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Giovanni Costanzucci Paolino

29 Dic

 

  

GIOVANNI COSTANZUCCI PAOLINO

 

Mario Paolino è mancato all’affetto dei suoi cari alle ore 12.30 di giovedì 28 giugno 2007. La notizia fa affiorare alla mente di gran parte dei cittadini di Cagnano Varano e di buona parte dei 60-70 enni della Provincia, di ogni estrazione politica, una serie di ricordi generalmente positivi, legati alla storia di questo personaggio. Poiché le sue esperienze non appartengono solo alla sfera privata, è giusto e utile che se ne parli, sia per chi lo conosce già, rinfrescando la memoria, sia per chi, giovane, non ha avuto modo di conoscerlo, offrendo a tutti spunti di riflessione.  I miei ricordi collocano l’immagine di Mario Paolino nella cornice del centro storico, in via San Giovanni n°12, dove visse da celibe e da coniugato, accanto al volto di due donne, che lo hanno curato e dato una mano nella professione ufficiale di fotografo.

Lo vedono militante convinto sulle bancarelle dei comizi, accanto al simbolo della falce e martello.

Lo vedono insieme ai “compagni” nella sezione o in giro per il paese, a chiedere i voti per il partito comunista.

Lo vedono sindacalista, impegnato a sostenere i diritti dei pensionati.

Lo vedono capo dell’opposizione, sempre in prima fila, intento a tessere un dialogo costruttivo, mai a demonizzare l’avversario politico.

Lo vedono sindaco, nei locali dell’antico municipio del paese, impegnato ad affrontare le complesse problematiche dei cittadini, a rispondere alle domande curiose che gli ponevano i miei alunni nelle uscite didattiche.

Lo vedono nella biblioteca dove, il quotidiano e qualche rivista sotto il braccio, si incontrava con altri anziani, per dare e ricevere informazioni.

Lo vedono da ultimo, accanto, al telefono, pronto a rispondere alle domande che gli ho rivolto in ogni mia ricerca. L’ho, infatti, consultato sia per acquisire qualche dato sulla storia del paese, sia per chiedere foto significative: immagini che custodiva nei suoi album, catalogati con ordine e precisione. 

Fino a vent’anni fa, quando – prima degli ultimi acciacchi – era ancora molto attivo, tutti lo chiamavano “Mariopaolino”, pensando che fosse il suo nome. In realtà il suo vissuto nasconde qualche sorpresa.

 

Il nome

Come risulta dalla pagella del 1932, Mario Paolino è  Costanzucci Mario, figlio di N.N., nato a Vasanello (Viterbo) il 19 settembre 1925. Trascorre i primi cinque anni al brefotrofio “Umberto I°” di Viterbo, è quindi adottato da zia Maria (1882-1942) e zia Giovannina Paolino (1888-1952) – è così che Mario chiama le due mamme- e si trasferisce a Cagnano Varano. Sarta la prima, fotografa e maestra privata la seconda, entrambe le “mamme” si prendono cura di Mario. Insieme ad essi vive una sorella adottiva di nome Rita.

All’anagrafe è invece Giovanni Costanzucci Paolino. In seguito ad alcune indagini condotte da adulto a Vasanello, il nome di Mario è modificato, dunque, in Giovanni, quando è ormai per tutti Mario.

 

Un personaggio chiave: la zia Giovannina 

Giovannina, figlia di Teopista Paolino, [da cui il soprannome Diopistra], è la sua figura di riferimento, la persona che sa donargli insieme all’affetto, quel rigore morale e quei forti ideali sociali e politici che lo guideranno nel corso della vita.

Mario è, dunque, a Cagnano negli anni del Regime e vive in una famiglia atipica, dato che due donne si prendono cura di lui: Maria e Giovannina.

La prima è l’esatto opposto della seconda: Maria è, infatti, molto devota (bbezzoca) e pragmatica, Giovannina, più energica, sognatrice ed ambiziosa.

Quest’ultima vive spesso fuori Cagnano, si reca a Viterbo, Ancona, Città di Castello, nutre una forte passione politica di stampo marxista, acquisita dal padre, che la porta con sé sin da bambina negli incontri “segreti” tenuti da socialisti e anarchici nel primi anni del ‘900. 

Mario frequenta la scuola elementare “Pietro Giannone” di Cagnano Varano fino alla quinta elementare. Siamo in pieno Regime e la vita, dura per tutti, lo è ancora di più per la famiglia Paolino di fede comunista.

Zia Giovannina, progressista e anticonformista, non vuole flettersi alle lusinghe e alla propaganda fascista e, possedendo i rudimenti del sapere, insegna a leggere e a scrivere a molte persone. Siccome non vuole prendere la tessera fascista, non può accedere al ruolo di insegnante elementare ed è costretta ad esercitare la professione privatamente.

Mario vive la seconda e terza infanzia serenamente, fra giochi, scuola e disbrigo di piccole incombenze familiari. Insieme a Giovannina, a Maria e a Rita d’estate trascorre le vacanze ad Ancona, in una casa di proprietà, che le due mamme vendono allo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Il 1942 è segnato dal lutto per la perdita di “zia” Maria. Dolore che, grazie alla grande forza e all’affetto di zia Giovannina, sia Mario sia la piccola Rita riescono a superare.

Mario si forma, dunque, in questo clima familiare, nutrendosi di ideali religiosi cristiani frammisti a ideali comunisti.

Pressoché adolescente, segue le trasmissioni di Radio Londra, emittente clandestina negli anni del secondo conflitto mondiale e annota le notizie più importanti su un diario personale.

Vive da spettatore le amministrative del 1946, le prime del dopoguerra, che vedono protagonista proprio la zia Giovannina. Unica donna candidata nella lista unitaria PCI-PSI, questa donna vince le elezioni ed è assessore.

