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Progetti di riforma scolastica: G. Fioroni

29 Dic

Art.  12.07.07

 

I PROGETTI DI RIFORMA SCOLASTICA E LA SOCIETÀ

“Anno che inizia, Indicazioni che trovi”. Oramai non è più una novità: a settembre, da qualche tempo, con l’apertura dei cancelli delle scuole, docenti, studenti e famiglie sanno di trovare delle sorprese. Gli operatori scolastici sembrano così assuefatti, che prestano sempre meno attenzione alle novità, anche perché pare che “tutto cambia, perché nulla cambi”.

Alcuni ritengono che in un sistema sociale complesso in costante evoluzione, in un mondo in rapida trasformazione come il nostro, non siano proponibili proposte definitive e che occorra lasciare aperte le finestre per il futuro. Sotto questo profilo i continui cambiamenti costituirebbero i connotati tipici della modernità.

Altri sostengono che la voglia di cambiamento sia più frutto di capricci dei politici, che di sostanziali differenze progettuali. Con l’alternarsi dei Governi, dunque, ogni forza di maggioranza si sentirebbe in dovere di proporre il proprio modello di scuola – ammesso che lo abbia- senza considerare a sufficienza che il gioco delle parti crea, nel cittadino, sfiducia verso l’Amministrazione.

Il fatto è che da 15 anni si profilano all’orizzonte idee-progetti di Riforma che, oltre a non approdare, generano confusione nelle famiglie e negli alunni, disorientamento nei docenti e nei capi d’istituto, difficoltà agli enti locali investiti di nuove responsabilità.

È possibile che le parti non riescano a trovare punti d’incontro e condividere le idee fondamentali della Riforma?

C’è chi ritiene che ciò sia, oltre che doveroso, possibile. Pensa, ad esempio, che per risolvere definitivamente il porblema, si debbano accogliere le analogie delle due proposte e valutare i punti di differenza in vista di una possibile conciliazione.

Si potrebbe, in questo modo, concentrare l’attenzione sulla risoluzione dei problemi della scuola, costituiti da demotivazione e dispersione, dalla pressoché assenza di confronto e condivisione, dalla difficoltà ad esercitare la dimensione progettuale, dalla discontinuità che continua a regnare nei vari ordini e gradi di scuola, dallo scollamento tra scuola e mondo del lavoro.

Una Riforma condivisa libererebbe i docenti dall’ansia e impegnerebbe le loro energie nella elaborazione di proposte curricolari in grado di suscitare curiosità, interesse e impegno negli studenti, facendo in modo che le proposte d’insegnamento si trasformino in occasioni di apprendimento da parte degli alunni.

Gli studenti, opportunamente stimolati in contesti di vita sereni e sani, s’impegnerebbero a costruire conoscenze, abilità e competenze “utili” e “di senso”.

Con un Orientamento efficace, mirato a sviluppare le attitudini individuali, a coniugarle con le richieste del mercato del lavoro, oltre che con le risorse del territorio, si potrebbe agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo della produzione, prima ancora che diventino preda della sfiducia e della frustrazione.

“Imparando ad imparare”, gli alunni entrerebbero in possesso di un personale metodo di studio, per poter continuare ad apprendere autonomamente nel resto della la vita.

Attraverso incontri, interazioni e dibattiti, sarebbero in grado di apprezzare gli apporti che provengono dall’incontro con le “culture altre”, educandosi in direzione del rispetto e del dialogo interculturale.

In attesa della Riforma, allentati i freni del centro, disarticolati quelli della periferia, la scuola pare una barca senza timone e, come il cane che si morde la coda, riflette la società di cui è al contempo espressione.

Una società piena di contraddizioni e, per di più, senza validi punti di riferimento, dopo che i paradigmi dell’empirismo e del razionalismo sono stati rimpiazzati da quelli della relatività e della precarietà.

Istinto e passione, caos e disordine, individualismo e edonismo, s’impongono nell’uomo,  predominando sulla ragione, creando i fenomeni deprecabili della nostra società, che si riflettono nella malasanità, nella malagiustizia, nella malaintegrazione, nella malascuola.

 

LA FORZA DELLA PEDAGOGIA, scienza dell’utopia e del dissenso.

