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Il gioco negli Orientamenti 1991

29 Dic

 

 

 

IL GIOCO E GLI ORIENTAMENTI 1991

 

Scorrendo i titoli ei paragrafi del testo programmatico della scuola dell’infanzia, gli Orientamenti  del 1991- tuttora vigenti in questa istituzione dal momento che la Riforma Moratti non li ha del tutto annullati -, il lettore rimane un po’ sorpreso, non trovandovi quello intitolato al gioco. Dov’è andato a finire? Non è forse vero che esso costituisce l’unica,vera attività del bambino?

 

Sempre esaminando attentamente i contenuti delle linee programmatiche emerge il profilo di una scuola considerata “ambiente” connotato dagli attributi “impegnativo”, “umano” e “produttivo”. In quest’ambiente il bambino deve potersi concentrare, educarsi allo sforzo costruttivo, deve esercitare i suoi diritti senza perdere tempo prezioso, né anticipando contenuti e abilità tipiche della scuola successiva, assecondando le sue caratteristiche psicologiche naturali e le sue potenzialità. 

 

In tale ambiente egli deve coltivare le esigenze culturali e sociali, di conseguenza, nella scuola trovano spazio le relazioni affettivamente distese, accoglienti, rassicuranti sul piano emotivo. Nella scuola dei bambini e delle bambine, inoltre, si produce, si lavora, si progetta, si valuta, si discute, si fanno esperienze non casuali ma programmate.

 

Ma, il gioco? Quale fine ha fatto il gioco? È forse stato debellato nella nuova scuola? In realtà, costituendo l’essenza e la caratteristica dell’infanzia, esso non poteva essere confinato in qualche paragrafo, ma attraversare tutto il testo programmatico, permeandolo di sé.

 

Eccolo apparire nel cap. “Infanzia, società, educazione”, all’interno del paragrafo “Le Condizioni dell’infanzia e della famiglia”, laddove si evidenziano varie immagini e contraddizioni dei bambini e delle bambine, dal momento che da una parte viene proclamata la centralità dell’infanzia e la dignità del bambino, dall’altra crescono le nuove povertà, costituite dal mancato riconoscimento delle sue esigenze interiori, dalla presenza di “disomogeneità”, connesse ai diversi livelli economico-sociali e culturali, dovute a carenze di luoghi vivibili, “di gioco e di creatività”.

 

Nel capitolo “Il bambino e la sua scuola”, all’interno del paragrafo “Dimensioni dello sviluppo”, si concede più spazio al gioco, postulandone l’importanza “in tutte le sue forme ed espressioni”. Si esplicita che i giochi di finzione, di immaginazione e d’identificazione costituiscono l’attività privilegiata capace di consentire la trasformazione simbolica e quindi la strutturazione mentale di schemi della realtà.

 

Il gioco favorisce la crescita cognitiva, sociale e affettiva. Imitando gli altri, coetanei e adulti, gli consente di mettersi dal loro punto di vista, permettendo all’egocentrismo infantile di evolvere. Stando con gli altri , il bambino supera conflitti, paure, angosce, parla, ascolta, è ascoltato, è invitato a scegliere la parola giusta, riaccomodando, in questo modo, concetti e strutture mentali. Il bambino in questo modo grazie al gioco sperimenta comportamenti ed emozioni. Con l’attività ludica, inoltre, il bambino confronta “desiderio” e “realtà”, distinguendo ciò che è frutto dell’immaginazione da ciò che afferisce ai dati visibili e concreti.

 

Nel gruppo dei pari e con i grandi, che egli influenza e da cui è influenzato, parlando e interagendo, il bambino sperimenta diverse posizioni sociali, comincia ad imparare e a condividere le regole del gioco, a porre dei limiti ai propri bisogni, a regolare le proprie emozioni.

 

Possiamo, dunque, affermare che il gioco è un potente strumento di sviluppo di ogni dimensione della personalità, aspetti che, come insegna la visione ecologica e sistemica dello sviluppo umano, [Bronfenbrenner, Ecologia dello sviluppo umano, 1984] sono fortemente intrecciati e interconnessi, influenzandosi a vicenda.

 

Ogni campo d’esperienza – ambito del fare e dell’agire- ritorna perciò sul gioco inteso sia  come metodo, sia come mezzo privilegiato di crescita. Ogni campo d’esperienza raccomanda di creare, tramite il gioco, quel clima ludico che adempie le funzioni: cognitiva, socializzante e creativa dello sviluppo.

 

Ne “Il corpo e il movimento” è precisato che l’attività ludica costituisce la forma privilegiata di attività motoria. Gli educatori devono perciò conoscere e sperimentare tutte le forme di gioco a contenuto motorio: liberi, di regole, con materiali, simbolici, d’esercizio, programmati, imitativi, popolari e tradizionali. Spetta all’insegnante il compito di dirigere l’attività ludica, il modo di far eseguire i giochi, di fare rispettare le regole. Importante anche il gioco-dramma, nel quale il bambino si esprime creativamente, in modo personale ed efficace.

 

Il gioco simbolico e l’interazione con i coetaeni rappresentano una grande opportunità per favorire la maturazione e lo sviluppo del pensiero e quindi la ricchezza linguistica. Vygotskij, Bruner, Bronfenbrenner e altri hanno appurato che il bambino conosce e struttura concetti e categorie con la mediazione dell’adulto e dei pari, co-costruendoli e non operando isolatamente. Nel gioco simbolico il bambino si concentra, matura un progetto, finge di essere qualcuno o qualcos’altro, interpretando un determinato ruolo.

