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Sepolcreti inediti in località Giardenera Cagnano Varano

18 Gen

AMBIENTI IPOGEI

2.  I SEPOLCRETI INEDITI in località Giardenera Cagnano Varano

Compreso nell’area del Parco Nazionale del Gargano, in località  Giardenera, a circa 2 km in direzione sud-est del territorio del centro storico di Cagnano Varano e non molto distante dalla strada che conduce a San Giovanni Rotondo (Fg), ho rinvenuto un ipogeo simile a quello già segnalato negli anni sessanta del ‘900 in zona Bagno di Varano. Ero in compagnia di mio marito, il geologo Matteo Grimaldi e di un nostro amico, il dott. Michele Matteo Iacovelli quando, visibilmente soddisfatta, ho preso atto di questo segno della civiltà paleocristiana, volto a confermare la presenza del Cristianesimo in terra garganica sin dai primi tempi di diffusione.

L’ipogeo è situato pressoché alla base della scarpata nord-orientale dell’Arena, la cui pendenza non supera il 35%, ed è in gran parte nascosto da  rampicanti, menta selvatica, parietale, spinacristi e altre varietà di erbe. Presenta la porta d’accesso posizionata a NNE ed è costituito da sei archi sepolcrali incassati nelle pareti e sormontati da altrettante nicchie a forma di mezzaluna. In questo ipogeo molto interessante, di buona fattura e in soddisfacente stato di conservazione, è possibile distinguere diversi ambienti. La struttura, dalla volte a botte, ha pianta costituita da un dromos centrale, in parte rivestito di terra di riporto trasportata dalle acque piovane e da otto loculi, di cui quattro monosoma e quattro bisoma, raggruppati due a due. 

Vi si accede scendendo tre scalini scavati nella roccia calcarenite, dopo aver varcato l’uscio di una porta ancora integra, le cui dimensioni sono di m 1,00 x m 0,90.  Quindi ci si immette nel dromos, lungo m 5,70, largo m 1,80 e alto circa m 2,00.

A destra del corridoio sono evidenti tre arcosoli antistanti tre loculi scavati nella  Calcarenite di Apricena. Il primo loculo ha le seguenti dimensioni: m 1,65 di lunghezza, m 0,60 di larghezza alla base; il secondo m 1,50 X m 0,60 e il terzo m 1,60 X 0,60. Tutti hanno una profondità di circa  0,40 m.

A sinistra del dromos e quindi della porta d’accesso, sono altri tre arcosoli, antistanti cinque formae scavate sempre nella roccia e precisamente, il primo arcosolio sovrasta una doppia fossa (due loculi posizionati l’uno parallelo all’altro): quello adiacente al corridoio ha la lunghezza di m 1,58 e la larghezza di m 0,45, mentre quello esterno ha la lunghezza di m 1,50 e la larghezza di m 0,35. Segue un altro loculo bisoma, dalle dimensioni di m1,64 X m 0,35 e di m 1,64 X m 0,40, quindi uno monosoma lungo m 1,60. L’interno delle sepolture presenta forma pressoché anatomica, adattandosi ad accogliere il cadavere  senza scomporre molto le sue forme.

Soddisfatti per aver scoperto questo interessante testimonianza del passata, che ci era stata segnalata dal proprietario della terra in cui esso insiste, il signor G. Scirocco (alias detto Recchjelonghe), lo abbiamo poi segnalato alle autorità perché se ne facesse oggetto di studio e venisse valorizzato. Abbiamo da subito pensato, inoltre, che tutta l’area andasse percorsa ed esplorata, perché potevano esserci anche altri ipogei, soprattutto a causa della calcarenite di cui essa è costituita.  Passammo pertanto subito notizia anche alla stampa e Il Gargano Nuovo la pubblicò nel n° 7 luglio 2000, fiduciosi nell’avvio  delle ricerche.

 

3.               IPOGEI INEDITI in località Arena Daniele

Alcuni mesi dopo, l’ipotesi effettuata veniva convalidata con il ritrovamento di altri due ipogei, poco distanti da quello precedentemente individuato. Mi esprimevo allora entusiasta sul mensile di cultura garganica, Il Gargano Nuovo, in questi termini:

“Sono lieta di comunicare che è stato individuato un secondo sepolcreto ipogeo inedito nel territorio di Cagnanno varano, a sud del centro storico, denominato Lu caute. E’ situato poco distante da quello già segnalato dalla scrivente, tra le Giardenere e l’interessante oltre che importante Valle di San Guovanni e propriamente in località Arena Daniele”.

