Ai due lati di essa, paralleli e frontali erano, fino all’anno 2000, due lunghi sedili in pietra, oggi ve n’è uno solo, quello situato a destra dell’altare maggiore: l’altro è stato rimosso, pare, per fare un po’ di spazio.

Dietro l’altare, alcuni gradini scavati nella roccia calcarea consentono al visitatore di accedere nella parte più profonda e più buia dell’antro, la cui volta è contrassegnata da miriadi di stalattiti. In questo luogo si rinvengono la pozza e la pila di Santa Lucia, un’interessante conca piena d’acqua, originata dallo stillicidio continuo, ritenuta miracolosa per la vista. I fedeli infatti vi intingono le dita e si bagnano gli occhi.

A destra dell’entrata, a qualche metro dall’ingresso, è l’altare di san Raffaele, con una nicchia che custodisce il complesso statuario, costituita dalla statua del santo, alta circa 80 cm, con una verga in mano, nell’atto di calpestare il simbolo del male e da un cane, segno di fedeltà.

Sulla parete sinistra, in prossimità  dell’altare maggiore, è l’altare dell’Annunciazione, più modesto, che presenta la statua della Madonna, di circa 70 cm di altezza, e un piccolo angiolo sulla spalla sinistra.

Sulla parete destra e frontale della spelonca si notano tracce di pittura su roccia di epoca imprecisata: A destra sono presenti gli affreschi dei Quattro evangelisti, (pressoché indecifrabile), dei Tre personaggi aureolati (il Cristo, al centro dalla interessante tunica rossa virgolettata da squame di pesce, affiancato forse dal protomartire di Cagnano, Santo Stefano, e da un altro monaco che regge un libro,  forse Pacomio  monaco basiliano di cui si legge la scritta) e  della Madonna col bambino, di probabile epoca paleocristiana, come attestano il manto rosso, un omega e altri criptogrammi. Pressoché frontale è raffigurato un Crocifisso.

Dal mese di maggio 2002   in prossimità dell’altare maggiore i fedeli leggono impressa nella roccia della grotta calcarea l’effigie di Santo Pio da Pietralcina. Sembra che il fatto non sia nuovo dato che negli anni del secondo conflitto mondiale questa grotta era stata già scelta dal padre.

Leggende cagnanesi

Secondo la tradizione cagnanese, l’Arcangelo è passato per la grotta di Cagnano dopo essere fuggito da San Marco, perché non era stato bene accolto, e prima di recarsi a Monte, dove avrebbe fissato definitivamente la sua dimora.

Le tre località menzionate dalla tradizione orale cagnanese, hanno un fondo di verità storica, sottendendo le relazioni esistenti tra le tre località menzionate. Ricordiamo che nel 969 il feudo di Cagnano fu concesso in beneficio al Santuario di San Michele in Monte Sant’Angelo; che nell’XI secolo, quando i Normanni subentrarono ai Longobardi e ai Bizantini, Cagnano fu suffeudo del monastero di San Giovanni de Lama (oggi San Matteo in territorio di San Marco in Lamis), e che nel XII secolo il Monastero di San Matteo, Cagnano e altri casali e/o feudi, erano compresi nell’Honor di Monte Sant’Angelo. Si pensa pertanto che dovette essere naturale diffondere anche a Cagnano, come del resto anche in altri centri garganici, il culto dell’Arcangelo San Michele, ormai ben radicato e produttivo nella cittadina di Monte.

Probabilmente nell’XI secolo la grotta di San Michele in Cagnano Varano era stata già adibita al culto micaelico, come lascia ipotizzare la citazione in una Chartula offertionis, firmata in Devia nel 1054. Si sa per certo che nel 1678 la chiesa di San Michele viene ricordata durante la visita dell’arcivescovo V.M. Orsini.

La leggenda vuole che vicino alla parete destra della grotta di Cagnano l’arcangelo abbia lasciato le impronte del suo cavallo e sulla parete sinistra  sia rimasta impressa la traccia delle sue ali. Si tramanda inoltre che mentre proseguiva il suo viaggio per Monte Sant’Angelo, Egli si sia fermato nel luogo oggi conosciuto sotto il nome Fontana di San Michele, dove è una sorgente, nelle adiacenze del centro storico di Cagnano. La tradizione vuole che il santo, stanco ed assetato, abbia cercato ristoro nella zona:

S’inginocchiò, posò le mani a terra per avvicinarsi con la bocca come per cercare l’acqua, quando all’improvviso sgorgò per davvero dalla roccia acqua fresca e pura.

E’ nata così la sorgente detta appunto di San Michele, una fonte che per secoli dissetò la popolazione di Cagnano. 

Più avanti, proseguendo il suo cammino per Monte, l’Arcangelo giunse in un bosco, dove fece un altro miracolo, trasformando una pozzanghera in una piscina, denominata appunto: Piscina di San Michele.

Qua e là per il paese, ma anche nelle contrade di campagna i pastori collocavano la statua di San Michele affinché egli proteggesse le loro greggi, preservandole soprattutto dalla temuta peste.

L’8 maggio e il 29 settembre di ogni anno cade ancora oggi la ricorrenza di San Michele. Le due date sono significative sia dal punto di vista religioso, sia dal punto di vista economico e culturale. Esse erano legate alla transumanza che sin dai tempi antichi fu praticata nel Gargano e che dall’epoca degli Aragonesi divenne obbligatoria. Il 29 settembre le greggi scendevano dalla montagna e guadagnavano la pianura per poter trascorrere le fredde giornate autunnali e invernali, l’8 maggio, risalivano verso la montagna, assicurandosi in questo modo il pascolo per tutto l’anno. In queste date diversi paesi legati all’economia agricolo-pastorale decisero di istituire la fiera del bestiame, tra essi Cagnano Varano che nei giorni 8, 9 e 10 maggio deliberò di celebrare anche la festa dei santi patroni. San Michele, per volontà del decurionato e della confraternita di San Cataldo, nella prima metà del XIX secolo divenne, dunque,  conprotettore dei cagnanesi insieme a San Cataldo.

 

 

 

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Pubblicato da su 20 aprile 2008 in luoghi della memoria

 

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