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CARMELO PALLADINO, uno dei primi anarchici era cagnanese

20 Apr

 

Tra gli anarchici, sul cui movimento si tornerà in seguito, va ricordato il cittadino cagnanese Carmelo Palladino, figlio dell’avvocato e famoso patriota Antonio, che militò nella guardia nazionale anche nei difficili anni del brigantaggio, e della nobildonna Raffaela Fiorentino. Ebbe due fratelli: Pasquale ed Elisabetta. Pasquale fu nominato “vigilatore e direttore del servizio sanitario” dalla giunta Fini, nel 1884, e brigadiere delle Guardie campestri nel 1885.

Carmelo nacque il 23 ottobre 1842 nel palazzo Palladino, corso Umberto, n° 14. A Napoli, dove adempì i suoi studi di giurisprudenza, ebbe modo di incontrarsi con il capo degli anarchici, Michele Bakunin. Dopo alcuni mesi, insieme ad altri studenti, costituì la sezione napoletana dell’Associazione Internazionale dei lavoratori, di cui fu per un certo tempo segretario e corrispondente, risultando uno dei primi e più attivi socialisti.

Palladino ebbe rapporti di stretta amicizia e di collaborazione con Enrico Malatesta, Carlo Cafiero, F. Saverio Merlino, Andrea Costa, Francesco Natta, Emilio Covelli, Gaetano Zerardini e altri esponenti del movimento Internazionalista italiano. Fu in corrispondenza anche con Friedrich Engels, insieme a Karl Marx, autore del Manifesto. Pare che Marx abbia regalato a Carmelo un testo con dedica e che l’università di Napoli gli abbia donato il Dizionario della lingua italiana del Tommaseo, (1861, Torino).

Si unì in matrimonio con una contadina di Cagnano Varano, Caccavelli Antonia, che gli dette due figlie: Adele Erminia Raffaela del 1876 e Clelia del 1887. Da coniugato dimorò prima in Corso Umberto, poi in via Mercato.

Della famiglia Palladino rimane Adele Bumma, nipote della figlia di Carmelo, la quale ci ha offerto una testimonianza verbale, ci ha mostrato il dizionario del Tommaseo e la foto di Carmelo, di cui alleghiamo copia.

A Cagnano, sebbene sottoposto a continua vigilanza, egli cercò di esercitare la sua professione di avvocato, senza mai abbandonare la sua attività sovversiva, né interrompere i suoi legami con i massimi esponenti del movimento.

Nel 1879 fu tratto in arresto, con l’accusa di "cospirazione diretta a distruggere la forma di governo eccitando i cittadini ad armarsi contro i poteri dello Stato". Poco dopo fu prosciolto, con ordinanza del 4 agosto 1879, rilasciata dal tribunale di Lucera.

Celebre giurista e poliglotta, collaborò con fervore con la stampa anarchica e, alla vigilia del Congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, che ebbe luogo in Svizzera nel 1887," elaborò le sue risposte ai 17 quesiti congressuali, che trascrisse a Natta con una interessante lettera, e si promise di comporre un libro dottrinario sull’anarchismo"

Egli scrisse, infatti, su numerosi giornali e opuscoli socialisti. “Fu strenuo difensore delle posizioni libertarie ed oppositore di ogni tendenza autoritaria e riformista all’interno della Prima Internazionale". Il suo pensiero sociale si rifà più all’utopismo egalitario che a teorie scientifiche, come appare dalla lettura dell’articolo "Le caste".

I grandi rappresentanti del movimento anarchico italiano, diverse volte vennero nel Gargano per potersi incontrare con Carmelo Palladino, "e spesso si trattennero per giorni". A Cagnano ricevette infatti la visita di Malatesta, di Merlino e di Zerardini.

Certamente non doveva vivere in condizioni molto agiate, si lamentava dell’isolamento, in cui viveva nel Gargano, tagliato fuori dal mondo, e della inattività, dovuta a motivi economici, “per venire ci vogliono i soldi, ed io non ne ho alla lettera", così scriveva all’amico Costa in una missiva del 1° ottobre 1876.

Era amato per la sua onestà e per la sua intelligenza anche dai rappresentanti della forza pubblica. Il sottoprefetto di S. Severo, il 7 dicembre 1877, parlando degli anarchici e di lui, riferiva :"Debbo però fare un’eccezione a questi apprezzamenti a proposito di Carmelo Palladino da Cagnano il quale, onesto, agiato, intelligente, si tiene lontano dagli affari amministrativi, sostiene per propria convinzione i principi dell’Internazionale".

A Cagnano all’epoca c’era una sezione di anarchici, composta da diversi elementi. Con lui collaboravano gli intellettuali Antonio Fini, nostro concittadino, Luigi Della Monica da Sannicandro e Giuseppe Bramante da Carpino.