 

Il matrimonio

Due anni prima della morte di Giovannina, in uno dei suoi soggiorni estivi nella masseria del bosco di Rumungère, tra Cagnano e San Giovanni Rotondo, Mario conosce Maria Assunta Santoro,  che sposerà nel 1954.

L’anno successivo nasce il primo figlio, battezzato Gianni Teopista Costanzucci Paolino, nel 1961 Giuseppe, nel 1966 Sergio, che muore dopo 6 mesi, nel 1968 Claudio.

 

L’attività politica

Agli anni del primissimo Dopoguerra, a seguito del servizio militare svolto fra Bassano del Grappa e l’altipiano di Asiago, risale l’inizio della militanza politica di Mario, che durerà 44 anni. Legge, documentandosi, sui temi di politica locale, nazionale e internazionale, e resta sulla scena fino al 1990. Osserva e apprende sul campo, proseguendo da autodidatta il suo cammino verso la conoscenza.

La politica lo impegna via via di più, “rappresentando una vera e propria missione, una sorta di condizione esistenziale”- spiega il figlio Claudio. Al contempo si dedica alla fotografia, seguendo gli insegnamenti di Giovannina, perché è questa l’attività che gli permetterà di guadagnare il pane per la sua famiglia.

Mario è sulla scena politica come esponente del P.C.I., con incarichi nel Direttivo locale e, quando non è impegnato in ruoli amministrativi, come Segretario. Con la nascita del P.D.S. cessa il suo impegno diretto nel partito, sia perché non condivide un certo modo di fare politica, sia per lasciare spazio alle nuove generazioni. Prosegue, poi, il suo impegno nel Sindacato (C.G.I.L.) come responsabile dei Pensionati (S.P.I) fino al 2000, quando i problemi di salute e la riservatezza lo costringono a vita privata.

È ininterrottamente consigliere del P.C.I per 27 anni, Consigliere alla Comunità Montana del Gargano, sindaco per 4 legislature (1956-60; 1960-1964; 1964-1966; 1979-1983).

Ritiene che per amministrare occorra fare un lavoro di tessitura continua, che sia necessario mediare. Comunista pragmatista e non massimalista, pensa che gli ideali vadano commisurati e adattati alle singole realtà e agli uomini in carne ed ossa.

Si rammarica del sistema proporzionale, che pone ostacoli alla realizzazione dei progetti, in quanto il sindaco è più soggetto ai ricatti e l’amministrazione a cadere facilmente. Cosa che è più difficile che accada con il sistema maggioritario. 

Durante i suoi mandati a Cagnano vengono, in ogni caso, realizzate le seguenti opere: scuola elementare “G. Marconi”, scuola materna “Piazzetta Bellavista”, Cimitero nuovo, strada Cagnano-San Giovanni (anche se di competenza della Provincia), numerose strade interne ed interpoderali, strada Cagnano-Grotta di San Michele, strada San Michele-San Nicola Imbuti, numerose opere per stendere la rete idrica e fognante, incentivi ed opere di supporto ai settori della pesca, agricoltura e zootecnia, lavori di sistemazione nel lago, campi da tennis, aiuti alle fasce deboli (meno abbienti, anziani, disabili).

 

L’oratore

Bravissimo oratore, dava il meglio di sé nei comizi, con eloqui caratterizzati da giusti picchi, passando dal tono deciso a quello pacato, alle conclusioni ad effetto, volti  a lasciare nella mente traccia del messaggio forte, stampandolo come uno slogan.

È convinto dell’importanza della cultura, la quale è l’arma volta a favorire l’elevazione del popolo, lo strumento capace di promuovere la consapevolezza e la conquista dei diritti civili e umani.

Tra le riviste preferite è il Calendario del popolo, cui è abbonato dal 1946 e da cui non vuole separarsi neanche nell’aldilà (una copia, infatti se l’è portata con sé nella bara). Altre riviste: Rinascita e Critica marxista. Immancabile anche la lettura de “Il Gargano nuovo”, di cui è un fedelissimo abbonato da molti anni.

 

        Le amarezze

Fotografo, conserva pochissime foto della sua persona. Cessa la sua vita con qualche cruccio e amarezza. È un politico e un amministratore che non si arricchisce, sia perché fa il sindaco senza stipendio, sia perché ogni entrata va dimezzata, dando un contributo al partito. È sofferente dunque dal punto di vista economico, costretto a pagare il peso di una condanna amministrativa per morosità all’Enel. Paga, quindi, più di 100 euro al mese dei 450 di pensione sociale fino all’ultimo dei suoi giorni.

 

        La questione morale

Quando, con la stagione di “tangentopoli”, si scoperchia la pentola, soddisfatto dice al figlio Claudio:- Sapevo che sarebbe andata a finire così. Mario è convinto che bisogna essere onesti, agire secondo coscienza, non usare il proprio ruolo per fini “altri”, ponendo così in primo piano la questione morale.

 

        Le esequie

Il 29 giugno, giorno dei funerali ha visto la partecipazione commossa della cittadinanza, dell’Amministrazione Comunale e del Sindaco dr. Nicola Tavaglione in veste ufficiale, che ha deposto sul feretro la fascia tricolore di rappresentanza; presenti, inoltre, gli esponenti politici dei Democratici di Sinistra, di Rifondazione Comunista, della C.G.I.L. e delle altre formazioni politiche e sindacali locali. Numerosi gli attestati di stima ricevuti sia dai compagni di partito e sia dagli avversari politici; degna conclusione di una vita che ha fatto del rispetto per il prossimo e dell’aiuto per i più deboli la sua ragione esistenziale.

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Pubblicato da su 29 dicembre 2007 in personaggi garganici

 

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