La struttura dei due ipogei è identica: entrambi presentano pianta con dromos centrale e loculi sormontati da arcosoli collocati a destra e a sinistra di esso. Tra i loculi con arcosoli, il primo a sinistra presenta un buono stato di conservazione, mentre gli altri loculi sono stati modificati dall’uomo e probabilmente utilizzati dai pastori della zona come giacigli di persone e di animali. Questo secondo ipogeo è più grande  di quello sito in contrada Giardenere. Entrambi però si prestano ad una datazione paleocristiana. Lo confermano due persone autorevoli presenti nel gruppo che ha fatto il sopralluogo nel  secondo sopralluogo: la dott.ssa G. Pacilio, direttrice della Soprintendenza archeologica di Taranto, e la prof.ssa A. M. Ariano, studiosa degli ipogei paleocristiani. In data 12 dicembre 2000, come da me programmato con l’amministrazione comunale, ci siamo recati dunque sul posto per visionare il sepolcreto, già segnalato alle autorità locali e alla soprintendenza ai beni archeologici.

L’équipe, costituita dalla dott.ssa Pacilio e dal fotografo della Soprintendenza, dai coniugi Prof. Ariano e D’Errico, da Matteo e Leonardi Grimaldi, da due impiegati comunali e da me, era dunque sul posto per visionare e “leggere” le tracce dell’ipogeo in precedenza individuato. Dall’osservazione della struttura fu confermata l’ipotesi circa la sua datazione paleocristiana, anche se occorrono ancora saggi in tutta l’area al fine di trarre informazioni più ragguagliate e correlate. Di lì a poco, tuttavia, il gruppo fu testimone di un altro importante ritrovamento. Dietro suggerimento di mio marito, infatti, ci siamo spostati alcune centinaia di metri in direzione ovest, in località Arena Daniele, dove il geologo aveva già individuato delle buche singolari e dove – secondo il parere di un conoscente- c’erano delle tombe. “Matteo, devi sapere che quando  ro bambino in quelle tombe io ci andavo a dormire”.

Fu così che tutto il gruppo si è recato sulla collina adiacente e, mentre alcuni partecipanti osservavano le buche di cui si è detto, ipotizzando la funzione di raccoglitori d’acqua, il geologo Grimaldi e il prof. D’Errico avevano già rinvenuto una piccola grotta, il cui accesso era ricoperto da un fitto manto di  cespugli spinosi. Dopo aver faticato un po’ per entrarvi, abbiamo notato alla sommità della porta d’accesso un canaletto, inciso lungo la parete frontale per lo scolo delle acque piovane. Quindi siamo entrati e, con gradita sorpresa, ci siamo trovati di fronte ad un altro sepocreto, con la struttura simile a quello visitato in precedenza, ma più grande. Chi era impegnato a fotografare, chi a riprendere con la videocamere, per documentare ogni cosa con il linguaggio delle immagini, chi a prendere appunti, chi a fare confronti e congetture. Abbiamo pertanto ipotizzato l’esistenza di altri ipogei in quel tratto di anfiteatro collinare che abbraccia il paese di Cagnano da sud. Ritornva  perciò insistente la proposta di effettuare studi e ricerche in questa terra garganica per conoscere, tutelare e valorizzare questi siti archeologici. Lo studio sistematico dei complessi funerari è utile ad acquire informazioni sull’ambiente religioso e sociale del territorio e forse permetterà di ricostruire la memoria storica di alcuni insediamenti che il tempo è riuscito a cancellare.

Ricordo che per l’incuria dell’uomo già un altro ipogeo simile a questi due, come conferma la prof.ssa A. M. Ariano, in Sepolcreti ipogei a Cagnano Varano, è andato distrutto. Penso che sia possibile ideare e realizzare un progetto di studi  curato dell’Amministrazione comunale e dell’Ente Parco nazionale, volto a recuperare tali fabbriche e ad inserirli in un percorso da destinare soprattutto alle scolaresche, agli studiosi e ai visitatori amanti delle bellezze paesaggistiche e storiche. 

 

4.               IPOGEO EDITO: località BAGNO lungo la laguna di Varano

Nella località Bagno-Pannoni in territorio di Cagnnano Varano sono tuttora presenti diverse grotte, un tempo adibite a ricovero di pescatori. Come si può notare dalla Fig. 1 (Foto Pannoni), si tratta di cavità scavate nella roccia tufacea (calcarenite) che oggi ospitano attrezzi da pesca. Alcune di esse sono state trasformate in vere e proprie camere che di affacciano sulla riva meridionale della laguna di Varano su diversi ordini.