 

Anche le azioni del giocare con i materiali, esplorare, sperimentare e dipingere consentono al bambino di sviluppare le abilità linguistiche. Bruner  ricorda, a questo punto, l’importanza del “narrare”, attività un tempo svolta dal nonno, dalla nonna, come pure l’importanza del ripetere l’esperienza eseguita in gruppo, che offre al bambino l’occasione e l’opportunità di riflettere, di prendere atto dei pensieri maturati dai compagni, di crescere linguisticamente e intellettivamente, oltre che socio-affettivamente, dal momento che lo sviluppo linguistico accelera quello cognitivo, com’emerge nel campo d’esperienza “I discorsi e le parole”, sulla scia di quanto già affermato da Vygotskij e da Bruner.

 

Giochi di squadra e di gruppo, produzioni fantastiche come le fiabe, la drammatizzazione, le conte, sono esplicitamente racomandati nel campo “Lo spazio, l’ordine, la misura”, utili per acquisire i concetti matematici.

 

Gli Orientamenti 91 suggeriscono all’insegnante la seguente metodologia: partire dall’esperienza per giungere ai concetti e alle operazioni di quantificazione, ordinamento, comparazione, utilizzando, però, strategie di gioco e quindi manipolazioni, esplorazioni, osservazioni e riflessioni orali. Ogni tipo di materiale e ogni strategia di gioco sono indicati anche nel campo d’esperienza “Il tempo, le cose, la natura”, con i quali si strutturano le dimensioni temporali della simultaneità, successione, durata.

 

L’importanza del gioco ai fini della formazione integrale della personalità del bambino è  espressa altresì in “Messaggi, Forme e Media”, sotto al paragrafo delle attività drammatico-teatrali, le quali, tra l’altro, agevolano i processi d’identificazione e di proiezione e coinvolgono molto i bambini. Sono qui consigliate le attività di giochi simbolici liberi e guidati, giochi con maschere, travestimenti, costruzioni, utilizzo di burattini e marionette, narrazioni, drammatizzazioni e quant’altro possa essere utile per facilitare i processi di identificazione e il controllo della emotività del bambino. L’adulto stimola la fantasia, concede più spazio possibile affinché i piccoli,m attraverso il giochi, esprimano attitudini ed esercitino la creatività, svolgendo il ruolo di sapiente regia e non direttivo. Tecniche di animazione e capacità di coinvolgere i bambini in ogni fase della drammatizzazione fanno parte, pertanto, delle competenze essenziali dell’insegnante. Giochi per la scoperta e l’uso di regole musicali sono consigliati nell’ambito dell’educazione sonora e musicale.

 

I giocattoli tecnologici e gli strumenti tecnici fanno ormai parte della quotidianità dei bambini. La scuola dell’infanzia non chiude gli occhi di fronte a questa realtà, ma promuove l’educazione all’uso dei mezzi offerti dalle tecnologie, rievocando e riproducendo esperienze e situazioni in forma ludica. Consigliano, a questo riguardo, di cogliere l’opportunità di “giocare alla TV”, costruendo, ad esempio, un messaggio o uno spot televisivo, soddisfacendo in questo modo il desiderio del bambino di narrare e di comunicare con le immagini e con il suono, avviando, al contempo, il decondizionamento mass e multimediale, attraverso la demistificazione e deassolutizzazionre di linguaggi e contenuti. Costruendo personalmente il messaggio, il bambino ha modo di decentrarsi, di capire la relatività dei punti di vista, di conoscere i trucchi del mestiere, agendo, tuttavia, per gioco.

 

Attività ludiche formative sono proposte anche nell’ultimo campo d’esperienza, “Il sé e l’altro”, articolato in quattro sezioni, le quali afferiscono allo sviluppo affettivo, morale, sociale e religioso. Il IV Capitolo degli Orientamenti 91, al par. 1, che delinea la metodologia da privilegiare nella scuola dell’infanzia, al primo punto, elenca “la valorizzazione del gioco”, che in questa età costituisce la “risorsa privilegiata di apprendimento e di relazioni”.  Recita, inoltre, che il gioco favorisce l’interazione attiva e creativa, cognitiva e sociale; permette al bambino di trasformare la realtà sulla base delle personali esigenze, di estrinsecare le proprie potenzialità, di identificarsi, riconoscendosi a se stesso e facendosi riconoscere dagli altri.

 

Gli Orientamenti raccomandano, infine, gli insegnanti di evitare “occasionalità” e “improvvisazione”, di far pervenire a ciascun bambino messaggi e stima, ricorrendo alla “ricchezza” e alla “varietà delle offerte e delle proposte di gioco”.

 

L’infanzia sta scomparendo nell’attuale società, “complessa” e “in movimento” – come si legge nelle linee guida degli Orientamenti 91- sia perché si mettono al mondo sempre meno bambini, sia i bambini sono avviati precocemente a fare esperienze adultistiche e competitive, con la conseguenza che i bambini hanno sempre meno tempo per giocare.

 

 La scuola dell’infanzia, ponendosi in continuità ed integrando l’opera educativa delle famiglie e delle altre agenzie formative, ha il compito di riscattare il gioco in ogni sua forma e di restituire al bambino il gusto di vivere pienamente la sua età svolgendo la sua vera attività. Sarebbe opportuno, infine, che anche gli adulti ritornassero a giocare, soprattutto con i loro figli, perché, coltivando lo spirito ludico, hanno modo di vivere con un po’ di serenità in più.

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Pubblicato da su 29 dicembre 2007 in psicopedagogia

 

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