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Pietro Giannone

05 Apr

ISCHITELLA: CELEBRAZIONI GIANNONIANE Resoconto primo incontro (19.05.2002)

Pubblicato su Il Gargano Nuovo, luglio 2002

 

Lodevole l’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale di Ischitella, sindaco dott. Vincenzo Basile, volta a celebrare Pietro Giannone, giurista e storico, uno dei personaggi di spicco della cultura italiana del ‘700. In serata d’apertura della prima conferenza, addì 19 maggio 2002 ore 20, nella sala consiliare del comune che insieme allo stemma della cittadina garganica ostenta due ritratti del giurista, il primo cittadino precisa con orgoglio l’obiettivo dei diversi incontri in cui saranno dibattuti temi specifici afferenti all’illuminista garganico: far conoscere lo storico e il giurista Pietro Giannone, poco noto ai suoi concittadini, sconosciuto alle nuove generazioni, nonostante le diverse strade, piazze, edifici a lui intestati in molti luoghi.

Gli atti dei convegni e/o manifestazioni giannoniane saranno poi pubblicati a cura dell’amministrazione. Essi, insieme alle pubblicazioni e ai testi recuperati- continua il dott. Basile,-  andranno a costituire un patrimonio di studi da mettere a disposizione delle giovani generazioni, per orientarle nel recupero delle radici storico-culturali e nella conquista di senso.

Presenta la prima serata delle celebrazioni giannoniane il prof. M. G. D’Errico. Relaziona il prof. G. De Matteis, ordinario di lingua e letteratura italiana, Università degli studi di Pescara sul tema : “Pietro Giannone (1676-1748) nella realtà storico-culturale del suo tempo”, cercando di rendere intellegibile al pubblico presente molto interessato il pensiero alquanto complesso dello studioso.

 

Il contesto storicoculturale

Per comprendere questo personaggio occorre riandare con la mente al contesto, ai secoli XVII e XVIII, allorché l’Italia acquista consapevolezza della sua decadenza economica, politica e culturale, a fronte del progresso di Francia ed Inghilterra, cui anteriormente ha insegnato la gloria.

Nel ‘700, comunque, qualcosa si muove anche nella nostra penisola, assistendo ad un intenso fervore di studi nuovi, volti a ridare dignità alle nostre lettere. Il secolo dei lumi reagisce, pertanto, al cosiddetto oscurantismo, alla Controriforma religiosa, al barocchismo, confidando nella ragione e in una letteratura che si prefigge di svolgere funzioni civili.

La filosofia del ‘700 si fonda sulla “ratio”, su immagini fondate sulla verità, “le idee chiare e distinte” di Cartesio, e condanna la poesia intesa come espressione del sentimento e passione dell’anima non aderente alla realtà. L’Arcadia intende, infatti, opporsi alla retorica e all’ampollosità della cultura secentesca, proponendo uno stile semplice. L’obiettivo del poeta, perciò, non è più quello di meravigliare e di stupire, ricorrendo ad espressioni gonfie, lontane dalla concretezza.

Il contesto culturale in cui vive Pietro Giannone è quello che vede protagonisti anche  Goldoni e Alfieri, i quali propongono un nuovo modo di fare teatro. E’ il  periodo storico di G-B. Vico, autore della Scienza Nova, in cui affronta in modo originale il problema della storia che, tra corsi e ricorsi, è contrassegnata da un costante divenire e fa coincidere il “verum cum factum”. Vico, inoltre, avvalorando il particolare, recuperando l’infanzia e i miti della fantasia, apre  al Romanticismo e fa della storia non solo un arido elenco di fatti, ma altresì una ricostruzione di ricordi. Il ‘700 è, infine, il secolo di L. A. Muratori, che punta sulla scientificità della storia.

Messo a punto il contesto culturale italiano, di cui si alimenta lo studioso garganico, il prof. De Matteis passa a cogliere i dati caratteristici del regno di Napoli, dove si forma ed opera inizialmente lo storico e il giurista ischitellano, e precisamente della capitale, dove si respira una ventata culturale filosofica e letteraria non indifferente. Napoli accoglie, infatti, grandi medici e filosofi, conoscitori del pensiero di Hobbes, Locke, Cartesio… E’ la Napoli di quelli che Gramsci definisce “eruditi disorganici”, gli studiosi che intendono fare cultura senza essere diretti o condizionati dalla chiesa.