Prima di giungere ad esse, precisamente nella contrada di Bagno, che fino alle leggi eversive della feudalità era un possesso della famiglia Brancaccio e presentava un paesaggio diverso dall’attuale essendo una foresta, c’era un ipogeo paleocristiano non molto diverso da altri presenti in varie zone del Gargano. Esso fino agli anni sessanta ha rappresentato l’unica testimonianza della presenza cristiana in questa area del Gargano Nord, una presenza alimentata dal culto di San Michele, già vivo tra VI e VI secolo.

Per l’analisi delle tracce del Cristianesimo nel Gargano è d’obbligo citare l’impegno di studiosi come Del Viscio, di Vico del Gargano, che sin dal 1887 segnalò la presenza si lucerne fittili decorate con simboli cristiani (pesci, croci, cristogrammi), vasi, ampolle di vetro, braccialetti di bronzo in sepoltue ancora intonse, R. Battaglia che consegnò alla memoria la presenza di tombe rupestri con lucerne fittili, Corrain che compì studi sui resti umani rinvenuti negli ipogei di Monte Pucci, A. M. Ariano che nel 1964 fece un sopralluogo nella zona di Bagno di Varano per constatare di persona l’entità del manufatto, in seguito alle descrizioni del Ruperto e Battaglia.

Il sepolcreto ipogeo di Bagno attualmente non esiste più perché è stato distrutto. Il Ruberto precisava all’epoca che non era riuscito a trovare elementi che potessero condurre ad una datazione,mentre confermava di aver trovato nella tomba anforette, vasetti, lucerne simili a quelle rinvenute a Vieste. Attraverso analogie con le strutture e gli oggetti rinveuti in altri ipogei garganici ascrivibili tra IV e VII sec. , la Ariano ritenne di poterne ipotizzare l’attribuzione al periodo paleocristiano. Dagli studi effettuati, pertanto, l’ipogeo di Bagno in territorio di Cagnano Varano  fu ritenuto della stessa epoca dei sepolcreti ipogei rinvenuti lungo la costa del Gargano, proprio per le analogie strutturali e i suoi materiali: l’iconografia, gli arcosoli mono e polisomi, la suppellettile  rinvenuta, di cui dà notizia il Ruberto. L’ipogeo di bagno pertanto non si discostava dalle necropoli di  Monte Pucci (Vico) costituita da circa 25 ipogei ospitanti 800-900 sepolture, dagli ipogei rinvenuti tra Niuzi e Parco della chiesa in territorio d’Ischitella, da quelli della Salatella in area viestana e dal complesso di Iumitite in direzione Macchia di Monte San’Angelo. (inserisci pianta)

Tutti questi ipogei attestano la presenza di primi nuclei cristiani interra garganica. Essi sono perciò fonti preziose, utili a ricostruire la memoria storica di un popolo, come attestano la letteratura, le fonti materiali e visive, in un tempo lunghissimo che va dalla preistoria ai nostri giorni. Dal corredo rinvenuto nelle tombe (punte di frecce, fibule, terracotta, oggetti ornamentali …) si può evincere, infatti, se i popoli erano aggressivi o pacifici, se la società era più o meno stratificata, se avevano cura della propria persona e altre conoscenze. Sotto questo profilo anche gli ipogei rinvenuti in territorio di Cagnano Varano, sia lungo la riva del Varano in zona Bagno-Pineto-Avicenna, sia nell’entroterra, in area a sud dell’abitato (Giardenera e Arena Daniele) sono dunque importanti per consentire di ricostruire la vita religiosa e sociale dei primitivi insediamenti,  preesistenti allo stesso centro storico.

Quando il Cristianesimo si diffuse, anche nel Gargano esso finì col mutuare usi e costumi del luogo, tralasciando tutto quanto potesse contrastare la propria dottrina. Considerando che il defunto dovesse conservare intatte le sue spoglie sino al giorno del Giudizio universale, i cristiani tributarono rispetto e cura per il cadavere, perciò respinsero la pratica dell’incenerazione e adottarono quella dell’inumazione. In attesa della resurrezione dei corpi, le comunità preferirono essere sepolte in luoghi comuni insieme ad altri fratelli cristiani. Nacquero perciò sia le catacombe, sia gli ipogei. Come precisa la Ariano (Convegno Presentazione del libro Grotta e dintorni, Itinerari lungo la laguna, L. Crisetti, 1999) :

 I fossori del Gargano si distinguevano per il fatto che nel loro lavoro di scavo e di adattamento delle cavità preesistenti, utilizzarono solo il piccone. Le sepolture venivano ricavate esclusivamente dalla roccia calcarea, la quale si prestava per altro allo scavo.