Le autorità di polizia vigilavano costantemente sui focolai anarchici. L’8 maggio 1881 vennero disposte misure di polizia, perché era giunto a Palladino un pacco, contenente un giornale scritto in francese insieme a manifesti incitanti alla rivolta.

I progetti, i sogni degli anarchici tuttavia non modificarono le condizioni della classe povera dei contadini, i quali presero coscienza della loro realtà, allorché vennero a maturare nuovi rapporti di produzione tra imprenditori agrari e proletari agricoli e questo accadde contemporaneamente alla influenza del Partito Socialista Italiano.

Negli anni 80 del 1800 Carmelo Palladino fu avvocato del Comune di Cagnano, con l’incarico della giunta Fini, di seguire a Napoli la causa contro i Forquet, per definire questioni territoriali . Nel 1888 riceveva lo stipendio annuo di lire 700, si dimise l’anno successivo, ritenendo "il compenso insufficiente a disimpegnare un sì oneroso carico". Egli, infatti, il 9.01.’89, fece pervenire all’ufficio del Comune la seguente missiva.

“Accetterei volentieri l’onorifica nomina ad avvocato di questa amministrazione ch’ella con pregiata nota del 4 corrente, mi partecipa, se non vi opponesse la tenuità del compenso, o stipendio annessovi. E che lo stipendio sia veramente più che tenue, meschino, il Consiglio medesimo ne converrà, sol che ponga mente ai gravi compiti che incombono all’avvocato. Egli deve 1° difendere l’amministrazione in tutte le cause che la stessa avrà; 2° Eseguire lo spoglio di tutti i processi interessanti l’amministrazione che sono in questo Comune, 3° assistere al sindaco e dare consultazione in tutti gli affari, nei quali potrà essere implicata l’amministrazione e nello espletamento delle pratiche relative, 4° recarsi in provincia e fuori per consultare avvocati e procuratori nell’interesse dell’amministrazione. Ora, in quanto al primo compito, poniamo che l’amministrazione abbia non più di trenta cause penali all’anno presso la Pretura, e che incaricando delle sue difese un avvocato, lo rimuneri col compenso minimo di lire dieci per ogni causa, avremo già lire trecento. Il secondo compito per quanto sia facile ad enunciarsi, per altrettanto è difficile e laboriosissima esecuzione. Il Consiglio non ha pensato forse che, per esso bisogna disseppellire tutti i processi da trenta anni a questa parte?. Ora, seguendo la medesima proporzione di 30 processi all’anno, abbiamo la bellezza di 900 processi, da scavarsi dagli archivi e sostenere giudizi, ai quali tale esecuzione potrà dare adito. … Se il comune vorrà di ciò incaricare, non dico un avvocato, ma un individuo qualunque, vorrà dargli meno di una lira al giorno! Dunque altre 360 lire. E per lo studio dei processi, giudizi di liquidazioni di danni, esecuzione di sentenze e tutto il resto, in cui sarà necessaria l’opera di un avvocato? Le residue lire 40!!! Esaurita così la somma di lire 700, che resta pel terzo e quarto compito? Nulla.."

Palladino aggiungeva altre argomentazioni e concludeva che avrebbe potuto accettare l’incarico qualora lo stipendio fosse stato portato almeno a lire 1200 all’anno e la durata lo avesse vincolato per un triennio. Il Comune respingeva la sua richiesta e affidava l’incarico all’avvocato Caccavone, ex segretario del comune, sempre con lo stipendio di 700 lire annue".

Carmelo, anzi Carmine all’anagrafe, già vedovo di Caccavelli Antonia, fece una drammatica fine. Morì di notte, mentre rincasava. “Fu assassinato lungo corso Roma, colpito alle spalle davanti alla ‘f’rraria’ di Colandrea, come narra l’intervistata. Fece appena in tempo ad arrivare davanti al portone di casa sua, quando crollò". Era il 19.01.1896.

Da allora la famiglia si è chiusa agli altri. “Era molto intelligente – è ancora la pronipote Maria Adele a parlare – Mia nonna non accennava a lui nemmeno con noi; era la zia Clelia a farlo ogni tanto. Carmelo aveva un quaderno di poesie da lui composte. Nella sua casa c’erano molti scritti, che, dopo la sua morte, andarono tutti distrutti dalla famiglia. La nonna bruciò ogni cosa. La pergamena della laurea, testarda, si accartocciò, ma non volle bruciare, allora la nonna prese le forbici, la tagliò in mille pezzetti e la sotterrò".

"Da Napoli, da Torino, da Parigi… erano in molti a recarsi presso la figlia Adele a chiedere informazioni. La famiglia si rifiutò sempre".

 

  Tratto da LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, Cagnano Varano, … Acropolis 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato da su 20 aprile 2008 in personaggi garganici

 

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