Di fronte ai malesseri di questa società da diversi decenni si eleva la voce della pedagogia, scienza dell’utopia, impegnata a concretizzare il modello dell’uomo integrale (che veda sviluppate armoniosamente le dimensioni cognitivo- affettivo-sociale-morale-corporeo ed estetica) e integrato (che, consapevole dei diritti e dei doveri, viva dentro e non ai margini della società e sia in grado di esercitare la cittadinanza attiva).

Un uomo che stia bene con se stesso e con gli altri, che apprezzi l’apporto che può provenire dall’altro o dalle culture diverse dalla propria, un uomo che utilizzi i risultati della scienza e della tecnica e che adoperi le tecnologie nel rispetto dell’umanità, dell’ambiente, della pacifica convivenza.

Di fronte ai fenomeni sociali dell’emarginazione, della violenza, delle tossicodipendenze, dell’abuso dei minori, della disoccupazione e dello sfruttamento nel lavoro, degli esami/concorsi/test truccati, dell’omologazione, dell’individualismo esasperato e dell’isolamento – complici i media-, si eleva, dunque, la voce della pedagogia, scienza del dissenso, per denunciare, per cercare di conciliare l’ideale con il reale, per realizzare uno dei mondi possibili, andando oltre il mero adattamento sociale.

 

LE NOVITÀ ANNUNCIATE DA FIORONI

Ai primi di settembre la TV annuncia le novità del ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, per questo anno scolastico 2007/08: l’obbligo scolastico si estende fino a 16 anni; nelle scuole del primo ciclo si possono introdurre in via sperimentale Le Nuove Indicazioni; nel biennio della superiore è cogente l’introduzione del Regolamento; una task-force nazionale coadiuvata da altre forze a livello regionale e provinciale accompagnerà la sperimentazione ed effettuerà il monitoraggio della Riforma.

Lo slogan morattiano delle “tre I” (informatica, inglese, impresa), è sostituito da quello introdotto dall’attuale ministro: “più italiano, più matematica, più storia”. Lo Stato sembra recuperare i poteri di controllo, monitoraggio e valutazione. I docenti, assenteisti e poco responsabili, saranno perciò bacchettati.

Il percorso di scuola obbligatoria, di 10 anni, dota l’alunno di conoscenze, abilità e competenze spendibili nel mercato del lavoro. Imparare ad imparare, a progettare, a comunicare, a collaborare e a partecipare, ad agire in modo autonomo e responsabile, a risolvere i problemi e ad individuare collegamenti, ad acquisire e ad interpretare l’informazione costituiscono le competenze utili a livello europeo.

Le Indicazioni per il curricolo (infanzia-elementare e media) e il Regolamento dell’obbligo (1° biennio superiore) sono utili alla costruzione del curricolo scolastico, che ha come punto di riferimento il Regolamento sull’autonomia scolastica (DPR 275 del 1999, artt. 8-13).

Il curricolo si sviluppa intorno a 4 assi culturali: dei linguaggi, matematico, scientifico-tecnologico e storico-sociale.

Gli istituti hanno facoltà di adeguare i curricoli ai bisogni della contemporaneità, utilizzando anche la quota del 20%. Su questa base i docenti sono chiamati a progettare, tenendo conto dei propri indirizzi, declinando le competenze chiave ( di cui agli allegati 1 e 2 della lettera ai presidi 3 agosto c.a. del ministro Fioroni) con gli obiettivi d’insegnamento-apprendimento in modo innovativo ma coerente con la tradizione italiana.

Il nuovo documento parla di traguardi di sviluppo della competenza, di obiettivi di apprendimento da conseguire al termine di alcune annualità, ma non esplicita da quali saperi o nuclei concettuali si trarranno fuori le competenze. C’è, perciò, chi ritiene di essere in presenza di una “cornice” senza soggetto.

C’è, altresì, chi assicura che le Nuove Indicazioni per il 1° ciclo, da sperimentare da questo anno scolastico, non presentano sostanziali novità rispetto al DL n 59/2204 della Moratti. Ad un esame comparativo, molte analogie sono state rivenute, infatti, nei due testi, anche a livello di valutazione degli apprendimenti.

C’è chi opina, inoltre, che eliminati port-folio e PECUP, nel nuovo documento siano presenti scorie del pensiero etico-religioso non compatibili con la laicità della scuola pubblica e c’è chi s’interroga, infine, su dove sia finita l’informatica. Alcuni gruppi d’opinione promettono di far sentire la loro voce.

 

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Pubblicato da su 29 dicembre 2007 in psicopedagogia

 

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