Il sepolcreto di Bagno si trovava quasi in riva al lago, immerso in un paesaggio tuttora suggestivo, ubicato alla base di un poggio che si affaccia sull’azzurro della laguna. Di tale ipogeo – racconta la Ariano- non è stato possibile definire la capienza per lo stato di precarietà in cui si trovava già nel 1964, la terra di riporto che copriva l’ambiente centrale potrebbe aver nascosto le formae scavate nel piano di calpestio, ove si trovavano in genere le sepolture più modeste. Abbiamo documentato invece due arcosoli, cioè delle grosse nicchie arcuate, contenenti ciascuna delle sepolture scavate nel vivo della roccia. Erano  sepolture più nobili, rispetto al loculo e alle formae terragne, perciò più curate anche ne lavoro dei fossori. Le fotografie che abbiamo ci consentono di apprezzare la regolarità nel taglio della roccia e nella realizzazione degli arcosoli, la finezza degli spessori. Non trovando grossolanità soprattutto sul lato destro, abbiamo pensato che le sepolture degli arcosoli fossero riservate a persone autorevoli nell’ambito della comunità”. 

 

5.               IPOGEO PROTOSTORICO: tombe “a bisaccia”

L’area di Bagno ospita  ipogei più antichi di cui abbiamo ancora qualche presenza. Si tratta di tombe protostoriche ascrivibili all’età del Ferro, attestanti la presenza di un altrettanto antico villaggio di pescatori che viveva di pesca in un tempo in cui al posto dell’attuale laguna era l’antico seno uriatico o varaneo. Le tombe antecedenti all’ipogeo paleocristiano nel numero di una ventina e attestanti una frequentazione fino al IV secolo a.C, presentavano una tipologia a bisaccia, ovvero dalla forma di un tronco di piramide rovesciato. Ce ne dà una descrizione Ciro Drago che nel 1959 le esplorò:

[esse]erano situate su piazzole probabilmente artificiali, che spezzavano il forte pendio del banco roccioso. La loro ubicazione sembra seguire i bordi di un’antichissima strada incassata nella roccia. Le tombe, scavate nella roccia tufacea, profonde circa 80 cm, non superano sul fondo un metro di lunghezza; le  pareti interne, generalmente lisce, sono tagliate si da ottenere una sezione perfettamente piramidale. Un particolare nuovo è costituito da un sistema di canalizzazione per lo scolo delle acque piovane che circondava le tombe. Le tombe, sebbene prive di lastroni copertura e da tempo manomesse, hanno restituito molte ossa umane e vario materiale archeologico, costituito da alcuni vasi ad impasto nerastro mal cotto senza decorazione, (tra cui una ciotoletta fortemente carenata provvista di due anse, simile ad un kantaros), e alcuni oggetti di bronzo, per lo più anelli, armille, saltaleoni, qualche fibula spiraliforme e tre pezzi di un pugnaletto di ferro.

… La necropoli era più estesa, ma purtroppo una cava tufacea aveva già distrutto buona parte delle tombe e anche alcuni importanti fondi di capanne venuti casualmente alla luce. Questi ultimi testimonierebbero un abitato di capannicoli su questa sponda della laguna.

Queste tombe preistoriche rinvenute a Bagno erano simili a quelle di altre località del Gargano: Monte Civita (Ischitella), Monte Tabor (Vico), Monte Saraceno (Mattinata).

Purtroppo l’incuria dell’uomo ha contribuito a cancellare questa importante pagina di storia, ma non del tutto dal momento che qualche traccia è ancora rimasta.   (vedi foto). Una sezione verticale di ipogeo protostorico è situata  a sinistra della vecchia pesa, ed è emersa a seguito di una frana. Lungo la strada che conduce ai Pannoni, proprio accanto alla voragine creata dalla cava di tufo, esiste un altro esemplare dalla dimensioni più piccole (cm 40x60x30).  Ancora una volta colgo l’occasione per segnalarla   all’attenzione delle autorità e dei visitatori per farne oggetto di conoscenza e non di ulteriore degrado.

 

Ai piedi della cava di tufo era invece l’ipogeo paleocristiano di cui si è detto. 

 

(continua)

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Pubblicato da su 18 gennaio 2008 in luoghi della memoria

 

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