I sovrani, che si ispirano alle idee illuministiche, avviano una politica caratterizzata dal proposito di estendere la giurisdizione e il controllo dello Stato sulla vita e sull’organizzazione della Chiesa, riducendo i diritti e i privilegi ecclesiastici. Vengono perciò soppressi  conventi, cancellati il  diritto d’asilo e la manomorta, contestati gli oboli a Roma,  la legittimità dei tribunali dell’Inquisizione e il monopolio ecclesiastico dell’istruzione. Nella seconda metà del ‘700 tale atteggiamento anticuriale è retto, dunque, a politica di governo da diversi sovrani europei, anche  dal re di Napoli, Carlo III di Borbone. La politica ecclesiastica dell’assolutismo illuminato è una tappa fondamentale nella modernizzazione della società e della mentalità, una rivoluzione dall’alto che coinvolge gli strati superiori, suscitando lo sdegno di quelle inferiori, legati ai valori tradizionali..

 

Cenni biografici opere di P. Giannone

Nato ad Ischitella (Fg) il 7 maggio 1676, Pietro Giannone, dopo aver trascorso gli anni dell’adolescenza nella cittadina garganica, studia giurisprudenza a Napoli. Conseguito il dottorato, esercita l’avvocatura ed è ben presto conosciuto e stimato nell’ambiente forense. Giannone avverte prepotente il bisogno di uscire dalla chiusura culturale imposta dalla Controriforma, da una realtà che  intende costringere le coscienze, e sente la necessità di aprirsi all’Europa. Studia perciò il francese e l’inglese per accedere alle opere dei pensatori d’oltralpe, incontrandosi con le teorie del giusnaturalismo e col pensiero anticurialista.

Partecipa del pensiero dei filosofi del 600 e s’interessa della questione dei rapporti tra il diritto civile e quello canonico, ideando un’opera  in grado di confutare la fondatezza delle tesi dei curialisti e denunciando le usurpazioni esercitate dal clero e dai papi sullo stato napoletano nella storia.  Tra il 1721 e il 1723  presenta alla stampa l’opera che vede realizzato questo suo progetto: Istoria civile del regno di Napoli, fortemente contestata sia dal clero che dalla plebe napoletana.

E’  in questa  cronistoria delle vicende del mezzogiorno dall’epoca dei romani agli inizi del XVIII secolo, che  Giannone afferma la supremazia dello Stato sulla Chiesa, ponendo le basi del giusnaturalismo.  Riprendendo le tesi di Dante, Machiavelli e Sarpi, rivisitandole alla luce della moderna teoria giuridica, Giannone condanna con fermezza il potere temporale dei papi, al quale attribuisce la crisi del Cristianesimo e l’ostacolo al progresso civile dei popoli, e, mentre riconosce al pontefice la supremazia del potere spirituale, gli nega con fermezza l’esercizio del potere temporale.

Ricostruisce, inoltre, come si è formato il potere politico della Chiesa, attraverso le donazioni e i lasciti, i soprusi e le sopraffazioni a danno dei principi. Giannone si batte quindi con coraggio per il riscatto civile del Mezzogiorno, abbracciando tesi destinate ad avere successo nella storia moderna. Lo studioso ischitellano si forma, dunque, nel clima della Controriforma e, al pari di G.B. Vico, avverte il bisogno di emancipare la cultura e l’opinione pubblica napoletana. Egli intende sostenere il potere laico forense,  andando contro le pretese della curia, contro i gesuiti, facendo appello alla concreta realtà della legge. Accusato di empietà, di eresia, di ateismo, Giannone è colpito da scomunica insieme agli editori del suo libro dalla curia di Napoli. Fugge perciò da questa città e si reca a Vienna dove riceve ospitalità e una pensione annua da Carlo VI,  al quale ha dedicato  l’Istoria.

A Vienna compone il Triregno, un’altra opera contro il potere papale, che finisce nelle mani degli Inquisitori e che sarà pubblicata postuma su una copia apocrifa e incompleta. In questo lavoro l’autore polemizza in modo ancora più vivace contro la curia e rifiuta in campo teologico alcuni dogmi del cattolicesimo. Esamina come nella storia della religione cristiana siano rinvenibili tre fasi, alle quali fanno riscontro tre regni: il Regno terreno, creato dagli Ebrei per la mondanità della chiesa; il Regno celeste, riconducibile a Cristo e agli apostoli, volto a dare risalto agli umili e a disprezzare la mondanità; il Regno papale, costruito dalla chiesa dopo Costantino, volto ad   affermare gli interessi politici contrastanti con quelli spirituali. La Chiesa, a parere del Giannone, ha il dovere di recuperare il Regno celeste, rinunciando alle ambizioni politiche e ritornando al Vangelo.

