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“La forestiera” di Carmelo Di Lella

29 Dic

Art.  2007-08-19

“La forestiera” di Carmelo Di Lella

 

Il 17 agosto, nella graziosa cornice del Centro visite di Rodi Garganico, viene presentata “La forestiera”, una commedia dialettale di Carmelo di Lella, dai contenuti realistici, interpretati da una “compagnia” che non ha nulla da invidiare a quella del teatro di Eduardo.

 

Il curioso e numeroso pubblico applaude più volte, soddisfatto, compiaciuto, orgoglioso di aver trovato, nel commediografo rodiano, la persona ricca di sensibilità e dotata di mezzi artistici idonei ad esprimere vissuti popolani, radicati negli anni Sessanta del secolo XX, non ancora scomparsi.

 

“È questa la mia settima opera – dichiara l’autore – proposta ed interpretata da dilettanti”.

 

“Fanno teatro per hobby – mi confida una giovane signora, seduta alla mia destra, sorella di Antonietta D’Arcangelo, uno dei personaggi chiave della commedia, che nella vita fa il vigile, mentre in arte è comare Assuntina, figlia d’emigrante e promessa sposa di un giovane non molto convinto, una giovane donna in cerca d’identità e d’autostima, che si ripete sovente: “Io sono bellissima”.

 

Co-protagonista è la signora Tiziana Volpe, comare Lebbruccia,la lavannare” della commedia, moglie del bello e aitante Gaetano (Tanine), uno scansafatiche che scrolla sulle spalle della donna gravida tutto il peso della casa e ogni responsabilità e che alla fine si vede premiato da un’eredità annunciata da “la forestiera”.

 

A fine spettacolo, mi avvicino alle comari lavandaie, per complimentarmi per la loro performance. La signora Volpe con molta naturalezza e guardando la D’Arcangelo mi risponde: – Ci viene bene, perché siamo così nella vita. Il sipario si apre e chiude su Largo dei sospiri, dove entrano in scena le due comari, che parlano con stupore e scetticismo di uno strumento magico che gira e che lava i panni, pretendendo di togliere le macchie al bucato.

 

Accanto alle modeste dimore delle comari è la Moffa affittacamere, proprietà di una donna saccente, pettegola, bezzoca e cecatona.

Altri personaggi sono, dunque: il postino, l’affittacamere, il sacerdote, il fidanzato di Assuntina, la forestiera, che per il portamento, gli abiti e per la bellezza, viene scambiata per la Madonna.

 

La narrazione è ambientata negli anni Sessanta, quelli del boom economico, quando nel Sud d’Italia fa ingresso la modernizzazione e la lavatrice prospetta di mandare in pensione il lavoro della lavandaia.  Sono gli anni in cui è forte il flusso migratorio, interno ed esterno all’Italia; gli anni dei conflitti generazionali, della contestazione, dell’affermazione del diritto allo studio delle fasce deboli, della dissacrazione dei valori, della crisi della religiosità.  Gli anni in cui le abitazioni dei Comuni si cominciano a dotare dei servizi d’acqua e fogna, senza tuttavia far cessare problemi in merito all’igiene, all’analfabetismo, al costume, alla religiosità più esibita che sentita.

 

Il commediografo ironizza, pertanto, sulla sporcizia (“a cape chiena de lénene” e “de peducchie”, “u bbagne ce fa a Natale”, le cimici, gli scarafaggi e i topi di fogna dell’albergo), sulla lavatrice e sui consumi, sull’ignoranza (la comare sposata è analfabeta, la nubile, pur possedendo i rudimenti del sapere, non ha confidenza con l’italiano), sulla figura del sacerdote, sul timore delle ragazze di non trovare marito, sull’abbrutimento della donna meridionale (le calze bucate, l’aspetto trasandato, i capelli scompigliati), accentuato dal contrasto con la figura parigina santificata.

 

L’autore della commedia sembra parteggiare per i personaggi di genere femminile, assegnando alle donne mansioni e ruoli importanti. I maschi restano in ogni caso “i galletti del pollaio” e detengono il potere, esercitando la supremazia sessuale. Usano, perciò, la lingua nella funzione imperativa (Assundì, va ppigghja dd’acqua) e si fanno servire, proprio come nella logica del tempo.

 

L’ilarità delle scene è calcata dalla mimica, dalla gestualità, dalla postura dei personaggi, che emozionano il pubblico, così comunicando con ogni tipo di linguaggio e predisponendo gli animi alla risata.

 

 

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Pubblicato da su 29 dicembre 2007 in notizie di cronaca

 

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