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Il fanciullo e il folklore, concorso di etno-demo-antropologia

05 Apr

 

Il fanciullo e il folklore, 24ª edizione, premia il gruppo Le gemme del Gargano junior

 

Il concorso, organizzato dalla FITP, che ha visto la partecipazione di gruppi 26, provenienti da diverse regioni italiane (Puglia, Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Basilicata, Lazio, Marche, Toscana) e da Paesi europei (Polonia, Romania, Lettonia, Russia,  Georgia, Croazia), è stato espletato a Paola, provincia di Cosenza (Calabria), nei giorni 29 e 30 marzo.

La giuria era costituita da una decina di componenti della Consulta scientifica. Presidente la prof.ssa Ametrano Bavarese dell’università di Roma che, nell’assegnare il secondo premio, si è complimentata con il presidente de Le gemme del Gargano junior, Gianni Cerrone, per aver centrato il tema e “aver fatto rivivere la notte di Natale in tutta la sua umana rappresentatività”. Al gruppo “Ortensia” di Ortezzano (Ascoli Pieno), è stato conferito il primo premio e  a “La Provenzana” di San Bartolomeo in Galdo (Benevento) il terzo.

Vale la pena ricordare che il gruppo di Cagnano lo scorso anno, alla 23ª edizione del concorso espletato ad Assisi, ha vinto il primo premio.

La proiezione dei DVD prodotti dai gruppi partecipanti ha avuto luogo al Teatro Tenda di Paola ed è stata accompagnata da danze popolari tipiche delle rispettive zone di provenienza. Le gemme del Gargano junior hanno offerto performance in Tarantella Bella, Quadriglia di Famiglia, ‘A Farfalla.

Nel ricostruire la “narrazione” della tradizione del Presepe, il gruppo Folk de “Le Gemme del Gargano” di Cagnano Varano (FG), che ha tre anni di vita, ha attinto direttamente dalla memoria dei nonni.

Il gruppo di lavoro, opportunamente guidato da studiosi e appassionati di ricerca etno-demo-antropologica del luogo, dopo aver precisato “il che cosa”, effettuata l’indagine preliminare, assunti altri elementi utili della ricerca, ha prodotto la trama del racconto e l’ha suddivisa in scene, utilizzando in modo creativo, ma coerente con la tradizione, i dati raccolti.

Ha quindi assegnato i ruoli, coinvolgendo un maggior numero possibile di ragazzi, consentendo a ciascuno di entrare nel contesto della tradizione, di indossare “la pelle” della propria cultura (linguaggi, valori, comportamenti),  impegnandoli a fare finta di … essere la Madonna, San Giuseppe, la nonna, la mamma, il figlio, il pescatore, il calzolaio, il pastore, la donna senza mani … Ha utilizzato la cornice del centro storico, come teatro in cui rappresentare le rispettive scene, allestendo i locali, arredandoli degli attrezzi di un tempo, con un lavoro certosino che ha richiesto forza di volontà, costanza, ma soprattutto creatività.

Si è confrontato con la comunità per ricercare particolari significativi che solo la memoria collettiva è in grado di ricordare. Il risultato è il prodotto qui presentato che, se da un lato inorgoglisce chi lo ha realizzato, dall’altro, lo spinge a ringraziare la Giunta federale della FITP per aver mirato nel segno e avergli offerto questa opportunità.

Il tema proposto da “Il fanciullo e il folklore” è, infatti, sembrato particolarmente attuale, utile a contrastare l’omologazione e la spersonalizzazione in atto operata dalla società globalizzata, complici i linguaggi mass e multimediali, i quali non agevolano la costruzione del progetto di vita delle nuove generazioni.

Ecco, allora, l’importanza della ricostruzione di questa pagina etnodemoantropologica, che ha permesso ai fanciulli di Cagnano di riandare alla ricerca delle proprie radici, di ricostruire – con l’aiuto della comunità -, la propria identità culturale, che è esito di una rete di relazioni, di un perenne fluire, di una continua negoziazione. Costruzione che richiede impegno (individuale e collettivo), coerenza, capacità di coniugare passato – presente – futuro.

La “narrazione” del Natale attraverso il Presepe, metafora della sacralità della famiglia, ha rappresentato, dunque, la strategia utile alle fanciulle e ai fanciulli di appropriarsi del vissuto antropologico della propria comunità, ovvero del Sé collettivo.

I ragazzi hanno riscoperto che il Sé della comunità di Cagnano è un racconto a più voci, narrato in particolare da “quella cerchia di persone che ognuno di noi ama o su cui può contare”. Hanno vissuto un’esperienza che li ha coinvolti sul piano emotivo, nella drammatizzazione e nel recupero di espressioni e proverbi dialettali, e sul piano cognitivo, assumendo elementi di conoscenza che sicuramente si tradurranno in pratica e orienteranno il futuro della loro esistenza.

 

Complimenti ragazzi! Vi auguro che possiate continuare ad innaffiare le nostre radici, a coltivare i valori della solidarietà, della famiglia e dell’amicizia con i linguaggi della danza, del canto e della drammatizzazione, divertendovi, come per gioco.

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Pubblicato da su 5 aprile 2008 in etnografia garganica

 

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