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Cagnano Varano, scheda

25 Mar

 

 

 

Reportage introduttivo.

Il territorio di Cagnano offre spazi morfologicamente variegati, diversamente colorati, contrassegnati da odori e sapori particolari. Paesaggi fortunatamente ancora poco antropizzati: le amene colline, popolate d’uliveti e mandorleti; le piane coltivate a cereali, agrumi e ortaggi; boschi di carpini bianchi e neri, tigli, aceri, cerri e querce; il profondo gran canyon Vallone di San Giovanni, chiazzato di variopinte orchidee e profumato dalla ormai rarissima rosa canina; l’ampio e suggestivo specchio della Laguna di Varano; l’istmo, che è andato a chiudere l’antico seno, dove allignano le piante resinose del pino marittimo, l’eucaliptus, il mirto, il rosmarino, la gustosa salicornia, … ; e, oltre la duna, il mare Adriatico, dove, nei giorni in cui non c’è foschia, pare di toccare con mano le Isole Diomedee.

Le campagne conservano tracce della civiltà contadina: le antiche “vie erbose” delimitate da muri a secco, piscine e trabucchi, casini, casoni, mànere, pagghiare e torri, dai comignoli fumanti, che parlano di recotte, casciarecotte, casckavadde e altri formaggi, tratturi, dove transitano e sostano le greggi per abbeverarsi, realizzati esclusivamente con bianca pietra garganica, retaggio dell’antico sistema della Dogana della mena delle pecore. Nei felici altipiani, i parchi di un tempo, dove i terreni sativi si alternano alle chianche, e, lungo i fianchi dell’alta collina, noci e castagni secolari.

Nei pressi della laguna è possibile leggere altre pagine di storia, scritte nel corso dei millenni. Come non visitare, perciò, la grotta naturalissima intestata all’Arcangelo San Michele, meta di visitatori che giungono da ogni parte del mondo? Perché non sostare nei locali dell’ex idroscalo di San Nicola Imbuti sul Varano? Perché non partecipare ad una lezione sul campo, osservare abitazioni, indumenti e attrezzi del pescatore, modi e tecniche della pesca e della lavorazione delle cozze? Nel territorio di Cagnano convivono, infatti, culture diverse, le più antiche prodotte dall’uomo: la civiltà della pesca e quella contadina, le quali, col tempo, hanno forgiato il carattere laborioso, tenace, ostinato degli abitanti del luogo, le donne in particolare.

Come resistere, infine, alla curiosità di fare una passeggiata per le viuzze dell’antico borgo? Luogo, questo, in cui, insieme alle bianche e piccole case, che si addossano le une alle altre come le galline nella stia, spiccano alcune emergenze: la chiesa madre, la casa del barone e diversi palazzi gentilizi, dimora di quei cagnanesi, che si sono affacciati alla storia al tramonto dell’età feudale.  

 

· Scheda dati                     

Popolazione residente  7800 cagnanesi

Altitudine                   m. 165 s.l.m.

Superficie                   kmq. 158,75

CAP                           71010

Distanza da Foggia      km. 84

Municipio                   via A. Moro,1 tel. 0884. 854701 fax 0884-8463

e-mail                        servizisociali@comune.cagnanovarano.sg.it

Pro Loco                    Largo Chiesa Madre, e-mail geomatteo@alice.it

        Guardia Medica          via Dante, 42            tel. 0884. 8127 – 855211

Carabinieri                 via Delle rose  tel. 0884. 8110 – 89187

 