Quando, nel 1743, l’Austria perde il regno di Napoli, Giannone, privato della pensione, torna in Italia. Perseguitato implacabilmente dalla Chiesa, si rifugia a Venezia, dove spera che il nuovo re, Carlo di Borbone, agevoli il suo rientro in patria, ma i gesuiti si oppongono ed è costretto a  riparare a Milano e infine a Ginevra. Anche qui, però, avverte la minaccia dell’odio clericale, quindi sconfina in Piemonte, dove tradito da un falso amico viene fatto arrestato dal re Carlo Emanuele III di Savoia. Le sue idee, contrarie ad ogni forma di potere temporale della chiesa,  sono alle origini delle persecuzioni da parte degli ecclesiastici e  della prigionia.

Nel 1747 nel carcere di Torino è costretto ad abiurare, ritrattando tutto davanti al Tribunale del Sant’Uffizio ma, pur avendo dato manifestazione di pentimento, la sua condizione non migliora. Si spegne perciò  in questa città il 17 marzo 1748, dopo 12 anni di carcere e di sofferenze descritte con efficacia nella bellissima Autobiografia, uno spazio per confessarsi, dove egli si apre finalmente sviscerando se stesso attraverso un linguaggio non più secentesco e appesantito.

Poco dopo la sua morte, lo storico ischitellano diviene un mito nell’Europa illuminista pervasa dalla cultura laica e anticurialista, mentre Carlo III di Napoli, assegna  una pensione al figlio di Giannone, in segno  di  doveroso riconoscimento alla memoria “del più grande, più utile allo Stato e più ingiustamente perseguitato uomo che il regno abbia prodotto in questo secolo.”

 

Giannone: luci e ombre

Il professore dell’ateneo di Pescara non si limita a tessere le lodi del giurista e dello storico P. Giannone, egli vuole offrire una visione a 360 gradi del suo pensiero, evidenziando sia la “pars costruens” che quella “destruens”. Sotto quest’ultimo profilo, conviene che il pensiero dell’ischitellano ha un’impostazione piuttosto contingente e se nel suo tempo il suo pensiero è decisamente attuale, trascorso il periodo dell’illuminismo, non lo è più, per cui l’opera è pressoché dimenticata nel romanticismo. 

Come giurista- continua il prof. De Matteis-  egli non esce fuori dallo schematismo, individuando due sole realtà contrapposte e in contrasto nei secoli: Chiesa e Stato. Nel suo pensiero il popolo non ha peso. Si tratta di un popolo che s’identifica col sovrano stesso, che cede la propria potestà al principe. Le idee risorgimentali e patriottiche sono dunque assenti nella sua opera. Giannone, in altri termini, non concede al popolo di poter modificare la propria storia, come si evincerà poi dalla lezione della Rivoluzione francese. Giannone, inoltre, non comprende il significato storico-sociale di tutte le rivoluzioni precedenti.

L’uomo di storia e l’uomo di legge – a parere del relatore- non è in grado di leggere il vero significato della storia; nel suo pensiero predomina l’istinto monarchico di origine divina e se egli difende strenuamente lo Stato contro la prevaricazione della Chiesa, trascura decisamente l’aspetto economico della storia.

Oggi la critica vede, dunque, il limite della visione storica di Pietro Giannone, sia nella Istoria, sia nel Triregno, in quanto egli non riesce a prevedere il contributo e l’evoluzione del popolo, lo scardinamento del potere della Chiesa, la valenza dell’economia. Ma questo non può accadere, perché i tempi non sono maturi, e pretenderlo potrebbe costituire una forzatura, consistente nel tentativo di decontestualizzare il pensiero di Giannone da quella cornice decisamente illuminista della sua epoca. Nonostante i difetti evidenziati dalla critica – conclude il prof. De Matteis- va detto chiaramente che  l’opera dell’ischitellano dà al ‘700 napoletano una forte spinta verso la libertà e che il suo pensiero è indispensabile per comprendere appieno gli aspetti storici, politici e letterari del XVIII secolo. Egli in effetti anticipa molte istanze illuministiche europee, coltivando l’ideale di uomo emancipato da ogni soggezione o forma di potere.

 

 

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Pubblicato da su 5 aprile 2008 in personaggi garganici

 

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