· Mitologia e storia

Cagnano  è un centro abitato del Gargano Nord, della Comunità montana e dell’Ente Parco nazionale del Gargano. C’è chi pensa che il termine derivi  da “Canius”, nome gentilizio romano, chi da “Ca Janum”, casa di Giano, il cui culto era diffuso nel Gargano.  Il casale “Canyanum” era sicuramente  vivo nell’Altomedioevo, ma il suo territorio presenta insediamenti ascrivibili alla Preistoria. Meritano attenzione le località: Vadovina con tracce del Paleolitico Inferiore; Grotta di San Michele Arcangelo (Musteriano); i siti Arena Daniele e Giardenera, con ipogei paleocristiani ben conservati. Un Diploma dei principi longobardi Landolfo I e Landolfo IV, nel 969, assegnò il feudo di Cagnano in beneficio al santuario di San Michele in Monte Sant’Angelo. Il feudo fu poi amministrato da baroni normanni. All’epoca degli  Svevi e degli Angioini, Cagnano fu compreso nell’Honor Montis Sancti Angeli. Passò, in seguito, nelle mani di diversi signori feudali: Della Marra, Di Sangro, Mormille,  Loffredo, Nava, Vargas e Brancaccio. Con Giulia D’Aiello, nel 1630, acquistò il titolo di ducato. Lo stemma raffigura uno scudo con pastorale in campo azzurro e rosso, sormontato da una corona ducale. Nel 1806  con le leggi eversive della feudalità, il comune, come ogni università del regno di Napoli, fu amministrato dai francesi. Al momento dell’Unificazione (1862), a Cagnano, cittadina del regno d’Italia, fu aggiunto Varano,in memoria della cittadina esistente in passato sulle rive della laguna omonima”. Nel periodo post-unitario, le condizioni di vita peggiorarono, come in altri paesi del Mezzogiorno. L’economia riprese quota dal primo decennio fascista, ma negli anni del secondo conflitto il paese ripiombò nella miseria, per risorgere negli anni sessanta, sia grazie ai proventi dell’emigrazione, sia in seguito alla bonifica del Varano.  Da oltre un decennio si assiste, invece, ad un calo delle nascite e della popolazione residente, che migra al nord.

 

· Marchio di Capitanata

Cagnano vanta il possesso del più vasto impianto europeo di cozze. Fin dal Medioevo le rinomate anguille -“capetune” e “capemazze”- del Varano erano esportate in tutto il Sud d’Italia. Già i benedettini, che abitavano la cella dell’Imbuti, utilizzavano le uova di cefalo per fare la bottarga, il caviale nostrano, un prodotto che, insieme alle cozze e alle anguille meriterebbe il marchio Capitanata. I turisti che frequentano la zona apprezzano moltissimo anche i formaggi: “casckavadde” e “casciarecotte” . 

 

· Personaggi

Nicola d’Apolito (1815-1862), “l’aquilotto garganico, uno dei più sottili innovatori della moderna tecnica operatoria", colui che “battendosi con tenacia e per amore della scienza, schivando gloria e onori, additò ai posteri i mezzi per ascendere i gradini dell’arte chirurgica”.

 

Carmelo Palladino, avvocato (1842 – 1896), amico di Bakunin e di Engels, collaborò con diversi esponenti del movimento internazionalista, fu tratto in arresto e prosciolto, scrisse diversi saggi.

 

 

 

  • Lo stupore della cultura

Chiesa madre si affaccia sull’antica piazza, che essa domina con la sua facciata e con la torre campanaria. Il 1676 fu consacrata, sotto l’invocazione di Santa Maria della Pietà, e nel 1758 fu elevata a collegiata. Oggi presenta i caratteri di stile tardo barocco, ha una bellissima orchestra fisarmonica situata sul pronao, che domina la navata e l’abside, e un coro ligneo settecentesco.

Palazzo baronale dimora dei signori feudali, prima “castrum”, di probabile origine normanna, fu rimaneggiato tra XVII e XVIII secolo, dopo che il feudo era diventato ducato. Si narra che il principe vi esigesse lo "jus primae noctis".

Convento  e chiesa di Santa Maria delle Grazie dei Padri Riformati francescani, fuori le mura, rispettivamente nel 1724 e nel 1735, con facciata che prospetta su Piazza Giannone, di fronte alla Cappella di San Cataldo. Dopo la soppressione (1866), i locali del Convento furono adibiti a pretura mandamentale e a municipio.

Museo Giannetta: nato dall’iniziativa di un privato, il museo raccoglie numeri reperti, testimoni della civiltà contadina e della pesca.

 

  • L’incanto della natura

La Laguna di Varano abbraccia Cagnano, San Nicola Imbuti, Bagno, Carpino, Ischitella, Irchio, il Crocifisso, le Foci. Vanta attrezzi e manufatti contestualizzati, coste morfologicamente variegate, rive animate dai pescatori, popolate da giunchi e canneti, ove nidificano folaghe, alzavole, germani reali, svassi, aironi e garzette, fondali profondi e fresche sorgenti, dove amano raccogliersi spigole, orate, cefali e anguille, alici e mazzoni, gamberetti e japonicus, catturati con la pesca fissa, vagantiva e subacquea. Da qualche anno è possibile perlustrarla anche sul catamarano.

L’Isola Varano, con pineta, sul versante del mare, ove sono lunghe e larghe spiagge non affollate, e, l’ambiente dello stagno retrodunale e del canneto, con salicornia, cannuccia e limonio, su quello della laguna.

La Foce di Capojale con il porto e i pescherecci e, in mare, gli impianti della mitilicoltura.

I parchi di Romingero, Selvapiana, Gioffo, offrono a chi, con il pretesto di cercare asparagi e cicoria in primavera, finocchio selvatico e origano in estate, funghi in autunno,  porta a casa un bottino di strepitose immagini: lì una rara orchidea, qua un ovile, là due bisce nere che danzano e giocano presso il tronco contorto e rugoso di una quercia centenaria.

Grotta di San Michele, tra natura e cultura, è il luogo del culto micaelico. Originata dal carsismo, si presenta come una grande sala, le pareti con tante nicchie, che si restringe nella parte terminale, dove è “la pozza di Santa Lucia”, alimentata dallo stillicidio delle rocce, in cui i pellegrini, l’8 maggio, attingono acqua miracolosa per la vista. Sull’al’altare maggiore è la statua dell’“eroe a cavallo” dell’immaginario collettivo. L’Arcangelo, prima di arrivare a Monte Sant’Angelo, vi si sarebbe fermato, per lasciare i suoi “pignora”: l’impronta dell’ala e quella dello zoccolo del suo cavallo. Ogni giorno vi giungono visitatori. Diversi pellegrini hanno lasciato traccia di sé in parecchi graffiti.

 

 

  • La bellezza accogliente

“Lu Caùte”, il nucleo più antico del centro storico di Cagnano, è interessante  per le sue  stradine, strette e acciottolate, per i profferli e per le case in gran parte addossate le une alle altre, dipinte rigorosamente di bianco.

Il corso Giannone, lungo, largo, maestoso viale che attraversa quasi tutto il paese.

 

  • Il sapore e il profumo della terra

“Cice e ndròccele menuzzate”

“Maccarune e ffògghje”

“Panecotte”

“Mulegname a rrechjine”

“Gadducce a rrechjine”

 

  • Il sapore e il profumo del lago e del mare  

“Gnidde spaccate pe lu sciurefenocchje”

“Vavose o grugnalètte a rraganate”

“Pesce a panenfusse”

“Cèfele pe li spaghètte”

“Pepata di cozze”

“Còccele a nzalata”

“Sècce e pesidde”

 

  • Eventi, folklore e tradizioni

Martedì grasso, Carnevale a cura della Proloco.

19 marzo San Giuseppe, falò nei vari quartieri, balli, canti e abbuffate.

Prima domenica dopo Pasqua, festa della Madonna de lu Rite, passeggiata nei pressi della chiesetta, celebrazione eucaristica e degustazione della “palomma”.

Terza domenica di maggio, Maratona del Gargano, a cura della “Stracagnano”.

8, 9 e 10 maggio: festa dei Santi Patroni Michele e Cataldo: fiera del bestiame (7 maggio), visita alla grotta, celebrazione eucaristica e fuochi pirotecnici (8 maggio), gioco della secchia, palo della cuccagna e corsa dei cavalli (9 maggio); processione solenne nel giorno di S. Cataldo e serata musicale.

16 luglio Madonna del Carmine.

Primo sabato di agosto, Sagra delle cozze a Foce Capojale, a cura della Proloco.

13 agosto, Sagra del pesce al centro storico “Lu Caute”, a cura della parrocchia Santa Maria della Pietà.

8 settembre, Madonna delle Grazie.

 

Saluti da:

Spicchio di luna

Sovrasta il nero  lago

Dall’acque salse

Culla d’orate e cozze

D’anguille e capitoni.

(versi del poeta Vincenzo Campobasso)

 

Per altre informazioni: 

 LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, Cagnano varano, centro storico, economia, salute, costuni, società, Acropolis Manfredonia 1999;

 LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, La grotta di San michele e dintorni, Itinerari lungo la laguna,  Acropolis Manfredonia 1999;

 LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, La laguna di Varano, una risorsa da valorizzare, Grenzi Editore, 2001;

 LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, e storie di vita contadina, Centro Grafico francescano, 2004;

 LEONARDA CRISETTI GRIMALDI, L’agonia feudale e la scalata dei galantuomini, Cagnano Varano: l’Onciario, il Murattiano, le Questioni demaniali, Edizioni del Rosone 2007.

lcrisetti@alice.it

 

 

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Pubblicato da su 25 marzo 2008 in paesi garganici

 

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